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Cartoni animati senza barriere per i bimbi con autismo

Pimpa di Altan

Con la sua celebre Pimpa, Altan ha aderito al progetto “AutiTec – Soluzioni Tecnologiche per l’Autismo”, promosso dall’IRCCS Medea-La Nostra Famiglia, in collaborazione con la RAI

Quali caratteristiche dovrebbe avere un cartone animato per essere pienamente fruibile e comprensibile da parte di un bimbo con autismo? Per identificarle, un gruppo di ricerca dell’IRCCS Medea-La Nostra Famiglia ha ripercorso alcuni elementi critici dell’autismo, come la lettura delle emozioni e degli stati interni, la comprensione linguistica e l’elaborazione degli stimoli, e ha stilato alcune “Linee Guida”, pubblicate dalla rivista ufficiale dei pediatri italiani «Quaderni ACP».

Di cosa si tratta, quindi? Innanzitutto bisogna ricordare che un elemento cruciale alla base della compromissione delle abilità di comunicazione e dell’interazione sociale nell’autismo è il cosiddetto deficit di perspective taking o di “teoria della mente”, cioè la capacità di attribuire stati mentali alle altre persone, di riconoscerne pensieri, desideri e intenzioni, per poter dare un significato al loro comportamento e predirne le azioni. Questo deficit si riflette in difficoltà diffuse in diversi àmbiti, come la lettura delle espressioni facciali, la comprensione delle posture, dei gesti e del linguaggio del corpo, la capacità di cogliere quegli indizi che suggeriscono quali potrebbero essere gli stati interni delle persone.
Nella costruzione di un programma televisivo per bambini con autismo, occorre quindi esplicitare gli stati interni dei personaggi (emozioni, pensieri, motivazioni) ed enfatizzare le componenti mimiche, prosodiche e gestuali delle emozioni.

Nei bambini con autismo, inoltre, è possibile riscontrare una compromissione delle abilità linguistiche di vario grado. In particolare, la letteratura ha ampiamente dimostrato le difficoltà rispetto alla comprensione di ironia e humour, così come nel decifrare espressioni metaforiche e idiomatiche, che impedisce loro di comprendere l’esistenza di un significato alternativo rispetto a quello letterale. Ne consegue che per facilitare la comprensione di una storia narrata o vista e nella costruzione dei cartoni animati, è importante limitare il ricorso a espressioni metaforiche, modi di dire, sarcasmo, humour e ironia e, quando presenti, esplicitarne i significati e utilizzare un linguaggio semplice, diretto e con pochi elementi impliciti e di scarsa rilevanza ai fini della comprensione del messaggio.

E ancora, si è dimostrata nei bambini con autismo una predilezione per il dettaglio, sia per stimoli visivi che per stimoli uditivi e tattili. A livello uditivo, alcuni studi suggeriscono che i soggetti con autismo abbiano difficoltà nel comprendere ciò che una persona sta loro dicendo, quando in sottofondo sono presenti altre voci o rumori di disturbo. Ne deriva che, per limitare tali conseguenze, sarebbe utile una presentazione semplificata degli stimoli percettivi, “ripulita” dall’eccesso di elementi irrilevanti ai fini della comprensione, favorendo in tal modo un focus attentivo sugli elementi salienti.
Inoltre, nelle persone con disturbo dello spettro autistico la percezione dell’esperienza è caratterizzata da un deficit nell’elaborazione temporale e dinamica con una migliore prestazione nell’analisi statica e locale: gli eventi della vita quotidiana sarebbero quindi troppo veloci per essere elaborati in tempo reale. Per tale motivo, le prestazioni dei bambini con autismo in compiti di riconoscimento facciale e di imitazione di volti e posture migliorano quando gli stimoli vengono mostrati rallentati. Pertanto, sarà possibile facilitare una corretta elaborazione degli stimoli visivi presentandoli in modo semplice, iconograficamente chiaro e ben definito, privi di dettagli non rilevanti, che potrebbero rendere l’immagine caotica e interferire con la messa a fuoco sugli elementi rilevanti.

Come suggerimento di carattere generale, infine, nella costruzione narrativa di un cartoon è bene prevedere poche variabili alla volta, come ad esempio ambientazioni differenti, ma costanza dei personaggi o ambientazione stabile a personaggi che variano.

«Lo strumento televisivo – sottolinea Valentina Bianchi, ricercatrice dell’IRCCS Medea – è un contesto di apprendimento molto affascinante per i bambini con autismo. Non dimentichiamo che questa loro caratteristica può essere utilizzata positivamente per facilitare la loro partecipazione e inclusione».
«Le linee guida così costruite – dichiara dal canto suo Massimo Molteni, responsabile dell’area di ricerca in Psicopatologia dello Sviluppo all’IRCCS Medea – possono essere utili non solo nella creazione di prodotti per il bambino con autismo, ma anche nella valutazione della programmazione già esistente, per identificare tra i vari cartoni quelli che, pur essendo nati senza un esplicito riferimento a questa utenza, rispondono maggiormente ai bisogni di essa, aiutando genitori e caregiver nella scelta e nella visione del programma. E non solo, grazie ai nuovi contenitori tecnologici sarà possibile sviluppare cartoni animati con stimoli e contenuti extra che, parallelamente alla visione del cartone, fungano da elementi di facilitazione on demand [attivati su richiesta dell’utente, N.d.R.], diventando possibile strumento di riduzione delle barriere, come abbiamo dimostrato anche con il progetto AutiTec – Soluzioni Tecnologiche per l’Autismo, promosso in collaborazione con la RAI». (C.T. e S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: ufficio.stampa@lanostrafamiglia.it (Cristina Trombetti).