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Un condominio solidale anche per la “libertà” delle persone con disabilità

Empoli: progetto "Freedom Condominio Solidale"

L’edificio di Empoli che sarà al centro del progetto “Freedom Condominio Solidale”

Freedom è una parola inglese che notoriamente significa “libertà” e Freedom Condominio Solidale è il nome del primo progetto di sperimentazione pubblica di cohousing sociale in Toscana, finalizzato a «promuovere una nuova esperienza abitativa, che sappia unire alla dimensione fisica (la casa) quella relazionale, in modo da migliorare la qualità della vita dei soggetti coinvolti, contrastando le diverse forme di solitudine», come si può leggere nel sito dell’Ente promotore, il Comune di Empoli (Firenze).
Il progetto è realizzato nell’àmbito del programma di rigenerazione HOPE e nella promozione il Comune empolese è affiancato dal raggruppamento Freedom Condividere l’abitare (composto da Auser Abitare Solidale, Cooperativa Sociale Casae, Cooperativa Sociale Sintesi Minerva, Cooperativa Sociale Pietra d’Angolo, Cooperativa Impresa Sociale Sociolab e Associazione Filo d’Argento Empoli).

Ciò che caratterizza l’iniziativa è una forma di abitare che prevede la presenza di spazi a uso esclusivo dei singoli nuclei (gli appartamenti), ma anche di aree e servizi in comune che facilitino forme di collaborazione e mutuo aiuto tra residenti. Un abitare condiviso e collaborativo che soddisfa simultaneamente più istanze: rispondere a bisogni e diritti contingenti, come quello della casa a un costo sostenibile, nonché favorire l’instaurazione di relazioni virtuose e di comunità di residenti solidali e collaboranti.
I destinatari del progetto sono «singoli, coppie con o senza figli e nuclei monoparentali che intendano prendere in affitto un alloggio partecipando attivamente alla vita della comunità nella quale vivono, condividendo con gli altri residenti la gestione degli spazi comuni e realizzando attività tese al miglioramento della qualità della vita». A tal fine saranno utilizzati tredici appartamenti realizzati al primo e secondo piano di un edificio di proprietà comunale situato nel centro storico (in Piazza 24 Luglio), recentemente ristrutturato con criteri di efficientamento energetico. Si tratta di monolocali, bilocali e trilocali progettati per una comunità abitativa eterogenea. Oltre alle aree comuni con una destinazione d’uso definita (come la lavanderia e la cucina), ve ne sono altre polivalenti, la cui destinazione d’uso finale sarà decisa dal gruppo dei futuri abitanti. Un quattordicesimo alloggio, infine, è affidato all’Associazione Vorrei prendere il treno, che sperimenterà un progetto di autonomia abitativa e vita indipendente per persone con disabilità.

Il bando, aperto fino al 6 giugno, è stato pubblicato nel sito del Comune promotore e su quello della Società Cooperativa Sociale Casae. Inizialmente verranno selezionati ventisei candidati, che parteciperanno a un percorso di formazione e progettualità del cohousing. Successivamente tra questi saranno individuati i tredici nuclei assegnatari finali.

Brenda Barnini, sindaca di Empoli, sentita in merito dall’Agenzia «Redattore Sociale», ha dichiarato: «Siamo finalmente pronti per riconsegnare alla comunità il grande edificio pubblico che affaccia su Piazza 24 Luglio. I lavori di recupero finanziati con fondi europei avevano fin dall’inizio l’obiettivo di creare nuovi stili di vita e risposte nuove ai problemi. Questo è uno degli interventi più importanti del grande progetto HOPE che coinvolge anche il recupero dell’ospedale vecchio e la ristrutturazione della biblioteca. Questi tredici  appartamenti rappresentano un’opportunità per chi potrà abitarci e un motore di innovazione sociale».

Anche Iacopo Melio, consigliere della Regione Toscana ed esponente dell’Associazione Vorrei prendere il treno, è intervenuto dichiarando: «Quello realizzato dal Comune di Empoli è un progetto importante perché, finalmente, rimette al centro un diritto fondamentale troppo spesso ignorato: quello alla deistituzionalizzazione delle persone con disabilità, garantendo loro una cittadinanza piena e il più possibile indipendente, in un appartamento da sole anziché in Istituti spersonalizzanti laddove se ne potrebbe fare a meno. Ecco perché è importante investire nell’assistenza domiciliare attraverso progetti di autonomia e di cohousing sociale, affinché si diffonda la giusta idea che i disabili possono, e devono, costruirsi il loro futuro in maniera staccata dalla famiglia di origine qualora lo desiderino, esattamente come chiunque altro. Sono felice che l’Associazione che ho fondato, presieduta oggi da Carlo Tempesti, abbia dato un importante contributo a questo lavoro, in linea con la filosofia che ci ha sempre mossi». (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.