Università ancora difficile per gli studenti con disabilità

«Purtroppo – scrive Giovanna Sozzo – la realtà universitaria mi ha finora scoraggiata, poiché ho riscontrato varie carenze rispetto alle mie necessità. Non a caso il tasso di iscrizione di studenti con disabilità in Italia è tra i più bassi d’Europa. Con questo non intendo sminuire in generale il sistema universitario e gli sforzi di alcune sedi per andare incontro alle esigenze degli studenti con disabilità, credo invece che sottolineando alcune necessità cui non ho trovato risposta, questo possa essere utile per accelerare un processo di inclusione che ritengo ancora lontano»

Aula universitaria

«Non intendo sminuire in generale il sistema universitario – scrive Giovanna Sozzo – e gli sforzi fatti in alcune sedi di ateneo, per andare incontro alle esigenze degli studenti e delle studentesse con disabilità, credo invece che sottolineando alcune necessità cui non ho trovato risposta, questo possa essere utile per accelerare un processo di inclusione che ritengo sia ancora molto lontano»

Ho 20 anni, vivo in carrozzina e ho bisogno di supporto continuo per compiere gli atti quotidiani di vita. Ho terminato da poco il Liceo Linguistico e mi sono iscritta all’Università, alla Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Purtroppo la realtà universitaria mi ha finora molto scoraggiata, poiché ho riscontrato varie carenze rispetto alle mie necessità. Non a caso il tasso di iscrizione di studenti con disabilità in Italia è circa del 23%, ossia tra i più bassi d’Europa.
Con questo non intendo sminuire in generale il sistema universitario e gli sforzi fatti in alcune sedi di ateneo, per andare incontro alle esigenze degli studenti e delle studentesse con disabilità, credo invece che sottolineando alcune necessità cui non ho trovato risposta, questo possa essere utile per accelerare un processo di inclusione che ritengo sia ancora molto lontano.

Da parte mia, quindi, ho dovuto riscontrare la mancata presenza di operatori sociosanitari per utilizzare i servizi igienici, la carenza di servizi di trasporto, nonché l’assenza di collaborazione con chi aveva seguito lo studente prima dell’ingresso nel mondo accademico. Inoltre, la mancanza della figura di un assistente personale per poter seguire le lezioni rappresenta un grave disagio che spesso comporta l’impossibilità a frequentare le aule come tutti gli altri.
Di fronte a questi problemi, mi sono sentita discriminata, tanto da avere dubbi sul fatto di proseguire o meno il mio percorso di studi e la mia autostima ha raggiunto livelli molto bassi, fino al punto da rendermi necessario un supporto psicologico. Si è ingigantita, in altre parole, la percezione di disagio della mia condizione dal punto di vista sociale.

Un altro esempio di inefficienza da me riscontrato sul tema dell’inclusione riguarda il diritto al tempo aggiuntivo per gli esami che è di dieci minuti per tutti, senza quindi tenere in considerazione le diverse disabilità. Negli Atenei, inoltre, non è neppure previsto un piano individualizzato, elemento fondamentale per delineare attività volte allo sviluppo delle capacità e per garantire strategie di intervento specifiche nella didattica.
Ritengo pertanto che manchi ancora un quadro di azione specifico e strategico e non si sappia ancora bene come approcciarsi alle necessità speciali.

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