Quel “Mandato di Protezione” che ignora la Convenzione ONU

In occasione del proprio recente Congresso Nazionale, Federnotai, la Federazione delle Associazioni Sindacali Regionali dei Notai Italiani, ha presentato una Proposta di Legge volta ad introdurre nel Codice Civile il “Mandato di Protezione”, uno strumento di carattere privatistico pensato «in previsione di futura incapacità delle persone, un atto di libertà individuale, come nel caso dei testamenti». Questa però non sembra per nulla avere tenuto conto delle disposizioni in materia di capacità legale, contenute nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

Realizzazione grafica curata dalle Nazioni Unite sull'articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

Una realizzazione grafica curata dalle Nazioni Unite e dedicata all’articolo 12 della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, che si occupa di capacità legale delle persone

Il 20 maggio scorso si è svolto a Bologna il Congresso Nazionale di Federnotai, la Federazione delle Associazioni Sindacali Regionali dei Notai Italiani, intitolato Il notariato dell’innovazione.
In occasione dell’evento è stata presentata una Proposta di Legge volta ad introdurre nel Codice Civile il “Mandato di Protezione”, uno strumento di carattere privatistico pensato «in previsione di futura incapacità delle persone, un atto di libertà individuale, come nel caso dei testamenti», come si può leggere nel comunicato stampa pubblicato all’interno del sito della Federazione.
L’idea di proporre questo strumento è scaturita dal fatto che «ad oggi l’ordinamento prevede degli strumenti di protezione degli incapaci complessi e farraginosi con procedure davanti al giudice, in Tribunale. Ma i giudici hanno un eccesso di richieste e procedure (migliaia ciascuno) e non riescono a rispondere con i tempi richiesti dalla modernità o a effettuare controlli efficaci».

«L’ordinamento non riesce a rispondere alle esigenze di una società moderna che richiede velocità nelle decisioni e alta specializzazione – ha argomentato Enrico Maria Sironi, notaio in Gallarate (Varese) , uno degli estensori della Proposta di Legge –. Il sistema è stato pensato per una concezione dell’amministrazione dei patrimoni con criteri che andavano bene ottant’anni fa, ma che mal si conciliano con le esigenze delle famiglie e della società di oggi. Occorre un nuovo strumento privatistico, che tenga conto dell’interesse del cittadino che intende programmare il futuro, in previsione dell’avanzare dell’età, dove saremo meno lucidi o per il caso di infortuni improvvisi. L’idea di fondo è quella di rispettare la libertà individuale di autodeterminarsi per il futuro, senza ingerenze. Si intende quindi proporre un sistema che consenta a ciascuno, in vista di un’eventuale futura incapacità, di designare la persona o le persone che si occuperanno di assisterlo, sia per questioni personali sia soprattutto per le questioni patrimoniali, con la possibilità di dare indicazioni vincolanti sulle modalità di gestione del proprio patrimonio. Sarà possibile nominare un guardiano, con il compito di controllare la gestione e il rispetto dei vincoli dati. Si tratta dunque di una proposta che potremmo definire “di libertà”, ma anche di efficienza, dal momento che gli strumenti che oggi conosciamo e abbiamo a disposizione, purtroppo, per i tempi della giustizia, non sono soddisfacenti».

Sul tema è intervenuto anche Edoardo Rinaldi, presidente di Federnotai, spiegando che «il Mandato di Protezione che proponiamo è un’alternativa alle procedure giurisdizionali quali l’amministrazione di sostegno, che continuerebbero a esistere. Il cittadino avrebbe finalmente un’alternativa e sarebbe tutelato comunque e rapidamente dall’intervento del notaio quale garante della legalità e che potrebbe adattare ciascun Mandato di Protezione alle esigenze del cittadino con una soluzione “ritagliata su misura”, secondo il singolo specifico caso concreto. Non solo, ma in un momento in cui si lamenta una carenza di magistrati, l’introduzione di questo strumento permetterebbe sicuramente di liberare i Tribunali dalle numerosissime procedure che li appesantiscono, consentendo di liberare i giudici per altre attività».

La Proposta di Legge, il cui titolo è Introduzione nel libro primo, titolo XII del codice civile del capo III, relativo all’istituzione del mandato di protezione, è disponibile a questo link, mentre è possibile trovare un approfondimento, a cura del già menzionato Sironi, nel sito della rivista «Federnotizie».
La lettura della documentazione segnalata suscita per altro alcune perplessità. Nel testo della Proposta di Legge e nell’approfondimento, ad esempio, non è citata affatto la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09, e la Proposta stessa è sviluppata in una prospettiva di protezione, che di solito è intesa in termini di sostituzione.
Viene cioè riproposta, senza problematizzarla, la possibilità di limitare la capacità di agire della persona in previsione di una sua futura incapacità, senza tenere in alcun conto che l’articolo 12 della citata Convenzione ONU, in tema di Uguale riconoscimento dinanzi alla legge, riconosce che le persone con disabilità godono della capacità legale (intesa sia in senso di capacità giuridica che di capacità di agire) su base di uguaglianza con gli altri in tutti gli aspetti della vita.
Si tratta di temi approfonditi anche dalla letteratura giuridica italiana, come, ad esempio, nell’opera La capacità vulnerabile (Jovene, 2021) di Maria Giulia Bernardini, ricercatrice in Filosofia del Diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, volume del quale si può leggere una nostra recensione anche su queste pagine. A ciò si aggiunga che nelle Osservazioni Conclusive al primo Rapporto dell’Italia sull’applicazione della Convenzione ONU, il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, valutando come sia stato attuato l’articolo 12, ha raccomandato «di abrogare tutte le leggi che permettono la sostituzione nella presa di decisioni da parte dei tutori legali, compreso il meccanismo dell’amministratore di sostegno, e di emanare e attuare provvedimenti per il sostegno alla presa di decisioni, compresa la formazione dei professionisti che operano nei sistemi giudiziario, sanitario e sociale» (punto 28).
Questa impostazione, quindi, dovrebbe portare al passaggio dal regime decisionale sostitutivo al regime decisionale supportato, ma non sembra che Federnotai si sia posta la questione, se è vero che tutto sembra ridursi allo snellimento delle pratiche burocratiche, e a «liberare i Tribunali dalle numerosissime procedure che li appesantiscono, consentendo di liberare i giudici per altre attività».

Chi scrive non è un’operatrice giuridica, e spera di avere inteso male la Proposta di Legge avanzata dalla Federazione e tuttavia sarebbe auspicabile che Federnotai chiarisse la propria posizione riguardo agli aspetti evidenziati.

Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente contributo è già apparso. Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Stampa questo articolo