A Bologna c’è un progetto dedicato ai caregiver più giovani

Sostenere i giovani caregiver bolognesi, ovvero i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze di età inferiore ai 18 anni che forniscono cura, assistenza e supporto a componenti della famiglia con una disabilità, una patologia cronica, una malattia mentale o altre condizioni che necessitano di cura. È questo l’obiettivo del progetto “Giovani Caregiver” avviato in questi giorni dalla Città metropolitana e dalla CTSSM (Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Metropolitana) di Bologna, coinvolgendo sei Distretti dell’AUSL locale

Realizzazione di Lorenzo Pierfelice

Realizzazione di Lorenzo Pierfelice

Sostenere i giovani caregiver bolognesi, ovvero i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze di età inferiore ai 18 anni che forniscono cura, assistenza e supporto a componenti della famiglia con una disabilità, una patologia cronica, una malattia mentale o altre condizioni che necessitano di cura: è l’obiettivo del progetto Giovani Caregiver promosso nei giorni scorsi dalla Città Metropolitana e dalla CTSSM (Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Metropolitana) di Bologna, coinvolgendo sei Distretti dell’AUSL locale.

L’iniziativa si rivolge a un segmento della popolazione non residuale – il 7,3% dei ragazzi e il 6,9% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni, stando ad una stima elaborata dall’ISTAT nel 2015 – alla quale è necessario offrire una rete di supporto. «Oggi infatti – si legge nel comunicato stampa diramato dagli Enti proponenti – mancano strumenti accurati per individuare questi giovani e giovanissimi che in tanti casi faticano, anche a livello sociale, ad essere considerati soggetti attivi della rete di cura. Questo progetto mira dunque a guidare le comunità professionali, scolastiche, educative e non solo, nel costruire nuove modalità di lavoro per individuare e sostenere i giovani e giovanissimi i quali, per necessità e responsabilità, si prendono cura dei loro cari e svolgono in prima persona una quota di welfare. Non si tratta quindi tanto di indirizzare questi soggetti ai servizi competenti per il supporto psicologico, ma di fornire loro un sostegno più ampio, che coinvolge la società a più livelli: una presa in carico comunitaria».

Un convegno del 24 maggio scorso ha fornito l’occasione per lanciare il progetto, consentendo un confronto tra i diversi soggetti coinvolti: la scuola, l’AUSL locale, gli Uffici di Piano che hanno sperimentato alcune esperienze di supporto ai giovani caregiver nell’area metropolitana bolognese, i giovani stessi. Si è inoltre già costituito un Comitato Direttivo del progetto ed è stato delineato il percorso partecipativo che nei prossimi mesi coinvolgerà Distretti, Comunità Territoriali e Comunità Scolastiche.
Durante l’estate, quindi, i sei Distretti individuati provvederanno a formare dei gruppi di lavoro finalizzati a declinare il progetto in termini operativi e ad identificare specifiche necessità territoriali. «Verranno mappati i portatori di interesse nei vari territori e saranno progettate azioni da sperimentare con ragazze e ragazzi delle relative scuole secondarie di secondo grado, da settembre a fine anno», come spiegano ancora gli Enti proponenti.

«Sarà un’attività – commenta Erika Ferranti, vicepresidente della CTSSM di Bologna – che permetterà di costruire reti tra i servizi esistenti e di rafforzare le comunità territoriali, attraverso la collaborazione tra le diverse Istituzioni dei territori: le scuole, la sanità e i servizi sociali, oltre che con gli Enti del Terzo Settore. Attraverso questa progettualità innovativa, continueremo a investire sulle giovani generazioni, che tanto hanno sofferto in questi anni di pandemia e sulle quali non dobbiamo lesinare gli sforzi». (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso – con alcune modifiche dovute al diverso contenitore – per gentile concessione.

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