Persone con disabilità e caregiver familiari: meno schede e più sostegni reali

Nell’apprezzare la disponibilità del Comune di Roma e della Regione Lazio, che hanno sospeso la somministrazione di quella scheda di autovalutazione dei caregiver familiari tanto contestata nei giorni scorsi, la Federazione FISH Lazio chiede un confronto immediato con le Amministrazioni, «finalizzato a una profonda revisione degli strumenti di rilevazione dei bisogni, rendendo le organizzazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari parte attiva in materia di valutazione, autovalutazione e redazione dei progetti personalizzati». In estrema sintesi: meno schede e più sostegni reali!

Assistenza a una persona con disabilità grave

Una caregiver familiare assiste una persona con disabilità grave

«Nel confermare la preoccupazione espressa in questi giorni dalle organizzazioni rappresentative dei caregiver familiari riguardo “il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa” e la necessità di “promuovere una percezione positiva ed una maggiore consapevolezza sociale nei confronti delle persone con disabilità”, apprezziamo la disponibilità espressa sia dal Comune di Roma che dalla Regione Lazio con la sospensione della somministrazione della scheda di autovalutazione dei caregiver CBI (Caregiver Burden Inventory)»: è quanto si legge in una nota diffusa dalla FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), a proposito della contestata scheda inviata ai caregiver familiari dal Comune di Roma e da quello di Nettuno (Roma) della quale ci siamo occupati più volte in questi giorni, dando anche vita a un dibattito fatto di opinioni diverse (si vedano nella colonnina a destra i nostri contributi dedicati a tale tema).

«A questo punto – dichiarano dalla Federazione laziale – auspichiamo l’avvio di un confronto immediato con le Amministrazioni, finalizzato a una profonda revisione degli strumenti di rilevazione dei bisogni (compreso il ritiro della scheda) e delle modalità operative di collaborazione con le organizzazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari. Il ruolo di queste ultime, infatti, non dovrebbe limitarsi alla concertazione o co-programmazione, bensì essere parte attiva in materia di valutazione, autovalutazione e redazione del progetto personalizzato, parte attiva nella co-progettazione di nuove metodologie e strumenti operativi, come previsto dall’articolo 7, comma 4 della recente Legge Regionale del Lazio 10/22».

«Non è pertanto più rinviabile – concludono dalla FISH Lazio – il coinvolgimento delle organizzazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari nella realizzazione degli interventi, in quanto le competenze non sono solo professionali. Il ruolo di affiancamento nella valutazione e redazione del progetto personalizzato si ritiene debba essere svolto da soggetti che non abbiano implicazioni rispetto alle responsabilità di finanziamento e di erogazione di servizi, ma bensì da chi, attraverso una relazione di conoscenza e di fiducia, possa esprimere e progettare sostegni ai reali bisogni della persona con disabilità e del familiare/caregiver che se ne prende cura». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishlazio.it.

Stampa questo articolo