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Disabilità e scuola: quando la legge viene sotterrata dalla burocrazia

Uomo con le mani sulla testa a fianco di una montagna di pratiche

A Roma i servizi nella scuola a garanzia del diritto all’inclusione dei discenti con disabilità sono diventati un’incombenza che ricade tutta sulle famiglie le quali pagano ogni carenza delle Istituzioni Pubbliche. “Io, speriamo che me la cavo!”: è dunque questo che stanno pensando nelle ultime settimane le famiglie di Roma con un minore con disabilità da mandare a scuola nel settembre prossimo. Vediamo perché.

Con la Determinazione Dirigenziale n. 758 del 23 giugno scorso, infatti, Roma Capitale ha approvato il RUAS (Registro Unico Accreditati Scuola) nel quale i diversi Enti fornitori di professionisti OEPAC (Operatori Educativi per l’Autonomia e la Comunicazione), regolamentati a Roma dalla Delibera di Assemblea Capitolina 23/22, hanno potuto scegliere un massimo di quattro Municipi in cui lavorare. La libera scelta dell’utente è poi stata limitata al territorio municipale di appartenenza, disconoscendo che Roma è un unico Comune e che l’ubicazione della propria abitazione dipende da molti fattori (primo fra tutti quello economico!) non sempre scelti dal cittadino.
Il RUAS, inoltre, non vincola l’Amministrazione ad alcun rapporto contrattuale con gli operatori né con gli organismi. Per l’OEPAC, da quest’anno, le famiglie debbono compilare un modulo in cui indicano l’Ente gestore di preferenza. Ma la libera scelta è sull’operatore, che ha un rapporto diretto con il discente, cosa c’entra quindi l’organismo gestore?

La distribuzione e l’acquisizione del modulo è demandata alle Istituzioni Scolastiche da Bando Municipale. La famiglia, nel modulo di “libera scelta”, dichiara di essere stata informata sulle caratteristiche degli organismi accreditati e sulle modalità di erogazione del servizio tramite le Carte dei Servizi e le Schede Tecniche fornite dal Municipio. Ma se il rapporto di compilazione, per Bando Municipale, è tra famiglia e scuola, il Municipio quando e come è tenuto a fornire detta documentazione, che è comunque presente nel sito del Comune di Roma? È pertanto un onere delle famiglie cercarsela e studiarsela!

E ancora, le Istituzioni Scolastiche debbono trasmettere i moduli compilati dalle famiglie al Municipio/Comune. Pertanto, pur non essendo indicata una data di scadenza né dal Comune né dal Municipio, le diverse scuole la stanno liberamente imponendo”, cosicché le famiglie subiscono anche un pressing non indifferente, essendo anche i portatori di maggior interesse a che i propri figli siano ben seguiti nel proprio percorso scolastico.

Trattandosi di un sistema nuovo, inserito quest’anno, alle famiglie spetta inoltre l’onere di informarsi sull’Ente erogatore cui appartiene professionalmente l’operatore di riferimento del proprio figlio. E dato che fino ad oggi erano vietati i rapporti diretti operatore/famiglia, su cosa si basa questa possibilità?

Le nostre famiglie sono al momento letteralmente subissate di input da parte di operatori che non vogliono cambiare cooperativa – l’unico modo per rimanere sullo stesso alunno, se l’Ente non ha scelto il Municipio di appartenenza della scuola/famiglia, è la “clausola sociale” -; dalle cooperative stesse che entrano nel servizio OEPAC grazie al RUAS e che necessitano, quindi, di essere scelte dagli utenti; dalle scuole, che non vogliono avere a che fare con Enti gestori diversi ecc.; e ancora dagli operatori, che vogliono comunque assicurarsi il posto di lavoro per l’anno successivo.
Le famiglie debbono inoltre presentare alla scuola il CIS (Certificato di Integrazione Scolastica), dove, in base alla Diagnosi Funzionale, sono riportate le figure di accompagnamento alla vita scolastica del minore. Il CIS viene rilasciato esclusivamente dal TSMREE (Servizio Tutela Salute Mentale Riabilitazione Età Evolutiva) dell’ASL competente territorialmente, ed è noto che le ASL hanno enormi problemi di carenza di personale e non riescono a rispondere alle richieste di tutti gli aventi diritto, neanche per la presa in carico.

In più, per le famiglie i cui minori necessitano anche dell’assistente alla CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), anche la Regione Lazio, con Determinazione n. G07959 del 17 giugno scorso, ha inserito alcune novità per il prossimo anno, che coincidono con ulteriori incombenze per le famiglie.
L’inoltro delle domande alla Regione Lazio è responsabilità delle Istituzioni Scolastiche che debbono quindi riceverle dalle famiglie. La scuola deve poi individuare nel proprio personale un responsabile del progetto CAA. Tra quali professionalità e con quale preparazione?
Inoltre, la domanda per l’assistente di CAA ricomprende i seguenti documenti che la famiglia deve fornire alla scuola: Diagnosi Funzionale e CIS nel quale sia specificata la necessità dell’assistente alla comunicazione CAA; una relazione sintetica redatta in formato .pdf dall’NPI (Neuropsichiatra Infantile) dell’ASL/TSMREE. Questa relazione viene introdotta d’obbligo anche per i discenti che già usufruivano del servizio CAA negli anni passati; il progetto per il servizio di assistenza alla realizzazione dell’integrazione scolastica, progetto, però, di cui non è specificato di chi sia la responsabilità. Certamente i facilitatori di CAA che lavorano con gli alunni nell’arco dell’anno scolastico all’interno della scuola non sono titolati a redigerlo né rilasciarlo, è necessario, quindi, rivolgersi ad un centro specializzato, che per rilasciare relazioni ha comunque i suoi tempi.
Il termine di invio della documentazione completa alla Regione Lazio, da parte delle scuole, è indicato al 19 luglio. Quindi ulteriore pressing e anticipazione per le famiglie.

C’è infine da aggiungere che tutte queste figure professionali, che intervengono per garantire il diritto allo studio del discente con disabilità, dovrebbero essere valutate e decise, collegialmente, nel GLO (Gruppo Lavoro Operativo). È nel GLO che si redige il PEI (Piano Educativo Individualizzato) in quell’alleanza educativa che vede alunni, famiglia, scuola ed équipe professionale scegliere assieme le strategie, le professionalità e le modalità d’intervento, indicandone anche il monte ore. Ma troppo spesso le scuole non convocano i GLO o non si riesce a realizzarli in uno spirito di partecipazione attiva e proficua, volta al maggiore interesse dell’alunno, mettendolo al centro dell’analisi assieme alla sua famiglia.

Chiunque sa che le diverse Istituzioni Pubbliche non colloquiano fra loro e che i tempi di presentazione di un’istanza e il rilascio della certificazione relativa non sono mai certi né tanto meno celeri. Ma il Comune di Roma e la Regione Lazio sembrano non esserne consapevoli e tutto ricade sulla cittadinanza che, disperatamente, gira in tondo fra i diversi uffici alla ricerca di certificati e risposte.
La libera scelta dell’utente? Garantita per legge, ma sotterrata dalla burocrazia e di fatto impedita. L’Amministrazione? È formalmente salva, purché tutto ricada sulle famiglie!