Io, giovane donna con disabilità, sono uscita dal tunnel e ho trovato lavoro

«Sono una giovane ipovedente dalla nascita – scrive Arianna Colonello – e vorrei raccontare la mia storia professionale, soprattutto per motivare, incoraggiare le persone senza lavoro, con e/o senza disabilità, a trovare la loro strada, affrontando lotte quotidiane per raggiungere tale scopo. Dopo tanto girovagare per l’Italia, per partecipare a concorsi vari, a un certo punto mi è sembrato di essere in una galleria, in un tunnel senza uscita, ma dopo quattro anni di vera battaglia, ora lavoro presso un ente pubblico e grazie ai miei sforzi, ho ottenuto il cosiddetto “posto fisso”»

Megan Perry, ""A Breath From the Light at the End of the Tunnel" ("Un respiro dalla luce in fondo al tunnel"), (©Saatchi Art)

Megan Perry, “”A Breath From the Light at the End of the Tunnel” (“Un respiro dalla luce in fondo al tunnel”) (©Saatchi Art)

Sono una giovane ipovedente dalla nascita e vorrei raccontare la mia storia professionale, soprattutto per motivare, incoraggiare le persone senza lavoro, con e/o senza disabilità, a trovare la loro strada, affrontando lotte quotidiane per raggiungere tale scopo.
Non ho mai lavorato, non per scelta, ma perché ho sempre trovato porte sbattute in faccia a causa della mia disabilità. Ho conseguito titoli di studio importanti, una laurea in Giurisprudenza, un post-laurea biennale alla Scuola di Specializzazione delle Professioni Legali. Ho svolto, con ottimi profitti, un tirocinio presso il Parlamento Europeo, mi sono occupata sempre di problematiche inerenti la disabilità a titolo di volontariato, per passione per le lotte e i valori in cui credo.

Ad un certo punto della mia vita mi sono scontrata con l’esigenza di trovare la mia dimensione, l’indipendenza economica. Purtroppo il settore della disabilità, per quanto faccia parte della mia vita, non dà da vivere. Il mondo della politica e quello delle Istituzioni dovrebbero premiare i professionisti del Terzo Settore e invece il settore della disabilità resta sempre ai margini della società.
Mossa quindi dall’esigenza di ottenere la mia libertà e l’indipendenza, ho iniziato ormai quattro anni fa a lanciarmi nel mondo dei concorsi pubblici, un mondo molto competitivo, compreso quello dei concorsi per le cosiddette “categorie protette”. Per inciso, e  grazie alla mia esperienza, mi metto a diposizione per fornire un supporto alle persone con disabilità che intendano affacciarsi al mondo dei concorsi, non certo facile da affrontare.

In ogni caso, dopo tanto girovagare per l’Italia, per partecipare a concorsi vari, a un certo punto mi è sembrato di essere in una galleria, in un tunnel senza uscita. L’impegno richiesto per vincere uno o più concorsi è molto, oltre alla necessità di disponibilità economica, di tempo e di energie. Infatti, non abbiamo la sfera di cristallo, non sappiamo se il concorso lo vinceremo al primo tentativo oppure se ci impiegheremo mesi o anni per raggiungere l’obiettivo.
Purtroppo, i candidati che decidono di intraprendere questa strada, con e/o senza disabilità, sono realmente abbandonati a se stessi, in quanto se disoccupati non hanno alcun sostegno economico per affrontare le spese connesse a tale scelta di vita. Ovvero non esistono borse di studio per chi affronta i concorsi; se ci fosse questa opportunità, i candidati affronterebbero quel percorso con maggiore serenità. E tuttavia, servono tante ore di studio al giorno, costanza nei mesi e negli anni, ma non solo: servono soldi per pagare le tasse di iscrizione al concorso, ove previste, per una stanza d’albergo – perché non sempre i concorsi si svolgono sotto casa -, il vitto, il viaggio, accompgnatori per chi ne abbia bisogno, in alcuni casi a pagamento, libri di testo per, corsi di formazione spesso troppo costosi.
Ebbene, dopo quattro anni di vera battaglia, ho raggiunto l’obbiettivo e ora lavoro presso un ente pubblico. Ho superato la prova e grazie ai miei sforzi, ho ottenuto il cosiddetto “posto fisso”, a tempo indeterminato.

Con questo mio scritto vorrei cercare di sensibilizzare le Istituzioni e chiunque desideri sostenere le persone con disabilità ad affrontare una strada tanto tortuosa. Si potrebbe aiutare queste persone mettendo a loro a disposizione i servizi di cui hanno bisogno: per fare un esempio, un’Associazione potrebbe occuparsi di trovare l’alloggio, un’altra l’accompagnatore, magari si potrebbe anche creare una raccolta fondi a favore di queste persone, basandosi su un censimento che verifichi in quanti si trovano in queste condizioni. Molte di queste persone si tengono in disparte, nascoste, per la vergogna. Dire di essere disoccupati per molti è un’umiliazione, senza capire che il problema sta in un sistema di welfare che non funziona affatto.
Spero dunque che questo mio contributo venga letto con attenzione e venga preso sul serio, senza restare “lettera morta” come accade, purtroppo, a tante iniziative a favore delle persone con disabilità.

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