Se la porta è la via d'uscita, perché non servirsene?

Schermata al computer della supervisione sulle porte, nella casa di Dorella Marcolla«La porta è la via d’uscita. Perché nessuno vuol servirsene?». A questa splendida citazione di Confucio, fino a qualche tempo fa avrei risposto: «Perché non tutti sono in grado di aprirsela, una porta»...
Ebbene, chi più chi meno è al corrente del significato della parola domotica. La "casa intelligente" è, ed è stata, al centro di numerose discussioni in cui schiere di sostenitori si oppongono a prudenti ammonitori che mettono in guardia sull’effettiva utilità della domotica. Non è certamente mia intenzione entrare nel merito di questa diatriba, alimentando ulteriori dubbi. Bypasso, pertanto, tutta la teoria, presentando - con le parole (e le immagini) della pratica - l'impianto domotico realizzato presso la mia abitazione.
Stiamo parlando di una nuova abitazione, costruita tenendo conto delle mie esigenze di persona disabile in carrozzina. Abitazione priva di barriere, quindi, progettata e realizzata al fine di consentirmi la miglior movimentazione all’interno e all’esterno di essa. Ma andiamo nel concreto. Cosa posso gestire? E cosa significa gestire? Gestire significa avere la possibilità di comandare le meccanizzazioni esistenti tramite palmare e/o personal computer. Pertanto, nulla di impegnativo dal punto di vista della mobilità, visto che il tutto avviene con un semplice clic.
Cosa posso gestire
Illuminazione
- accensione, spegnimento e regolazione dell’intensità dell’illuminazione interna ed esterna all’edificio;
- attivazione e disattivazione dei sensori di presenza che provvedono all’accensione delle luci alla rilevazione del passaggio.
Riscaldamento
- regolazione dei gradi di ogni stanza e programmazione delle fasce orarie;
- nei bagni, possibilità di attivazione separata del riscaldamento a pavimento o del solo termobagno (per le mezze stagioni).
Serramenti
- apertura, chiusura totale e parziale di imposte, finestre, porte-finestre, porte interne, veneziane, tende e cancello di accesso alla proprietà.
Impianto audio-video
- accensione, spegnimento, opzioni relative alla scelta di ogni sorgente audio e video (TV, decoder, lettore DVD, Hard disk, filodiffusione);
- su un canale TV dedicato, è possibile visionare le immagini trasferite dalle telecamere interne ed esterne.
Allarmi
- attivazione, disattivazione impianto allarme per le zone previste;
- segnalazione allarme fuga di gas;
- inoltro chiamata di soccorso.
Per ogni tipo di allarme è previsto uno scenario diverso [si veda successivamente cosa si intende con il termine "scenario", N.d.R.]. In ogni caso, posso usufruire dell’invio automatico della chiamata e di un messaggio SMS ai numeri di telefono programmati nel combinatore telefonico.
Videocitofono
- al suono del campanello, invio automatico dell’immagine trasmessa dal videocitofono su un canale dedicato delle TV. Consultazione dell’immagine anche tramite computer. Possibilità di risposta vocale tramite telefono.
Scenari
- un’attenzione particolare meritano quelli che vengono definiti tecnicamente scenari. Cos’è in parole povere uno scenario? È un raggruppamento di comandi impartiti all’impianto domotico contemporaneamente, o meglio in rapida successione, eseguibile dall’utente con un semplice clic o attuabile automaticamente dall’impianto stesso al verificarsi di determinate condizioni.
Così, il mio impianto è programmato in maniera tale che attivando lo scenario relativo - in caso ad esempio di segnalazione di allarme vento proveniente dalla stazione meteo - le imposte si portino dalla posizione di apertura parziale (pericolosa per le motorizzazioni) alla posizione di apertura totale.
Per citare un altro esempio, nello scenario notte un solo clic del pennino sul palmare mette in atto le seguenti movimentazioni: spegnimento di tutte le luci, disattivazione sensori di presenza, spegnimento TV e interruzione dell'erogazione di corrente elettrica alle prese comandate.
Chi ha realizzato l'impianto
E ora quattro chiacchiere con Samuel Ramella, responsabile commerciale della Società DomoticArea di Isera (Trento), azienda realizzatrice dell’impianto.
So che la vostra azienda è relativamente giovane. Quali sono le vostre esperienze nel settore domotico applicato alla disabilità?
«In effetti, la nostra azienda si occupa di domotica dal 2007, ma nasce dall’idea imprenditoriale di tre colleghi operativi nel settore della home & building automation ["automazione di case ed edifici", N.d.R.]. Per la nostra esperienza, posso farti qualche esempio.
Abbiamo realizzato container dimostrativi commissionati dall'Ente ITEA [Istituto Trentino per l'Edilizia Abitativa, N.d.R.], prevalentemente destinati a disabili motori. Si tratta di due unità abitative di circa 30 metri quadri l'una, composte da zona giorno, camera e bagno. Sono stati allestite con vari tipi di ausili: touch fisso da tavolo, palmare portatile, controllo vocale, pulsantiere, sensori e termostati KNX. L'automazione si occupa della gestione delle luci, delle porte motorizzate (quella di ingresso a battente, quella del bagno scorrevole), della regolazione termica, delle tende, degli apparati audio-video, del citofono con riconoscimento dell'impronta digitale. Inoltre, non integrati, sono stati inseriti un sollevatore, un letto motorizzato e un water automatico.
Un altro intervento è rappresentato dalla ristrutturazione di un appartamento per l'ente Villa Maria, destinato a utenti con disabilità mentale dai sintomi simili a quelli della malattia di Alzheimer. La domotica si occupa di gestire l'illuminazione, le temperature, gli apparati audio e video, la videocomunicazione, il controllo dell'acqua e di eventuali rubinetti lasciati aperti, gli allarmi, le segnalazioni di incendio, le fughe di 
Lo staff della Società DomoticArea di Isera (Trento)gas, il corretto utilizzo del frigorifero e della stirella. In questo caso si è parlato di "domotica educativa": gli automatismi, cioè, sono stati utilizzati per guidare l’utente nell’apprendimento delle regole basilari per una vita autonoma; il tutto sotto un controllo remoto del centro.
Posso poi continuare parlando dell’abitazione privata di una persona con disabilità motoria. Si tratta di un appartamento completo, dove la domotica controlla attraverso un palmare l'intera abitazione e gli apparati audio e video, luci, motorizzazioni, temperature...
Interessanti poi gli appartamenti all'interno dell'Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano, rivolti anch'essi a persone con disabilità motoria. Si tratta di una serie di controlli che facilitano la gestione degli spazi e aiutano il paziente - nel periodo post-traumatico - a sperimentare la possibilità di mantenere un certo grado di autonomia, anche se sono appena state perse importanti funzioni motorie.
"Prudente", infine, la realizzazione di un impianto domotico per un cliente completamente autonomo, ma affetto da distrofia muscolare. E la definisco "prudente" perché l’utente ha voluto predisporre una serie di ausili pensando all'evoluzione della propria malattia».
Quali sono le differenze e in particolare le difficoltà nel realizzare un impianto domotico per disabili rispetto a un impianto destinato a soluzioni comfort?
«In verità nessuna, si tratta dell'applicazione delle stesse tecnologie, tranne che la parola comfort viene sostituita dalla parola bisogno».
Trovi necessario l'intervento di un tecnico, architetto, geometra o altra figura che faccia da ponte fra voi e l'utente?
«Il problema più grosso di queste realizzazioni è quello di centrare i bisogni, quindi o l'utente ha un po' di competenza tecnica e riesce a trasformare i suoi desideri in richieste chiare o serve qualcuno che lo faccia per lui. Più che una competenza professionale è importante la vicinanza alla persona, cioè conoscerne bene abitudini e difficoltà. Nel tuo caso è stato molto semplice perché tu sei un "super-tecnico" con le idee chiarissime».
Allora mi aspetto un buono sconto! Come definiresti l'esperienza vissuta nella realizzazione del mio impianto?
«Più costruttiva per noi che per te, nel senso che molti dei nostri tecnici e progettisti si sono spinti a cercare soluzioni tecniche che di solito non approfondiscono. Al di là dell'aspetto tecnico, però, in questo tipo di realizzazioni vi è un riconoscimento personale - sia per i tecnici che per chi lavora sul cantiere - che è quello di veder utilizzato al meglio il servizio che si propone. In altre parole, spesso i clienti di aziende come la nostra, essendo "malati di tecnologia" e molto amanti del comfort, realizzano gli impianti più per mostrarli che per utilizzarli. Nelle realizzazioni destinate a persone disabili, invece, è prevalente l'aspetto dell'efficienza e della praticità. Indubbiamente questo dà più soddisfazione anche a chi ha realizzato il lavoro. Anche se non l’ho mai provato sulla mia pelle, credo che il pezzo di libertà regalato dalla domotica per aprirsi una finestra, una porta, una tenda da soli, non abbia paragoni…».
Non posso che darti ragione. Un consiglio per qualche possibile utente?
«Chiamateci! A parte le battute, bisogna individuare dei professionisti seri che sappiano trasformare le richieste in soluzioni tecnologiche dai costi/benefici adeguati. Alla base di tutto c'è il dovere da parte dell'interessato o del professionista - architetto, progettista o geometra che sia - di informarsi sulle tecnologie disponibili, ma non solo su quelle "di settore", cioè espressamente dedicate, bensì più in generale sulle tecnologie disponibili per automatizzare gli edifici».
Quali sono a tuo parere le principali difficoltà nel diffondere la domotica in ambito di disabilità?
«La domotica si diffonde poco perché i professionisti che operano nel settore della progettazione prediligono l'abbattimento delle barriere architettoniche, sottovalutando gli ausili tecnologici e non considerando, pertanto, le "barriere tecnologiche" che vengono inserite all'interno di un'abitazione: ad esempio telecomandi inadatti, pulsanti irraggiungibili, menu complessi...».
Cosa diresti a chi sostiene che la domotica abbia ancora costi proibitivi?
«La tendenza di chi lavora nel settore degli ausili speciali, anche tecnologici, è quella di produrre sistemi dai costi proibitivi, sapendo che l'utenza spesso può attingere a dei finanziamenti pubblici. I finanziamenti esterni, infatti, hanno in un certo senso l'effetto di "drogare il mercato", facendo lievitare ingiustificatamente i costi, dalla semplice maniglia per il bagno, fino all'impianto domotico».
A questo punto riprendo parzialmente una frase pronunciata da Samuel Ramella, quando dice che «il pezzo di libertà regalato dalla domotica per aprirsi una porta non ha paragoni» e la uso per ringraziare lui e i suoi collaboratori, ad essersi resi disponibili affinché la saggezza di Confucio diventasse realtà! In questo modo, infatti, la porta è diventata la via d'uscita. E finalmente me ne sto servendo pure io.