Opinioni

Quale formazione possibile per le assistenti familiari?

Quale formazione possibile per le assistenti familiari?

«Perché – chiede e si chiede Donata Scannavini – se per tutti i lavori è richiesta una formazione, per il lavoro di badanti che si svolge con persone fragili e che io preferisco chiamare assistenti familiari, questo non avviene? Infatti, Il rapporto tra persone con disabilità e assistenti familiari può essere complesso: ostacoli linguistici, scarsa conoscenza delle problematiche relative alla disabilità richiederebbero (anche) formazione e competenza per superare i possibili problemi quotidiani»

Scuola: un’occasione che si spera sia soltanto rinviata

Scuola: un’occasione che si spera sia soltanto rinviata

«Un’altra grande occasione che speriamo sia solo “rinviata”, non volendo neppure pensare a un’occasione “persa”, per rendere un po’ più concreta l’inclusione»: lo scrive Stefania Stellino, a proposito della Sentenza con cui il TAR del Lazio ha sostanzialmente annullato il Decreto Interministeriale che aveva fissato i nuovi modelli di PEI (Piano Educativo Individualizzato) per gli alunni e le alunne con disabilità e le relative Linee Guida. E aggiunge: «Costruiamo su solide basi un futuro migliore. Per tutti. Ma iniziamo a costruire. Il tempo non è nostro alleato!»

Scuola: alcune considerazioni su quella Sentenza del TAR del Lazio

Scuola: alcune considerazioni su quella Sentenza del TAR del Lazio

«Nonostante la Sentenza prodotta nei giorni scorsi dal TAR del Lazio – scrivono tra l’altro dall’Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti – abbia sostanzialmente annullato quel Decreto che aveva fissato i nuovi modelli di PEI (Piano Educativo Individualizzato) e le relative Linee Guida, per le scuole non cambia la grande opportunità di lavorare sugli spunti inclusivi che quello stesso Decreto aveva sì sottolineato, ma che erano già ben presenti nella legislazione e nelle buone prassi inclusive preesistenti»

Il “Premio Bomprezzi” per un giornalismo di qualità sulla disabilità e non solo

Franco Bomprezzi (1° agosto 1952-18 dicembre 2014), che fu direttore responsabile di «Superando.it» dall'avvio delle pubblicazioni fino al giorno della sua scomparsa

Prenderà in considerazione le storie e i reportage pubblicati nell’ultimo anno, ma cercherà anche di supportare i progetti giornalistici di chi una testata di riferimento su cui pubblicare non ce l’ha: il “Premio Bomprezzi”, dedicato a colui che fu direttore responsabile di «Superando.it» fino alla sua scomparsa, ruoterà sul tema del linguaggio corretto sulla disabilità (e non solo). «Un uomo – scrive Alessandro Cannavò – che rimarrà per noi un faro di competenza, saggezza ironia. E che dunque ci indicherà la nuova strada da percorrere»

Un nuovo percorso, tutto da intraprendere, per il lavoro di cura

Un nuovo percorso, tutto da intraprendere, per il lavoro di cura

La pandemia ha dimostrato con evidenza l’essenzialità dei lavori di cura, ma ora che l’emergenza, pur non essendo risolta, è in qualche modo diventata gestibile, il tema della cura sembra purtroppo essere nuovamente scomparso dal dibattito pubblico italiano. In questo panorama suscitano grande interesse alcune elaborazioni prodotte su questi temi nel Regno Unito, un percorso di cui si può leggere ora anche in una pubblicazione tradotta in italiano, il “Manifesto della cura. Per una politica dell’interdipendenza”

Un giovane con sindrome di Down definito come «una anomalia» in un manifesto

Sta facendo a dir poco discutere un manifesto raffigurante un giovane con sindrome di Down e la scritta «Io sono una anomalia, per questo ho meno diritti di te?», affisso a San Marino dal Comitato “Uno di noi”, che è per il no al referendum in programma per il 26 settembre sulla depenalizzazione dell’aborto, il quale costituisce ancora reato nella piccola Repubblica del Titano. La campagna referendaria è appena iniziata, ma già molte sono le voci di dura protesta per quel manifesto, all’interno dello stesso Partito Democratico Cristiano Sammarinese che sostiene il no al referendum

“Durante e Dopo di Noi” nel Lazio: e la montagna partorì… l’elefante

«Le recenti Linee Guida prodotte dalla Regione Lazio – scrive Fausto Giancaterina -, per rendere concretamente operative le finalità della Legge sul “Durante e Dopo di Noi”, pur essendo a livello di intenti complessivamente apprezzabili, suscitano però varie perplessità, sia in ordine alle loro modalità espositive, sia rispetto ad alcuni contenuti operativi che vi si espongono, dove primeggia in particolare una scarsa attenzione ai processi attuativi delle disposizioni»

Olimpiadi e Paralimpiadi: perché non pensare ad un’unica manifestazione?

«Tutti gli atleti e le atlete – scrivono dall’Associazione L’abilità -, di qualsiasi disciplina e a qualsiasi livello di abilità, sono accomunati da due cose: l’amore per lo sport e l’impegno e la gioia per la realizzazione di un sogno, che sia la partecipazione o la vittoria a una gara. Perché dunque non unire le due manifestazioni in un unico evento? Pur riconoscendo le difficoltà organizzative, si potrebbe magari partire allestendo un’unica cerimonia di apertura e di chiusura, che potrebbe essere il primo passo verso un’evoluzione più inclusiva dei Giochi»

Psicofarmaci e disturbi dello spettro autistico

«Sono molte – scrive Carlo Hanau – le conseguenze negative che il cattivo uso degli psicofarmaci provoca sui bambini con disturbo dello spettro autistico, in particolare quando gli stessi psicofarmaci vengono somministrati continuativamente. E il primo aggiornamento della “Linea Guida n. 21” (“Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti”) dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato nel febbraio di quest’anno, anziché migliorare la tutela delle persone con autismo, ha peggiorato la situazione»

Deduzioni, suggestioni e suggerimenti su questa rivoluzione pedagogica

«Con la didattica a distanza – scrive l’insegnante Fernanda Fazio -, la scuola è entrata nelle case degli studenti e dei docenti, con tutti i problemi legati alle diversità di strumenti, di spazi, di connessioni, di device, di competenze tecnologiche, ma è il mondo che è entrato prepotentemente nella scuola, con tutte le sue storture, ma anche con tutte le sue immense ricchezze. E da questa vera e propria rivoluzione pedagogica indietro non si torna»

Attenti agli “smascherati”!

«Tutti sanno meglio di me – scrive Giorgio Genta – come l’inizio dell’anno scolastico con i problemi relativi (ad esempio il trasporto scolastica nelle città), l’avvicinarsi dell’autunno e i residui dei contagi da Ferragosto giochino contro i vecchi caregiver e le persone ultrafragili da loro assistite. Mi si sopporti quindi, per favore, se dico o scrivo sempre le stesse cose, parlando qui di “uomini smascherati” e definendoli come coloro che si tolgono incautamente la mascherina vicino ad altre persone»

Fare musica assieme, elettronica e non

«Il gruppo Equal Ensemble “Electro Spazio” – scrive il coordinatore Mariano Bulligan – è nato all’interno dei laboratori musicali che si tengono presso l’Associazione ANFAMIV di Udine, in un contesto inclusivo comprendente persone non vedenti, ipovedenti con disabilità aggiuntive e persone normovedenti. Lo scopo è stato quello di generare benessere tramite il fare musica assieme, nel periodo del lockdown e post lockdown, sperimentando suoni nuovi e nuove possibilità di invenzione sonora tramite la strumentazione musicale elettronica, da molti mai provata prima»

Una manifestazione nazionale delle famiglie sull’autismo

«È tempo – scrive Gianfranco Vitale – di prendere definitivamente coscienza della drammatica realtà che ogni giorno vivono le famiglie e le persone a contatto, diretto o indiretto, con l’autismo. A questo, anche a questo, servirà la manifestazione nazionale che si terrà il 9 settembre a Roma, promossa dal movimento Famiglie Unite per l’Autismo. Tante famiglie, dunque, si uniranno nella protesta e nella proposta, perché le famiglie che vivono con persone autistiche sono stanche e provate, perché la disabilità impegna molto le loro energie fisiche e mentali»

“Ed io avrò cura di te”: il dibattito sui caregiver, navigando a vista

«Quella del caregiver – scrive Andrea Pancaldi – è una tematica che ha bisogno di maggior dibattito e di fare un passo in avanti, con l’evidente necessità che il riflettore del discorso si posi anche sul caregiver e sui suoi bisogni, pur restando la persona non autosufficiente, inevitabilmente, il cuore del ragionamento, stante che non esiste caregiver senza un non autosufficiente. Insomma, non pretendere di cambiare il centro del discorso, ma fare un discorso… policentrico, se mi si permette il gioco di parole»

La disabilità è negli occhi di chi guarda (e anche nella penna di chi scrive)

«Non vogliamo certo negare – scrivono Giovani Merlo e Ilaria Sesana, a proposito di una risposta data a un Lettore dal giornalista Francesco Merlo sulla “Repubblica” – le tante difficoltà che le persone con disabilità e le loro famiglie devono affrontare per ottenere il riconoscimento dei diritti fondamentali. Ma vogliamo spingere chi scrive e chi racconta a fare un passo in più e a non fermarsi alla superficie e agli stereotipi. Franco Bomprezzi diceva: «La disabilità è negli occhi di chi guarda». E troppo spesso, aggiungiamo, anche nella penna di chi scrive»

Quei bambini e bambine hanno capito che le mani sono “occhi” straordinari

La storia di una giornata passata a “leggere con le dita”, da parte dei bimbi e delle bimbe della Casa dei Bambini (Montessori International School) di Basaldella di Campformido (Udine), insieme a Edda Calligaris, presidente dell’ANFAMIV di Udine (Associazione Nazionale delle Famiglie delle Persone con Minorazione Visiva). «E i bambini e le bambine – scrive Maestra Miki (Michela Crismani) – hanno capito che abbiamo altri sensi che ci possono far conoscere il mondo e che le mani sono “occhi” straordinari!»

Cambiare la realtà per cambiare la comunicazione

«Forse – scrive Enrichetta Alimena – l’unico modo per cambiare e migliorare il modo di comunicare sulla disabilità è cambiare la realtà stessa, cosicché solo quando le barriere saranno eliminate, almeno quelle più evidenti, e non solo quelle architettoniche, non vedremo più brutti titoli di giornale. Purtroppo, però, fin quando queste barriere ci saranno e condizioneranno la vita di milioni di persone, avremo bisogno non di “eroi”, ma di campioni come Bebe Vio e Alex Zanardi che si presteranno responsabilmente ad essere da esempio per una società che non riesce a vedere oltre le Paralimpiadi»

Quando una fontanella parla di solidarietà vera

«Una fontanella in legno – scrive Elena Gabardi -, costruita a mano e regalata alle ragazze e ai ragazzi con autismo di Casa Sebastiano, centro della Fondazione Trentina per l’Autismo, ben simboleggia, con la dedica “Noi per Loro”, il senso della solidarietà vera e concreta, quel legame che crea e alimenta relazioni di aiuto materiale e morale tra persone che si riconoscono appartenenti ad un’unica collettività e che dev’essere alla base dello sviluppo di una società armoniosa, fondata sui valori di interdipendenza, condivisione e cooperazione»

Le persone con disabilità hanno diritto a fare parte attiva della nostra società

«Qualche settimana fa – scrive Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa -, ho visitato ad Orbetello (Grosseto) “L’Orto Giusto”, in cui sono impegnati una serie di ragazzi dcon disabilità dei quali ho potuto osservare la felicità e la laboriosità. Tra quei ragazzi vi sono anche quelli dei nuclei abitativi di co-housing creati dall’Associazione Oltre lo Sguardo. Credo che progetti come questi dovrebbero senz’altro avere più attenzione da parte dei rappresentanti delle Istituzioni»

Il lavoro delle persone con e senza disabilità merita rispetto

«Abbiamo più che mai bisogno – scrive Marino Bottà – di riscoprire il senso del rispetto, per superare l’individualismo, l’egocentrismo e l’egoismo che stanno devastando l’umanità e la natura. Può sembrare ingenuo, ma, a mio avviso, è il solo modo per evitare ogni forma di disinteresse e di emarginazione. Anche il lavoro, il proprio e quello degli altri, merita rispetto. E non dimentichiamo o ignoriamo chi è in difficoltà, come gli iscritti nelle liste del Collocamento Disabili che attendono inutilmente un’occupazione»