Opinioni

Se i diritti umani sono in pericolo, cresce la voglia di eliminare la diversità

Vignetta di Mauro Biani apparsa in «la Repubblica» e qui ripresa

«Oltre a una serie di altri gruppi sociali storicamente discriminati – scrive Silvia Cutrera – i cosiddetti “discorsi di odio” riguardano anche le persone con disabilità, che sono sempre più oggetto di discriminazioni, diffamazione e offese». E conclude così: «La tentazione di eliminare la diversità si fa più forte quando i diritti umani sono in pericolo»

Il nostro lavoro di assistenti educativi divenuto insostenibile

Un'operatrice educativa per l'autonomia e la comunicazione (OEPA) insieme a un bimbo con disabilità

«Com’è possibile, in condizioni di lavoro proibitive come le nostre, lavorare sull’inclusione dei bambini e dei ragazzi con disabilità? Come può essere una priorità educativa, se la questione degli operatori stessi che la rendono possibile non è al centro dell’attenzione delle Istituzioni?»: il Comitato Romano AEC, composto da coloro che oggi si chiamano OEPA (Operatori Educativi per l’Autonomia e la Comunicazione), si rivolge direttamente ai genitori di persone con disabilità, per denunciare condizioni di lavoro divenute ormai insostenibili e preannuncia alcune prossime azioni dimostrative

Storia di un gruppetto di persone che tentarono di “scalare il cielo”

L'immagine di copertina del libro "La rivolta delle carrozzine"

«“La rivolta delle carrozzine” – scrive Piergiorgio Maggiorotti – non vuole essere una “storia della disabilità” a Torino, ma la storia di un gruppetto di persone con disabilità che tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta tentarono di “scalare il cielo” partendo dalla propria storia e mettendo a nudo le proprie esperienze, allo scopo di “praticare l’obiettivo della felicità” che può nascere solo dal farsi carico in prima persona della costruzione del proprio mondo». Il libro, in libera consegna, verrà presentato nel pomeriggio di domani, 12 novembre, durante un incontro in programma a Torino

La delusione delle persone con disabilità di Napoli

Una cittadina con disabilità davanti alla sede della 1^ Municipalità della città di Napoli

«Nello stesso anno della caduta del Muro di Berlino – scrive Luigi Montanaro – si promulgava in Italia la Legge 13/89 per l’eliminazione delle barriere architettoniche, per eliminare gli ostacoli fisici e sensoriali che emarginano le persone con disabilità. Nel nostro Paese, però, dopo trent’anni non possiamo ancora festeggiare nessuna caduta dei muri né di tutti gli ostacoli creati dagli uomini, perché quella Legge è ancora largamente inapplicata. E la realtà di Napoli è forse ancora più complessa, dal momento che negli ultimi otto anni la situazione in questo àmbito è a dir poco peggiorata»

Quando il lavoro fa male

Un'immagine che costituisce anche un piccolo spaccato di "come si lavorava": i giovani lavoranti a bottega si arrampicavano sulle pile di doghe per botti, prima per accatastarle e farle essiccare, poi per prendere quelle da utilizzare (immagine fornita da Marino Bottà)

«Come tutte le altre persone con disabilità – scrive Marino Bottà – gli invalidi del lavoro richiedono un percorso di accompagnamento personalizzato che tenga conto del quadro psicologico dopo l’infortunio, della volontà di riprendere a lavorare e delle aspettative di lavoro e di vita. Dalle gestione dell’INAIL affidata a Franco Bettoni, persona invalida del lavoro, ci si aspetta che le politiche dell’Istituto in questo àmbito siano basate sulla sburocratizzazione dei sostegni all’inserimento lavorativo, sulla formazione del personale e sul ricorso a buone prassi»

La storia di Omar, che aiuta a dare un senso al proprio dolore

«Ci sono storie come quella di Omar Spurio – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – che tendendo al peggio e smentendosi con successo sono belle da raccontare. Sono testimonianze che ti spingono a pensare: ma che diritto ho io a lamentarmi di fronte a esperienze tanto difficili affrontate con una forza d’animo incredibile? Ogni dolore merita il suo rispetto e ogni dolore ha la sua dimensione, ma pensare a quello che ci manca invece che a quello che si ha è un invito all’autolesionismo. Bella la lezione di Omar: diamo un senso al nostro dolore»

Un manifesto per l’accessibilità e la fruizione in autonomia del cinema

Il “Manifesto per l’accessibilità e la fruizione in autonomia del patrimonio culturale cinematografico”, presentato nei giorni scorsi da +Cultura Accessibile-Cinemanchìo, «è soprattutto finalizzato – come scrive Stefano Pierpaoli – a risolvere le criticità emerse anche dopo l’inserimento nella Legge sul Cinema dell’obbligatorietà della resa accessibile per i film italiani. Nonostante quella norma, infatti, per molti cittadini con disabilità andare al cinema continua ancora a restare un miraggio»

Un corpo è anche la scelta che vuole vivere

«È nelle sue scelte – scrive Tonino Urgesi – che una persona con disabilità può veramente “volare” in un corpo libero in relazione con il “mondo”. Ma per far sì che questo sia possibile, bisogna educare ed educarsi all’incontro con le proprie limitazioni e con le limitazioni dell’altro e forse si arriverà a poter liberamente scegliere di essere un “corpo che fa parte del mondo”, che si relaziona con il mondo nella sua interezza»

L’assistenza igienica e i collaboratori scolastici

«Va ribadito una volta ancora – scrive Salvatore Nocera -: i collaboratori e le collaboratrici scolastiche stiano attenti a prestare ascolto a quanti li invitano a non prendere sul serio gli ordini di servizio dei Dirigenti Scolastici in tema di assistenza igienica agli alunni con disabilità, perché vi è una Sentenza della Corte di Cassazione pronta a far sentire i suoi effetti devastanti su quanti diano ascolto a consigli erronei e fuorvianti. Quei compiti, infatti, sono dovuti, come confermano anche i più recenti Decreti Legislativi sull’inclusione scolastica»

Niente sarà più come prima

«Grazie a Special Olympics – scrive Adriano Ottaviani, atleta del movimento internazionale dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva e/o relazionale – ho viaggiato, ho vissuto eventi da protagonista, ho gareggiato con tutte le mie forze e ho stretto nuove amicizie in ogni parte d’Italia. Tutto questo per me ha significato un cambiamento epocale che mi ha dato una nuova vita, mi ha fatto rinascere ancora una volta, ma questa volta è stato diverso. So per certo, infatti, che non tornerò mai più come prima. Ora posso solo migliorare ancora»

Né santi, né eroi, “solo” Persone!

«Auspico innanzitutto il superamento – scrive Raffaele Goretti, persona con disabilità, candidato all’Assemblea Legislativa dell’Umbria – di quel concetto che individua le persone con disabilità come “santi” o come “eroi”, negando quello di normalità che è alla base della convivenza civile, fatte salve le peculiarità che definiscono il progetto individuale e la presa in carico personalizzata. E questo va in parallelo con un percorso politico che esca dalla sperimentazione e dettagli con atti legislativi concreti e sostenuti economicamente l’attuazione dei diritti delle persone con disabilità»

Percorsi di vita e disabilità ovvero la possibilità di acquisire nuove capacità

«Una delle parole più usate nel libro di Cecilia Marchisio “Percorsi di vita e disabilità. Strumenti di coprogettazione” è “capability” – scrive Salvatore Nocera – che situata in un contesto di coprogettazione, può essere correttamente intesa come possibilità di acquisire nuove capacità. Il volume è importante anche perché rafforza una serie di Leggi del nostro Paese centrate sul progetto di vita personalizzato, sostenendole con gli orientamenti che animano quelle stesse Leggi a livello culturale, sociale e operativo»

C’è tutto da imparare dai racconti dei genitori di figli con autismo

«Noi cosiddetti specialisti – scrive Lucio Moderato – dovremmo leggere con più attenzione i racconti riguardanti i figli con autismo, come quello di Gianfranco Vitale nel libro “L’identità invisibile. Essere autistico, essere adulto”, racconti permeati dalla drammaticità, dalle inenarrabili sfibranti fatiche, dalle immense difficoltà e soprattutto dalla profondissima solitudine, tutti fattori costanti e senza fine. Bisogna infatti imparare a stare accanto ai genitori senza se e senza ma, accogliendoli e non giudicandoli, ma soprattutto ascoltandoli, perché si impara sempre dai loro racconti!»

Chiarezza normativa, innanzitutto

“Si è considerato il bene della persona oppure si è discriminato?”: avevamo titolato così, nei giorni scorsi, un nostro articolo in cui raccontavamo la vicenda di un ragazzo con autismo, che dopo avere frequentato la terza media, nonostante la richiesta della madre affinché rimanesse ancora in quella classe, è stato promosso dal preside e avviato alle superiori, pur non avendo sostenuto l’esame di Stato. Facendo riferimento a una serie di Leggi e Sentenze, Salvatore Nocera cerca di chiarire al meglio la vicenda e di rispondere al quesito da noi proposto

Faccia a faccia con le persone con sindrome di Down

«L’indagine del CoorDown “Ora parlo io!” – scrive Simonetta Morelli – e il libro “Giù per la salita. La vita raccontata da uomini e donne con Sindrome di Down” colmano una grande lacuna nella cultura della disabilità, ponendoci faccia a faccia con i protagonisti, le persone con sindrome di Down, che non hanno mai parlato di sé, e mettendoci in contatto con le singole storie, ci fanno toccare con mano che non ci sono bisogni speciali, ma semplicemente umani»

L’istruzione domiciliare inclusiva degli alunni con disabilità: serve una norma

«È necessario – scrive Salvatore Nocera – che l’istruzione domiciliare inclusiva degli alunni con disabilità, svolta a domicilio in collegamento con la classe, venga normata dal Ministero dell’Istruzione, anche alla luce di alcune difficoltà operative, quali il rifiuto di alcuni docenti di accettare una telecamera in classe e il numero di ore in cui il docente di sostegno debba recarsi al domicilio dell’alunno. E’ necessario farlo, per evitare ulteriore contenzioso e per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica»

Che si stia facendo strada il “virus della diagnosite”?

«È da poco iniziata la scuola – scrive Claudia Trombetta – e come tutti gli anni, nel corso dell’ultimo decennio, ci confrontiamo nuovamente con un notevole incremento di bambini e ragazzi iscritti a scuola con diagnosi di disabilità. Molti esultano per il presunto miglioramento dei criteri e delle competenze diagnostiche e per le grandi possibilità di aiuto che questo aumento di diagnosi sembra offrire, ma è possibile che così tanti bambini stiano diventando disabili? La disabilità è diventata forse “virale”? O non siamo per caso noi che ci stiamo ammalando con il “virus della diagnosite”?»

Vorremmo una Campania (e non solo) accessibile e senza barriere

«Educare a porre maggiore attenzione a “spazi senza barriere” – scrive Giuseppe Fornaro – non significa solo andare incontro alle esigenze delle persone con disabilità, ma vuol dire anche pensare a creare una società migliore per tutti. Bisogna dunque portare all’attenzione di tutti le opportunità offerte oggi dal cosiddetto “Universal Design” (“progettare accessibile per tutti”), perché ciò significa fare cultura e dare soluzioni concrete per contribuire a realizzare una Campania, la mia Regione, più vivibile per tutti»

Quello che non ho… sono servizi e interventi per la mobilità

«Quello che non ho – scrive chi firma questo testo, padre di un quindicenne con grave disabilità e non vedente – sono servizi, misure e interventi per la mobilità individuale delle persone con disabilità!». «E penso che De André non lo contesterebbe – aggiunge, pensando alla nota canzone di Fabrizio De André – se leggesse questa mia vicenda, che mi fa chiedere all’Amministrazione Comunale di Roma un maggiore ossequio non tanto per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, pure ossequiata nei documenti ufficiali, quanto “semplicemente” per le persone con disabilità»

Gli ausili in Emilia Romagna e le soluzioni possibili per applicare i nuovi LEA

«Il Settore Sanità della Regione Emilia Romagna – scrive Mauro Venturelli, segretario dell’Associazione Paraplegici tra e per Medullolesi dell’Emilia Romagna – ci ha presentato diverse ipotesi sull’applicazione dei nuovi LEA, in particolare sull’approvvigionamento e le forme di acquisto di ortesi, protesi e ausili, materia assai problematica e di non facile applicazione. Al momento nessun bando di acquisto è stato pubblicato e i funzionari della Regione hanno fatto capire di avere ben chiaro che prima di tutto vanno salvaguardate le necessità delle persone con disabilità grave»