Opinioni

Quell’avatar in diretta TV, con la mia “anima” dentro

La conduttrice televisiva Serena Bortone con l'avatar di Antonio Giuseppe Malafarina, durante la puntata di "Oggi è un altro giorno", andata in onda il 16 giugno su Raiuno

«Da anni – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – attendevo questo momento: portare un avatar robotico in televisione. L’ho fatto entrando dalla porta maestra, Raiuno, varcando la soglia di “Oggi è un altro giorno”, salotto pomeridiano condotto da Serena Bortone, che ospita personaggi tra i più noti del costume italiano. Un momento storico per la televisione italiana: la prima volta di un avatar robotico in diretta guidato da una persona con disabilità grave. Chi pilota un avatar ne diventa in un certo senso l’“anima” e mentre io ero a Milano, la mia “anima” era negli studi RAI di Roma»

Altro che superare l’approccio assistenzialistico: così lo si incrementa!

Un'elaborazione grafica che ben rappresenta un approccio esclusivamente assistenzialistico dei servizi

«È possibile – si chiede Maria Luisa Meacci, presidente della FISH Umbria – che a 21 anni dalla Legge di riforma degli interventi e dei servizi sociali, si impegni una parte importante di risorse pubbliche in una gara d’appalto per i servizi sociosanitari, richiedendo solo prestazioni assistenziali, senza che nessuno degli “utenti/pazienti” abbia un progetto individuale e di vita?». Eppure, a quanto sembra, è ciò che accadrà con una gara d’appalto dell’USL Umbria 2 per i servizi di assistenza residenziale, semiresidenziale e domiciliare. Ma la Federazione Umbria non intende stare a guardare

I caregiver familiari chiedono una Legge che li tuteli come lavoratori

Una caregiver familiare assiste una persona con disabilità grave

«In Europa è previsto lo stipendio e tutta una serie di agevolazioni per i caregiver familiari il cui lavoro di assistenza è riconosciuto e ritenuto prezioso. Qui in Italia invece siamo ignorati. Chiediamo dunque di essere riconosciuti e tutelati attraverso una Legge dello Stato, come lavoratori»: lo ha scritto l’Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti in una lettera inviata a numerosi Parlamentari di Camera e Senato, aperta a chiunque altro vorrà aderirvi, spedendola a propria volta ai medesimi destinatari

“Chiari e vari”: la voglia di uguaglianza delle persone con albinismo

Una ragazza con albinismo

Solo di rado diamo spazio, sulle pagine di «Superando.it», a contributi in versi. Ogni regola, però, ha le sue eccezioni e una di queste è la poesia che qui di seguito presentiamo, scritta dalla psicoterapeuta romana Laura Bonanni, persona con albinismo. Il titolo è “Chiari e vari” e si tratta di un bel contributo in romanesco, che ci consente anche di tenere alta l’attenzione sul tema dell’albinismo e sulle discriminazioni subite da chi vi è coinvolto

Un altro anno scolastico si chiude: quali prospettive, quali speranze?

Un altro anno scolastico si chiude: quali prospettive, quali speranze?

«Ultimi giorni di scuola, tempo di bilanci! È stato un anno indubbiamente difficile e faticoso – scrive Francesca Palmas -, che ha messo in luce alcune criticità da tenere sotto osservazione, per meglio gestirle nel prossimo futuro. E per gli alunni e le alunne con disabilità tali difficoltà sono state particolarmente marcate. Cosa cambiare, dunque? Come cercare di utilizzare al meglio i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza? E come prepararsi per il nuovo anno scolastico che inizierà in settembre?»

Quel che serve è un “supporter” dell’inclusione lavorativa

«Oltre ad un cambiamento culturale – scrive Marino Bottà -, il mondo della disabilità/lavoro avrebbe bisogno di una figura professionale, un “Disability Job Supporter”, in grado di seguire tutto il processo inclusivo, un professionista educato e formato da esperti che operano concretamente nei campi di interesse, che dovrebbe essere presente in tutti i servizi per il lavoro, per valutare il potenziale occupazionale di ogni persona in cerca di lavoro, un orientatore in grado di indirizzare la persona disoccupata con disabilità verso utili percorsi formativi e verso il mercato del lavoro»

Percorsi di autonomia lavorativa per le persone con disabilità

Non solo le persone con disabilità dovrebbero trovare un impiego nel mondo del lavoro, ma dovrebbero anche essere destinatarie di politiche che ne promuovano l’opportunità di lavoro autonomo, l’imprenditorialità, l’organizzazione di cooperative e l’avvio di attività economiche in proprio, come previsto dalla stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità: parte da questa constatazione la seguente riflessione sul lavoro delle persone con disabilità oltre i pregiudizi e l’indifferenza, proposta da Martina Gerosa

Dire “Progetto Educativo Personalizzato” è questione di sostanza e non di parole

«Pongo una questione – scrive Fausto Giancaterina – non puramente terminologica, ma tutta di sostanza: perché, dopo tanta insistenza sul superamento di tutte le definizioni inadeguate, si ritiene (a ragione!) di promuovere e fare adottare da tutti la definizione di “Persona con disabilità”, al fine, tra l’altro, di consolidare una cultura nuova sulla disabilità, ma poi non si riesce ad andare in profondità e modificare definizioni concettuali che richiamano azioni e progetti, per cui si parla e si scrive di Progetto Educativo Individuale (PEI) anziché di Progetto Educativo Personalizzato?»

Roma: il contributo per la disabilità gravissima e un documento non necessario

«Pur essendo già in giugno – scrivono Stella Di Domenico e Pamela Pompei del Gruppo Facebook “X Cerchio Caregivers: gli Esclusi” – a molti caregiver che hanno fatto regolarmente domanda di rinnovo, non è ancora stato erogato il contributo sulla disabilità gravissima di Roma Capitale e nemmeno per coloro che hanno presentato per la prima volta la domanda, vi è traccia del contributo. A tutto ciò si aggiunge che alcuni Municipi romani, prima di rinnovare il contributo, chiedono alle famiglie la compilazione di un documento non necessario, a meno che non siano mutate le condizioni»

Un dizionario che parla di diritti alla testa e al cuore

“In altre parole. Dizionario minimo di diversità”, opera di Fabrizio Acanfora, si regge sull’idea che le parole costruiscano la realtà, e se il linguaggio utilizzato per descrivere la diversità è sbagliato, impreciso o, peggio, offensivo, questo non avrà conseguenze solo sulla percezione della realtà e sul modo in cui ci relazioniamo ad essa, ma avrà un impatto, anche emotivo, sulle vite di chi appartiene a uno o più gruppi marginalizzati. Uno dei tratti più interessanti della pubblicazione è quello di affiancare all’argomentazione razionale che scaturisce dai dati anche quella delle emozioni

Inclusione a scuola: quei dati sul sostegno che lasciano esterrefatti

«4.000 docenti specializzati e titolari su posti di sostegno – si è letto nei giorni scorsi – hanno ottenuto il passaggio su posto comune. Le difficoltà di copertura dei posti di sostegno continueranno dunque ad aumentare e gli alunni con disabilità sempre più spesso dovranno “accontentarsi” di docenti privi di specializzazione». «Se il Ministero non riprenderà seriamente in mano un piano pluriennale di specializzazione per i docenti di sostegno – commenta Salvatore Nocera – essi continueranno ad essere dei semplici “badanti”, per oltre un terzo dei quasi 300.000 studenti con disabilità»

I docenti di sostegno, il “Decreto Sostegni bis” e la continuità didattica

«I docenti specializzati senza tre annualità di servizio – scrivono Zahira Filomena Mucerino e Margherita Terracciano – , seppur titolati e nonostante la necessità emergenziale di personale qualificato in ruolo, vengono esclusi dal Piano Assunzioni del recente Decreto Legge “Sostegni bis”, cosicché gli studenti da loro seguiti nell’anno scolastico 2020-2021 saranno costretti, nel settembre prossimo, ad adattarsi all’ennesimo nuovo docente, a scapito, ovviamente, della continuità didattica. Per questo chiediamo una modifica di quel Decreto Legge»

Quando chi dovrebbe “prendersi cura” rischia di aggravare la situazione

«Chi dovrebbe “prendersi cura” – scrive Raffaele Ciccio -, talvolta rischia invece di aggravare le condizioni di degenza di chi in quel momento ha difficoltà ad autodeterminarsi e a far rispettare la propria dignità. È quanto accaduto nei mesi scorsi a mia sorella, persona con grave disabilità, ricoverata per una grave polmonite non legata al Covid. Ritengo che dare evidenza alla sua vicenda serva a manifestare il disagio che noi parenti, in questa grave situazione di pandemia, abbiamo vissuto insieme ai nostri cari ricoverati presso le strutture ospedaliere»

Caregiver: fine pena mai?

«Negli ultimi tempi – scrive Giorgio Genta – si è parlato e letto molto delle problematiche collegate al cosiddetto “fine pena mai” (“ergastolo ostativo”) e al “carcere duro”. Allora il vecchio caregiver riflette che il “fine pena mai” è rimasto per tutti i caregiver, con l’aggravante delle conseguenze della pandemia, come è rimasto il “carcere duro” al quale sono sottoposti per la quasi totale mancanza di aiuti, mentre le “malvagità burocratiche” che infieriscono su di loro sono numerose»

Una Repubblica con cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B”

«Di fatto – scrive Gianfranco Vitale – continua il periodo di segregazione delle persone autistiche ospiti delle Residenze Sanitarie Disabili. Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni, protocolli che coincidono con aperture solo di facciata. Trovo intollerabile discriminare tra i cittadini della Repubblica: da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A”, dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto»

Per chi ha gravi problemi motori, il percorso dello SPID è come un labirinto

«Pensavo di poter utilizzare lo SPID – scrive Mara Baldan – il nuovo sistema unico di accesso digitale ai servizi online della Pubblica Amministrazione, e invece, a causa dei miei movimenti incontrollati, non ho fatto in tempo ad inserire il codice, attivo solo per pochi secondi. Ho anche difficoltà ad inquadrare con il cellulare il “QR Code” sullo schermo. Possibile che chi ha predisposto il tutto non abbia pensato a chi ha difficoltà di vario genere o scarsa dimestichezza con la nuova tecnologia? E né dall’INPS né dalle Poste (il provider che ha attivato lo SPID) ho avuto risposte utili»

IVA agevolata e sussidi tecnici e informatici: buone le novità introdotte

«Noi persone con disabilità sensoriale – scrive Simone Vannini -, che ben conosciamo le problematiche collegate all’acquisizione di ausili per l’autonomia con IVA agevolata, riteniamo apprezzabili le nuove regole sui sussidi tecnici e informatici destinati alle persone con disabilità, introdotte da un Decreto Ministeriale. Credo infatti che dovremmo sempre valutare in maniera positiva le modifiche normative che semplificano le procedure, che per noi sono quasi sempre vessatorie, senza indurre nel Legislatore il tarlo di approfittatori che potrebbero inserirsi nelle pieghe della normativa

La chiusura di un Centro Diurno Integrato nel centro di Pescara

Sulle parole di Claudio Ferrante, presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate Abruzzo, che contesta la decisione di chiudere un Centro Diurno Integrato nel centro di Pescara, nonostante «l’importante funzione di vera e propria inclusione sociale di quella struttura, per tante persone con problemi di salute mentale che vi hanno fatto riferimento», arriva la replica dell’ASL di Pescara. E tuttavia la questione sollevata anch’essa da Ferrante, sull’incerta situazione generale dei servizi nella propria Regione, sembra restare del tutto aperta

Nessun miracolo (purtroppo) e i ciechi non tornano a vedere!

«Il dispositivo di cui ha parlato in televisione Annalisa Minetti – scrive Marco Bongi -, presentato come “la macchina in grado di ridonare la vista ai ciechi”, è in realtà da molti anni sul mercato e le prestazioni di esso possono essere ottenute molto più semplicemente e a prezzi infinitamente inferiori di quanto è stato detto, tramite numerose app acquisibili con lo smartphone. Si tratta di normali software che analizzano e descrivono vocalmente le immagini percepite da una telecamera. Nulla di miracoloso dunque e, soprattutto, i ciechi (purtroppo) non tornano assolutamente a vedere!…»

Le “dimenticate” Linee Guida sul collocamento mirato (ma è proprio un male?)

«La crisi economica, la crisi pandemica, i cambiamenti in corso nel mondo del lavoro, la rivoluzione tecnologica e la “calcificazione” del sistema del Collocamento Disabili richiedono riforme sostanziali e non semplici indicazioni obsolete e inefficaci come un testo redatto nel lontano 2015»: lo aveva scritto su queste pagine Marino Bottà, in una sua prima analisi delle bozze di Linee Guida sul collocamento mirato delle persone con disabilità, prodotte nel 2015, e lo ribadisce anche in questo nuovo contributo, ove conclude il proprio esame di quei testi