Opinioni

In tanti dobbiamo ringraziare “La corsa di Miguel”

Alcuni componenti del SOD Italia Running Team alla recente edizione della "Corsa di Miguel"

«In tanti – scrive Matteo Simone, raccontando la nuova edizione della “Corsa di Miguel”, svoltasi il 19 gennaio a Roma – dobbiamo ringraziare questa manifestazione, un grande contenitore di eventi sportivi, culturali, educativi, aggregativi, un’opportunità per tanti di esserci con proprie modalità, possibilità, risorse, abilità, disabilità, diversità, un’occasione per sperimentare non solo performance, ma anche benessere fisico e mentale, emotivo e relazionale»

Essere disability manager oggi, nel mondo del lavoro

«Il disability manager aziendale - scrive Stefania Leone - può proporre flessibilità negli orari e facilitazioni per le sedi di lavoro, politiche di miglioramento della qualità della vita aziendale, anche inventando spazi e tempi per le attività sociali, in collaborazione con le realtà locali che possano interagire a supporto di servizi ai lavoratori, e in molti casi ciò può favorire una diminuzione del fenomeno dell’assenteismo, costoso tanto per l’azienda quanto per l’intera collettività sociale»

Sul filo dei ricordi personali e di quella «Cartiera di Chieti che oggi non c’è più, dove sarebbero state impensabili certe politiche oggi possibili», Stefania Leone, certificata disability manager, grazie a un corso di formazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si sofferma sulle potenzialità di questa figura in rapida diffusione anche nel nostro Paese, che in àmbito lavorativo ha sostanzialmente il compito di «trovare le modalità per trasformare da “obbligo a risorsa” l’inserimento e quindi l’inclusione delle persone con disabilità»

Una tragedia difficile da accettare

©Jack Spitser

«Anche pensando al fatto che notoriamente l’immergersi in acqua porta alle persone con disabilità tanti benefìci – scrive Anna Maria Gioria -, diventa difficile accettare e comprendere quanto è successo a Davide Duma, trentaduenne con disabilità annegato in una piscina di Milano. Penso ai suoi compagni di corso, tutti con una disabilità intellettiva e\o psichica: come avranno vissuto questa tragedia? La speranza è che essa non ne aggravi le problematiche psicologiche e che l’acqua non diventi per loro un territorio ostile, misterioso, nemico»

Troppe barriere all’inclusione nella scuola superiore

Troppe barriere all’inclusione nella scuola superiore

«Tenuto conto che l’integrazione scolastica nel nostro Paese ha una storia quarantennale – scrive l’insegnante Giovanni Maffullo -, come si dovrebbe continuare questa storia, per renderla realmente proficua e concreta? E tra le tante barriere che avversano l’inclusione degli studenti con disabilità, una delle domande che mi pongo è: come si pensa di assicurar loro il diritto all’educazione e all’istruzione, non comprimibile per ragioni economiche, se non si investe sulla formazione del personale scolastico?»

Formazione e consapevolezza, per evitare che si resti fuori dalla porta

Formazione e consapevolezza, per evitare che si resti fuori dalla porta

«Rifiuto, esclusione, discriminazione: sono le parole più usate – scrivono dall’Associazione L’abilità – per raccontare e commentare la recente notizia di un gruppo di viaggiatori con autismo, e delle loro famiglie, messi alla porta da un hotel del Frusinate. Ma poco abbiamo letto o ascoltato altre due parole secondo noi importanti: formazione e consapevolezza. Perché solo mettendo in pratica questi due concetti si possono evitare situazioni come quella o gli innumerevoli casi di “esclusione” che si verificano quotidianamente in tanti àmbiti di vita dei bambini e delle persone con disabilità»

Lavoro e disabilità: quanti altri protocolli si dovrebbero sottoscrivere?

«Bene quel protocollo – scrive Sandro Paramatti – siglato nei giorni scorsi tra la Regione Lazio, l’INAIL e tante altre organizzazioni, che punta a promuovere l’inclusione lavorativa delle persone con una disabilità conseguente a un infortunio sul lavoro o a una malattia professionale. Esso, però, riguarda solo qualche centinaio di persone. Quanti altri protocolli, invece, si dovrebbero sottoscrivere in tempi brevi per rendere giustizia alle migliaia e migliaia di persone con disabilità che hanno diritto ad essere incluse nel lavoro?»

La Santa Sede e la Convenzione ONU: i tempi sono ormai maturi

«Ritengo senz’altro – scrive Salvatore Nocera – che siano ormai maturi i tempi perché la Santa Sede sottoscriva la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Questo importante gesto rafforzerebbe i nuovi orientamenti pastorali emersi nel recente messaggio diffuso dal Papa in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità e in un ancor più recente articolo di “Civiltà Cattolica”, diffondendoli in ambienti ecclesiali e laici a tutto vantaggio di una sempre migliore qualità dell’inclusione sociale delle persone con disabilità»

Come peggiorare ancora la situazione degli alunni lombardi con disabilità grave

«Chiedo di riconsiderare questa ulteriore penalizzazione degli alunni con disabilità grave che frequentano la scuola, e che in realtà la possono frequentare solo in parte, risultando quasi a pieno carico delle loro famiglie»: lo scrive Davide Soldani, padre di tre figli con disabilità grave, rivolgendosi direttamente al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, alla luce di una recente Delibera prodotta dalla Giunta di tale Regione, che prevede appunto un nuovo taglio della cosiddetta “Misura B1”, a danno di alunni con disabilità grave che frequentano la scuola

La guerra non regala mai niente

Attingendo ai ricordi personali dei racconti di guerra ascoltati nell’infanzia, da parte dei reduci dalle guerre mondiali, e pensando alla lunga esperienza di lavoro in àmbito di collocamento delle persone con disabilità, Marino Bottà sottolinea che in quindici anni di attività in un Ufficio di Collocamento Disabili si è dovuto occupare solo di tre persone con riconoscimento di invalidità di guerra. E conclude: «Auguriamoci che sia sempre così»

Il talento è unico, universale

«Quasi ogni giorno – scrive Maria Pia Amico – i media propongono servizi sulle più svariate imprese compiute da persone con ridotte capacità fisiche, sensoriali o intellettive, enfatizzando molte volte queste loro azioni. Ciò che non farebbero se si parlasse di gente “normale”. Ma perché fare distinzioni del genere? Il talento è unico, universale, non importa se chi ce l’ha sia una persona con o senza disabilità»

“Ognuno è perfetto”, riuscito esempio di narrazione della disabilità

«L’evento mediatico in tema di disabilità del 2019 – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – è stato la fiction di Raiuno “Ognuno è perfetto”, riuscito esempio di narrazione della disabilità, che con la sua profonda verosimiglianza, è riuscito a raccontare una verità, una verità a volte scomoda, senza nascondere nulla delle persone con sindrome di Down e offrendo in tal modo un vero e proprio vademecum sulla situazione loro e dei loro congiunti, ma anche, di riflesso, un prontuario per conoscere meglio la disabilità in generale»

Cinque punti necessari per una legge “fatta bene” sui caregiver familiari

Tutele previdenziali, sostegno economico, sanità, diritto a curarsi, al riposo e alle ferie, politiche attive per il lavoro: sono i cinque punti che secondo il CONFAD (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità) dovrà contenere «una legge “fatta per bene”, per tutelare realmente i diritti negati dei caregiver familiari, che si prendono cura di una persona cara in condizioni di non autosufficienza, assicurando loro una vita dignitosa»

La pietra angolare della comunità

«Uno dei modi di vivere una condizione di disabilità – scrive Salvatore Cimmino – consiste nel riconoscere un punto di forza proprio nella debolezza della disabilità: la pietra scartata dai costruttori che diventa testata d’angolo. E parafrasando le Sacre Scritture, sono i diritti delle persone con disabilità violati e calpestati che diventano la pietra angolare della comunità»

È ancora tempo di invocare la realizzazione dell’integrazione socio-sanitaria?

«È ancora tempo – è il quesito posto da Francesco Marcellino, commentando un articolo pubblicato nei giorni scorsi sulle nostre pagine – di invocare la realizzazione dell’integrazione socio-sanitaria? Non è detto, infatti, che “invocando” qualcosa di “pensato” trent’anni fa e magari applicato nei prossimi dieci anni (e quindi ormai “vecchio” di quarant’anni!) possa essere ancora idoneo a quella ricercata qualità del diritto di cittadinanza e di ben-essere della popolazione»

È concepibile rischiare la vita ogni volta che attraverso una strada?

Strisce bianche orizzontali inesistenti o sbiadite, niente segnali verticali di attraversamento, semafori spenti o guasti, semafori sonori disattivati e altro ancora: a denunciarlo è Luigia Raffaeli, cittadina non vedente di Napoli, che pure cammina autonomamente con il proprio cane guida. «È concepibile – scrive -, quando siamo quasi nel 2020, che per attraversare una strada debba anche restare per una decina di minuti ad attendere a vuoto, sperando nell’aiuto di qualche cittadino civile e rischiando in ogni caso di essere investita?»

Non solo una vacanza, ma anche una grande occasione di arricchimento

Viaggiare e muoversi il più possibile in autonomia, creando legami che difficilmente potranno essere dimenticati: insieme alle tante meraviglie di una località esotica come l’Isola di Bali, sono stati questi gli elementi che hanno caratterizzato la “Settimana Blu 2019”, tradizionale iniziativa organizzata dall’ADV (Associazione Disabili Visivi), che dalla fine di novembre all’inizio di dicembre ha portato in Indonesia ben trentanove persone, tra ciechi, ipovedenti e accompagnatori

Occorre il contributo di tutti, per diventare padroni del proprio destino

«Da chi fa le leggi a chi governa, dalla scuola ai comuni, fino ai datori di lavoro, tutti – scrive Salvatore Cimmino – devono contribuire, secondo le proprie possibilità, a rimuovere o quantomeno a ridurre quell’ostacolo permanente che è la disabilità. E dal canto loro, le persone con disabilità, oltre a reclamare le nuove tecnologie per migliorare la qualità delle propria vite, oltre ad esigere l’accessibilità in ogni dove, devono impadronirsi del loro destino nelle decisioni della vita politica, nell’organizzazione della vita sociale e nelle scelte individuali della vita quotidiana»

Quel che è cambiato in questi cinque anni senza Franco Bomprezzi

«Cinque anni dopo la scomparsa di Franco Bomprezzi – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – il più grande giornalista in materia di disabilità, la popolazione conosce meglio le persone con disabilità, ma non abbastanza da considerarle persone di pari dignità. E i giovani che si affacciano ora alla disabilità avranno tanto da fare, ma non dovranno dimenticare quanto è stato fatto. Infatti, proprio grazie a persone come Bomprezzi, con le sue battaglie e il suo stile amichevole, competente e severo, la società è cambiata almeno un po’ e le persone con disabilità sono un po’ meno invisibili»

Perché tutto ciò che ruota attorno alla disabilità dev’essere ridotto a terapia?

«Bisogna usare tutte le proprie abilità – scrive Simone Fanti – per diventare il più possibile autonomi e iniziare a vivere da persone “normali”, lontani dal mondo della terapia, per essere considerati come gli altri. Nel bene e nel male. Solo così si potrà superare l’idea per la quale tutto ciò che ruota attorno alla disabilità dev’essere, per forza, ridotto a terapia: “arte terapia” se si dipinge o scolpisce, “ippoterapia” se si vuole fare una passeggiata a cavallo, “terapia occupazionale” se si “fa un giro per negozi”…»

Merita ampia diffusione il recente messaggio di Papa Francesco sulla disabilità

«Densissimo e degno di ampia diffusione – scrive Salvatore Nocera -, il messaggio di Papa Francesco in occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità è fortemente permeato dallo spirito che informa la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Alla luce di esso, le Associazioni di persone con disabilità e i loro familiari chiedono alla Santa Sede di ratificare la Convenzione, apponendo eventualmente le proprie “riserve”, che tuttavia non possono prevalere sullo spirito di ampia e sentita condivisione profuso in quel messaggio»