Opinioni

Nuovo anno scolastico, vecchi problemi?

Nuovo anno scolastico, vecchi problemi?

«Ha suscitato particolare preoccupazione – scrive Salvatrice Cilia, presidente di Pro Diritti H, il Coordinamento Provinciale di Ragusa delle Associazioni Disabili – la notizia secondo cui la nostra Provincia disporrebbe di fondi sufficienti a garantire la frequenza degli alunni con disabilità per soli venti giorni. Che ne sarà dunque del resto dell’anno? E le Istituzioni preposte pensano di garantire continuità all’istruzione degli alunni con disabilità o ancora una volta si riproporranno le stesse problematiche degli anni scorsi?»

L’Islanda e i bimbi con sindrome di Down

La copertina di "Da piccola ero Down", il recente libro di Isabella Piersanti citato da Francesco Giovannelli

«Se quella psicologa inviterà in Islanda mia figlia con sindrome di Down – scrive Francesco Giovannelli, commentando un articolo di giornale riguardante le (non) nascite dei bimbi con sindrome di Down in quel Paese – potrà vedere da vicino una persona con sindrome di Down (rarità assoluta nel suo Paese), accorgendosi che i tempi si evolvono e che le persone Down (con tutte le difficoltà del caso) vanno a scuola, lavorano, praticano sport e, come tutti gli altri, possono anche essere felici»

L’inclusione di tutti e di ciascuno è una conquista di civiltà!

L’inclusione di tutti e di ciascuno è una conquista di civiltà!

«Nonostante le attuali difficoltà e criticità – scrive Gianluca Rapisarda, prendendo spunto da una recente polemica che ha coinvolto la Scuola Svizzera di Milano -, è opinione comune e generalizzata che il principio dell’inclusione di tutti e di ciascuno continui a rappresentare una conquista di civiltà e una svolta storica della moderna pedagogia italiana, che ci viene invidiato e anche copiato in Europa e nel mondo. Pertanto, qualsiasi tentativo di ritornare ad anacronistiche “classi differenziali” mi sembra costituire una semplice scorciatoia antipedagogica e diseducativa»

Torna a casa imbufalito e apre lesto il suo PC…

Il cartello affisso nel centro commerciale lombardo

Oltre alla mancanza di senso civico, di pudore e di rispetto per le leggi della comunità, com’è stato scritto in questi giorni, appare anche assai carente in lingua italiana, quell’automobilista multato per occupazione abusiva di un parcheggio riservato alle persone con disabilità, che ha pensato bene di manifestare tutto il proprio livore, rivolgendosi «al povero handiccappato», con tanto di doppia C! Piuttosto che spendere troppe parole di esecrazione – ci ha già pensato da sé, a presentarsi al mondo – preferiamo dedicargli alcuni gustosi versi di Francesco Giovannelli

Quante tragedie ancora?

L'incendio nel centro storico di Cosenza, che nei giorni scorsi ha causato la morte di tre persone

«Mi auguro – scrive Vincenzo Gallo – che la morte in seguito ad un incendio in un palazzo del centro storico di Cosenza di tre persone che pare soffrissero di malattie mentali e che fossero state in passato sottoposte a trattamenti sanitari obbligatori, possa sollecitare le autorità in Calabria e sull’intero territorio nazionale a chiedersi quante siano, dove e in quali condizioni e rischi vivano le persone con disabilità, prevedendo interventi per evitare altri casi simili»

Parcheggio abusivo: quanti i casi sanzionati a Roma?

«Come persona con disabilità dotata di contrassegno per il parcheggio e il transito – scrive Claudio Conforti -, devo purtroppo ammettere che non sono infrequenti i casi in cui il posto riservato è occupato da veicoli senza contrassegno, ovvero reso inaccessibile a causa della sosta in seconda fila. A tal proposito, apprendo che le multe comminate a Milano nei primi sei mesi del 2017 sono state 2.928 e spero sia possibile disporre anche del dato riguardante i casi sanzionati a Roma, tenuto conto che il territorio comunale della Capitale è più esteso di quello di Milano»

A quarant’anni dalla 517, quale futuro per l’inclusione?

Compie 40 anni in questi giorni la legge 517, una disposizione che ha segnato una svolta profonda per il diritto allo studio di tutti e che ha formalizzato la volontà di costruire e garantire l’inclusione scolastica anche per le persone con diverse disabilità. Ma a quarant’anni di distanza quel percorso appare ancora incompleto e discontinuo, conserva dei coni d’ombra e, anche grazie a buone prassi, lancia nuove sfide non ancora compiutamente raccolte.

Ma l’inclusione vera è ancora lontana

«A proposito di quanto dichiarato recentemente dal ministro Fedeli – scrive Gianluca Rapisarda -, durante un incontro a Lodi promosso dalle Associazioni lombarde di persone con disabilità, è apprezzabile l’impegno a voler far partire regolarmente il nuovo anno scolastico per gli alunni con disabilità e tuttavia, se veramente si vuole una scuola che sia inclusiva per tutti e per ciascuno, essa dovrebbe essere completamente e urgentemente ripensata, a partire dalla negativa e più volta sottolineata delega dell’alunno con disabilità al solo insegnante di sostegno»

Scienza inutile per Charlie?

«Vicende come quella del piccolo Charlie Gard – scrive Giampiero Griffo – ci riguardano, non solo per le emozioni che suscitano, ma anche per le implicazioni bioetiche che le accompagnano. Ognuno di noi, infatti, potrebbe trovarsi in situazioni vicine a quelle di Charlie e vedersi negate le cure. Il mondo non è fatto solo da coloro che vogliono interrompere la propria vita perché la considerano inaccettabile, ma anche da coloro che la vita la vogliono difendere in forma eguale rispetto alle altre persone»

Siamo quelli della lesione midollare, ma dove siamo? E dove andiamo?

È una storia di impegni mancati, di promesse tradite e di progressivi ridimensionamenti o “spostamenti”, rispetto al modello auspicato, quella dell’Unità Spinale Unipolare (USU) di Torino, come emerge da questa lettera aperta scritta dal Consiglio Direttivo del Coordinamento Para-Tetraplegici del Piemonte, in occasione del decennale dalla nascita di tale struttura. «Siamo quelli della lesione midollare – si legge nel testo – ma a questo punto del cammino, chi siamo? Dove siamo? Dove andiamo?»

Molto meglio spiagge accessibili “a macchia d’olio”

«Se la disabilità – scrivono dall’ANFFAS di Modica – è realmente la risultante di una complessa interazione tra il funzionamento della persona e un ambiente circostante evidentemente non consono, non è più la persona ad essere limitata per quel contesto o per quell’attività, ma è piuttosto il contesto a doversi dotare dei giusti sostegni che ne migliorino la fruibilità. Per questo chiediamo che in Sicilia e in ogni altro territorio si realizzi un’accessibilità dei litorali non più a “macchia di leopardo”, bensì a “macchia d’olio”»

Passo dopo passo, verso nuove sfide

«Questo momento – scrive Rosa Mauro, raccontando la partenza per la prima vacanza del figlio con autismo – doveva (dovrebbe) arrivare per tutti i ragazzi, i nostri non esclusi, perché senza una definizione di se stessi che passa anche attraverso il distacco dai genitori, e il fare esperienze uniche e individuali, non si può crescere». La stessa Rosa, poi, persona con disabilità motoria e visiva, racconta il suo piccolo grande passo compiuto in questi mesi, ovvero l’entrata nel mondo del lavoro e le sue prime ferie

Di fronte a Decreti così, l’inclusione non può certo andare in ferie!

«Che la confusione regni sovrana – scrive Gianluca Rapisarda – a causa del recente Decreto 66/17 sull’inclusione scolastica degli alunni e studenti con disabilità, è sotto gli occhi di tutti e specialmente dei più autorevoli esperti di inclusione i quali, senza alcuna remora, l’hanno definito “una ‘leggina’ che evita solo il peggio”. E questo perché quel provvedimento lascia irrisolti alcuni degli atavici “mali scolastici” del sostegno italiano, rispetto ai quali neppure il clima spensierato delle vacanze e la canicola estiva devono farci abbassare la guardia e spegnere i riflettori»

Disability Pride? No, grazie!

«Essere orgogliosi della disabilità – scrive Giampiero Griffo – significa dichiararsi contenti di come la società ci disabilita! Inoltre ci sarebbe parecchio da discutere anche sugli obiettivi, i risultati, il programma e gli ospiti di questa manifestazione, oltreché sul patrocinio del Comune di Napoli, che in àmbito di politiche sulla disabilità non è certo un modello virtuoso. Per tutte queste ragioni, il “Disability Pride Italia”, che prende il via oggi, 7 luglio, da Napoli, è un’iniziativa discutibile e non condivisibile»

Il caso di Charlie e la necessità di un dialogo aperto

«Riteniamo importante – si dichiara da parte della Federazione Italiana Malattie Rare, a proposito del caso riguardante la sorte del piccolo Charlie Gard, che tanto clamore sta suscitando – instaurare un dialogo aperto tra ricercatori, università, mass media e cittadini su temi come questi che toccano tutti. Spesso l’onda mediatica tratta argomenti delicati in modo sensazionalistico, puntando sull’emozionalità del pubblico. Ma il dibattito pubblico, basato su un’informazione trasparente e di qualità, è fondamentale per aiutare la scelta individuale di ciascun paziente e di ciascuna famiglia»

Perché la FISH Campania non aderisce a quell’evento

«Organizzare questa manifestazione in una Regione Campania e in un Comune come quello di Napoli, dove ogni giorno i diritti per le persone con disabilità non vengono rispettati, ci sembra un controsenso»: così Daniele Romano, presidente di Federhand/FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) motiva la mancata adesione della propria organizzazione al “Disability Pride Italia”, manifestazione intitolata “#Non ti nascondere”, che si terrà a Napoli dal 7 al 9 luglio, tra spettacoli, convegni, dibattiti e musica

In barba alla continuità didattica

«Il recente Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI), relativo alle assegnazioni provvisorie dei docenti titolari delle scuole di ogni ordine e grado, aggraverà ulteriormente – secondo Gianluca Rapisarda – il problema della mancata continuità didattica per gli alunni con disabilità, che risulta essere un fattore determinante per favorirne il successo formativo. Cosicché si perpetuerà sempre più il sistema attuale, sulla base del quale la maggior parte di quegli allievi sono costretti, ogni anno, a cambiare docente di sostegno, ricominciando praticamente tutto da capo»

Lettera al “mio” ladro

«Caro ladro che mi hai carpito il portafoglio – scrive Maria Pia Amico – se è già un gesto da codardi rubare alle persone cosiddette “normodotate”, rubare un portafoglio da uno zaino appeso dietro una carrozzina, con una persona disabile sopra, è veramente una meschinità inqualificabile, non tanto e non solo perché io sia disabile, ma per tutta una serie di complicanze psicologiche e pratiche non certo di poco conto…»

Non c’è ancora spazio per il nostro orgoglio

«Come persone disabili non eterosessuali – scrivono dal Gruppo Jump, accusando l’imminente “Bologna Pride” di “scarsa accessibilità” -, attingiamo all’esperienza del movimento LGBTQI, che ha trasformato un’esclusione data per scontata (quale “ovvia conseguenza” dell’essere gay, lesbica, trans…) in una discriminazione da combattere a ogni costo. Vogliamo però promuovere la stessa trasformazione per i diritti delle persone con disabilità e il primo passo è affermare con forza che l’accessibilità è un diritto da garantire in partenza, specie in una manifestazione che si proclama inclusiva»

Imperfetto come sinonimo di autentico

«È importante quando una grande azienda decide di realizzare uno spot pubblicitario che esalta l’imperfezione – scrive Claudio Arrigoni -, come è accaduto con la campionessa paralimpica Martina Caironi». «In tal modo si dà visibilità – aggiunge Sandrino Porru, presidente della FISPES – all’importanza stessa della diversità, che ci porta a fare le stesse cose, ma ciascuno con modalità diverse. E l’esempio che testimonia Martina Caironi nella corsa è proprio questo»