Opinioni

Matteo ci ha resi persone migliori, più stanche, ma indubbiamente migliori

Cristiana Cabodi con il figlio Matteo De Maria, atleta Special Olympics

«La disabilità di Matteo ci ha catapultato in un universo di cui non avevamo nemmeno percezione. Abbiamo dovuto imparare a guardare al di là del risultato, a cogliere l’essenza delle cose e delle persone al di là del pregiudizio e dello stereotipo di chi vive il mondo “da normale”. Matteo ci ha dato tanto, ci ha resi persone migliori. Più stanche, ma indubbiamente migliori»: così Cristiana Cabodi parla del figlio Matteo, sciatore Special Olympics, il movimento internazionale dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva e/o relazionale

Il Museo Egizio di Torino sta lavorando per una maggiore accessibilità

L'ingresso del Museo Egizio di Torino

«Siamo consapevoli del lavoro che ancora resta da fare in àmbito di accessibilità e il nostro impegno è quello di realizzarlo: per questo siamo da tempo in contatto con il Museo Tattile Omero di Ancona, condividendo l’importanza di avere strumenti che permettano una fruizione autonoma del museo da parte di tutti i visitatori»: lo scrive Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, rispondendo alle critiche espresse sulle nostre pagine da Stefania Leone, sui problemi di accessibilità per le persone con disabilità visiva, riscontrati in quell’importante struttura culturale

L’importanza e il valore della terapia occupazionale

Il terapista occupazionale socio dell'AITO Marco Pastori, al momento della consegna del premio come "Student Changemaker of the Year", da parte della Northampton University (Gran Bretagna) e a fianco la squadra di calcio per bambini con disabilità da lui creata, insieme a Marco Lodi Pasini, che gli ha consentito di vincere quel premio

«È lungo – scrive Gabriella Casu dell’AITO (Associazione Italiana Terapisti Occupazionali) – l’elenco delle Province italiane ove i cittadini non possono avvalersi delle competenze di un terapista occupazionale. Per questo, invitando tutti a una riflessione su quanto scritto nel Report Mondiale sulla Disabilità dell’Organizzazione Mondiale della Salute, rispetto all’importanza e al valore di questa professione, chiediamo una maggiore attenzione da parte dei decisori, nel momento in cui le Regioni e le Università dovranno indicare il fabbisogno formativo annuale per le professioni sanitarie»

Questo si attendono le famiglie di 300.000 alunni con disabilità

Questo si attendono le famiglie di 300.000 alunni con disabilità

Bene l’attenzione all’inclusione da parte del Ministero dell’Istruzione, nell’Atto di indirizzo politico-istituzionale per il 2020 e tuttavia, su numerose questioni «sono necessari quanto prima – scrive Salvatore Nocera – una serie di provvedimenti rapidi e particolarmente urgente risulta l’emanazione dei regolamenti applicativi dei Decreti Legislativi 66/17 e 96/19 sull’inclusione scolastica, il cui imperdonabile ritardo impedisce l’attuazione di princìpi fondamentali per l’inclusione, quale la continuità didattica»

La sessualità “ingabbiata” delle persone con disabilità cognitiva e mentale

La sessualità “ingabbiata” delle persone con disabilità cognitiva e mentale

«Vorrei – scrive Elena Improta – che ogni tanto si parlasse del vero dramma esistenziale legato alle persone con disabilità cognitiva e mentale cui è realmente negato anche il mondo della sessualità e dell’eros. Ci sono infatti disabilità “ingabbiate” e forse bisognerebbe cominciare a renderle libere anche e soprattutto nell’affettività e nella sessualità»

Supereremo finalmente le “classi pollaio”?

«Va salutato con favore – scrive Gianluca Rapisarda – un emendamento approvato dalle competenti Commissioni della Camera, che arriverà in questi giorni in Aula, riguardante le cosiddette “classi pollaio”, intervento normativo che renderebbe finalmente “strutturale” e non più aleatoria l’inderogabilità di un massimo di 20 alunni per classe, in presenza di ragazzi o ragazze con disabilità. Il tutto con la convinzione che questa novità possa costituire un’ulteriore conquista di civiltà per il nostro sistema inclusivo»

Quale rappresentanza per la disabilità?

«Sembra proprio – scrive Andrea Pancaldi – che i temi della partecipazione e dei relativi meccanismi di rappresentanza tornino, fortunatamente, ad essere possibile oggetto di un dibattito. L’immenso archivio di Luciano Tavazza, uno dei “padri” del volontariato moderno, oggi disponibile online, così come i libri suoi o a lui dedicati, ci possono fornire utili strumenti di interpretazione, anche per il mondo della disabilità, per cui le barriere non sono il solo tema importante e che non ha bisogno di “eroi a tempo pieno”, ma di straordinaria normale quotidianità»

Quel ragazzo con autismo potrà avere una reale opportunità di recupero

«Il Tribunale di Avellino – scrive Claudia Nicchiniello – ha riconosciuto a un ragazzo con una grave forma di autismo il diritto alle cure, ordinando all’ASL di erogare il richiesto trattamento ABA. Auspichiamo ora il recupero di quel minore e il suo reinserimento sociale nei contesti di una vita ordinaria e con una progettualità individuale, augurandoci anche che la positiva soluzione della sua vicenda sia comune a quella di tanti coetanei, che privati di un reale programma psicopedagogico e riabilitativo intensivo in epoca precoce, arrivano all’età adolescenziale del tutto impreparati»

Oggi più che mai bisogna camminare insieme, per il bene comune

«In questa fase del nostro Paese – scrivono Daniela Trunfio e Stefano Pierpaoli dell’Associazione +Cultura Accessibile – occorre mobilitarsi concentrando le energie non sulla contrapposizione, ma sul vincolo etico, fatto di responsabilità e competenze, che consenta ai cittadini di sentirsi rappresentati in modo limpido e lineare. Con umiltà e infinita passione, noi offriamo il nostro impegno, affinché il prossimo 2 Aprile, Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo, così come ogni altra ricorrenza e ogni giorno dell’anno, diventi occasione di coesione e di crescita»

Come non difendere i diritti delle persone con disabilità

«Ogni giusta causa diventa ingiusta, se sfocia nella prepotenza e nell’oltraggio cieco. Sforziamoci di sottrarci da questo meccanismo, non voltiamoci dall’altra parte. Facciamolo tutti, anche noi disabili, e non solo quando una persona con disabilità viene offesa, ma anche quando si degenera per “difendere” i nostri diritti»: lo scrive Stefania Delendati, riflettendo sulla vicenda di quell’agente di polizia locale toltosi la vita, dopo essere stato bombardato di insulti in rete, per avere parcheggiato su un posto riservato alle persone con disabilità, ciò di cui si era pubblicamente scusato

Paolo Palumbo, che da Sanremo ha spiegato cos’è realmente la disabilità

«Dal palco dell’Ariston di Sanremo – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – Paolo Palumbo, giovane cantautore con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), ha mostrato cos’è la disabilità: una persona con la sua condizione fisica e il suo ambiente. Ci siamo turbati di fronte a uno stato di salute estremo, abbiamo apprezzato la tecnologia, abbiamo ammirato una famiglia, ma Paolo ci ha anche fatto vedere che di fronte alla disabilità il carattere si può esprimere, se esistono tecnologie e rapporti umani adeguati, cioè un ambiente favorevole. Questa è la disabilità e questo è come si riduce»

Ma per chi sono i Servizi di quella Carta del Comune di Scicli?

«È stato certamente lodevole – scrivono dall’ANFFAS di Modica (Ragusa) – che il Comune di Scicli si sia dotato di una Carta dei Servizi, allo scopo di dare una risposta concreta ai bisogni delle fasce più deboli della comunità, fornendo tutte le informazioni necessarie sulle attività socio-assistenziali. E tuttavia, nemmeno in quella Carta ci risulta che vi sia corrispondenza tra bisogno e servizio, quanto meno per quel che riguarda la disabilità intellettiva e/o relazionale!»

Disabilità: dalla scuola al lavoro è necessaria una “logica a staffetta”

«Il Progetto di Vita dei giovani con disabilità – scrive Marino Bottà – dovrebbe essere realizzato attraverso una “logica a staffetta”, dove il “testimone” viene passato nelle mani di un soggetto sociale in grado di proseguire il percorso esistenziale e formativo. È per questo che la scuola dovrebbe disporre di un servizio dotato di competenze professionali adatte a valutare i bisogni, le attitudini, le competenze, le abilità, le potenzialità dello studente, accompagnandolo alla fruizione dei servizi  territoriali e sostenendolo durante il percorso di inclusione socio-lavorativa»

I “male interpretati” e il diritto di voto delle persone con disabilità

«È doveroso sottolineare ancora una volta – scrive Renato La Cara, a proposito delle recenti dichiarazioni del Presidente della Regione Lombardia, dopo le elezioni regionali in Emilia Romagna – l’importanza dell’utilizzo di certe parole, evitando allusioni e frasi infelici. Sarebbe ora di finirla una volta per tutte di “essere mal interpretati”, in particolare sulla pelle delle persone con disabilità»

Da un docente amareggiato, ma che ancora ci crede

«Con i nostri studenti con disabilità – scrive Giovanni Maffullo -, riusciamo noi adulti-insegnanti a valorizzare il loro saper fare, aiutandoli a scegliere cosa voler fare da grandi? Grazie a un Progetto di Vita ben pensato, li affianchiamo lungo un sentiero che possa permettere loro di incamminarsi e “correre” verso la loro meta esistenziale? Ho il fondato timore che il processo inclusivo rischi di registrare arretramenti, derivanti anche da una mancata crescita culturale e alla lenta rinuncia della nostra scuola di formare cittadini più preparati ad essere uomini e donne di questo mondo»

Il Museo Egizio di Torino e la disabilità visiva: c’è molto da migliorare

«Gli esperti di accessibilità museale alle persone con disabilità visiva ci sono – scrive Stefania Leone -, le idee anche e fortunatamente ci sono ormai strumenti tecnologici all’avanguardia. Anche per questo è stata particolarmente deludente una mia recente visita guidata al celebre Museo Egizio di Torino, che definire “visita con percorso speciale per non vedenti” appare decisamente un’esagerazione»

Chiediamo un ulteriore passo avanti per lo screening neonatale esteso

«Rappresentiamo persone con malattie rare di vario tipo – scrivono diciannove diverse organizzazioni – e abbiamo vissuto sulla nostra pelle e su quella dei nostri bimbi le conseguenze gravissime che derivano da una diagnosi che giunge tardiva. Oggi una diagnosi precocissima può migliorare l’aspettativa di vita e la qualità della stessa, spesso evitando una morte prematura o una gravissima disabilità. Per questo chiediamo al Governo e ai Parlamentari di appoggiare quell’emendamento al Decreto Milleproproghe, che costituirebbe un ulteriore passo in avanti per lo screening neonatale esteso»

Solo con la solidarietà e la sussidiarietà ci può essere futuro per tutti

«In un Paese che non persegue beni comuni come la solidarietà e la sussidiarietà – scrive Salvatore Cimmino -, difficilmente una persona con disabilità e la sua famiglia si potranno liberare dalla “prigionia della disabilità”. La solidarietà nasce dalla consapevolezza di un’appartenenza comune che permette alle persone di condividere in pienezza il benessere e la ricchezza dei beni materiali e spirituali, la sussidiarietà è il coordinamento delle attività della società a sostegno della vita anche delle persone in difficoltà. E solo con la solidarietà e la sussidiarietà c’è futuro per tutti»

In tanti dobbiamo ringraziare “La corsa di Miguel”

«In tanti – scrive Matteo Simone, raccontando la nuova edizione della “Corsa di Miguel”, svoltasi il 19 gennaio a Roma – dobbiamo ringraziare questa manifestazione, un grande contenitore di eventi sportivi, culturali, educativi, aggregativi, un’opportunità per tanti di esserci con proprie modalità, possibilità, risorse, abilità, disabilità, diversità, un’occasione per sperimentare non solo performance, ma anche benessere fisico e mentale, emotivo e relazionale»

Essere disability manager oggi, nel mondo del lavoro

Sul filo dei ricordi personali e di quella «Cartiera di Chieti che oggi non c’è più, dove sarebbero state impensabili certe politiche oggi possibili», Stefania Leone, certificata disability manager, grazie a un corso di formazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si sofferma sulle potenzialità di questa figura in rapida diffusione anche nel nostro Paese, che in àmbito lavorativo ha sostanzialmente il compito di «trovare le modalità per trasformare da “obbligo a risorsa” l’inserimento e quindi l’inclusione delle persone con disabilità»