Opinioni

Chi siamo noi? Siamo come tutti!

La protagonista del cortometraggio "Una giornata dil Silvia M." di Alessandro Leonardi

«La società, le persone che la compongono e i media – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – piazzano le persone con disabilità “prime” o “ultime” a seconda delle convenienze: se siamo bravi scaliamo i vertici dell’apprezzamento – quanto meno formale – per le nostre abilità, ben oltre quanto sia obiettivamente realistico; se manifestiamo bisogni, scaliamo la classifica a ritroso e diventiamo “quelli che chiedono”, “quelli che pretendono” e “che danno fastidio”. Ma chi siamo noi? Siamo come tutti. Fra eccessi in più e in meno siamo persone normali»

Ogni membro della famiglia è una risorsa, per un bambino con disabilità

Ogni membro della famiglia è una risorsa, per un bambino con disabilità

«Se è vero che lo sviluppo personale, emotivo, cognitivo e socio-affettivo di ogni bambino è strettamente dipendente dal contesto di appartenenza – scrive Federica Aventaggiato, psicologa dello “Spazio Famiglie” dell’Associazione L’abilità -, è fondamentale non escludere i genitori, i fratelli, le sorelle e tutta la famiglia allargata dalle valutazioni e dalle scelte che riguardano il bambino con disabilità. Perché ogni membro della famiglia può essere una risorsa fondamentale per quel bambino»

Disabilità e lavoro: mai perdere il contatto con la realtà

Disabilità e lavoro: mai perdere il contatto con la realtà

«Quando mi si dimostrerà che il lavoro – scrive Paolo De Luca, riflettendo su un articolo di Daniele Regolo pubblicato dal nostro giornale -, o se si preferisce “le opportunità”, sono tali per tutte/i, allora sarò felice di non usare più l’espressione “inclusione lavorativa”! Ma oggi si dovrebbe evitare di pensare che la nostra società stia andando verso un reale cambiamento in meglio e che ci si possa permettere una reale inclusione, a tutti i livelli, basandosi sulle nostre capacità, sulle nostre aspirazioni, senza mettere in campo un percorso in qualche modo protetto e in parte garantito»

Ai tempi in cui nascondevo la mia laurea…

Ai tempi in cui nascondevo la mia laurea…

«Perché – scrive Daniele Regolo – dovremmo mortificare il nostro curriculum vitae, togliendo ad esempio una laurea, quando di solito si cerca di valorizzarlo in ogni modo, talora perfino esibendo competenze o esperienze non del tutto vere? Perché la persona con disabilità deve uscire ancor più indebolita di quanto sia nella realtà? È un fenomeno del tutto dannoso, per i candidati così come per le aziende, passando anche per gli addetti ai lavori, che si spera possa presto venire meno»

Le soluzioni accessibili non riguardano “qualcun altro”, riguardano tutti

Tutte le persone dovrebbero guardare con estrema attenzione all'"Universal Design" ("progettazione universale"), sia per quanto concerne l'edificazione di case, sia in àmbito di prodotti e servizi

«È necessario – scrive Simona Petaccia – che i professionisti della comunicazione diffondano un concetto tanto banale quanto taciuto: un servizio o un prodotto accessibile è usabile da tutti. Si tratta infatti di insistere a ogni livello per comunicare questa visione affinché, finalmente, si comprenda che queste soluzioni non riguardano “qualcun altro”. Si pensi solo, per fare un esempio, a quanti strumenti informatici nati per ovviare a una difficoltà vengono ormai usati da tutti: touch screen, comandi vocali, smart speaker ecc.»

«Non è mia competenza!»: e così si bloccano i servizi essenziali per 40 persone

«Dal punto di vista culturale – scrive Daniele Romano – la Convenzione ONU ha certamente introdotto una visione diversa delle persone con disabilità, passate da “malati” a “cittadini”, ma questo non basta, perché lottare contro le discriminazioni create dalle stesse Istituzioni sta diventando una vera e propria lotta contro i mulini a vento. Come accade ad esempio a Piedimonte Matese (Caserta), dove per questioni di competenze, quaranta persone con disabilità vengono tenute in scacco, bloccando loro gli Assegni di Cura destinati a servizi essenziali»

Cristina Magrini ci indica la strada del diritto all’assistenza

«Cristina ci lascia nel vuoto, nel dolore per la sua perdita, ma al tempo stesso ci indica gli altri casi come lei sparsi per l’Italia e che ci pongono con urgenza il problema dell’assistenza alle persone in stato vegetativo e minima coscienza. Un tema che si ferma prima della soglia del “fine vita”, per indicarci quell’impegno nel diritto di cura e nel sostegno da parte di famiglie che non possono farcela da sole»: lo scrive Fulvio De Nigris, ricordando Cristina Magrini, donna bolognese scomparsa nei giorni scorsi, dopo avere vissuto per trentotto anni in stato di minima coscienza

Ecco perché una scuola inclusiva sarà anche una scuola migliore. Per tutti

«I contenuti di una serie di possibili riforme della scuola – scrive Salvatore Nocera – emerse da uno studio dell’Associazione TreeLLLe e riguardanti tra l’altro la scuola dell’infanzia, il tempo prolungato, la valutazione degli alunni, la formazione dei docenti e l’organizzazione dell’autonomia, sono già presenti, e in parte anche realizzate, nella normativa relativa ai soli alunni con disabilità. Si tratterebbe perciò di renderle fruibili, istituzionalmente, da parte di tutti gli alunni, poiché si sono rivelate preziose per la qualità del diritto allo studio e per una scuola inclusiva»

Siamo tutti chiamati all’esercizio dell’educazione

«Ve lo siete fatti fare il parcheggino riservato, rubandolo a noi residenti. Avete dichiarato guerra, e guerra sia»: così ha scritto una persona a un’Associazione impegnata sul fronte della disabilità. «In quel parcheggio – commenta Gabriella La Rovere – si è calpestato il rispetto, parola che la società sta lentamente dimenticando. Rispetto che significa riconoscere l’altro da noi come persona e quindi con gli stessi diritti. Riportare il rispetto all’interno della vita sociale ha bisogno dell’educazione, all’esercizio della quale, però, siamo tutti chiamati»

La dignità dell’autismo adulto, smarrita nel deserto culturale

«Non ci sono risorse materiali e soprattutto culturali – scrive Simonetta Morelli – a garanzia della dignità delle persone adulte con autismo. Abbandonate dopo i 18 anni, non ricevono più nemmeno attenzioni. E le famiglie coinvolte che tentano di risolvere qui e adesso le urgenze dell’autismo bambino e adolescente quasi mai viaggiano con uno sguardo prospettico all’età adulta. È come se, una volta cresciuti, fosse negato loro il diritto di maturare e di invecchiare. Di essere felici, che è il concetto più relativo che ci sia, “nel blu dipinto di blu”…»

Vorrei sviluppare un videogioco per persone con disabilità visiva

«Io, studente cieco parziale adolescente – scrive Alessio Antonucci – ho deciso di creare un videogioco per chi non gode del dono della vista. Sarà simile a un celebre originale, ma totalmente accessibile tramite il lettore di schermo VoiceOver. Inoltre, non ci sarà grafica nelle battaglie e quindi tutti verranno posti nella stessa situazione. Ho però bisogno di supporto e per questo chiedo a tutti di completare un semplice sondaggio, in cui esprimere la propria opinione sul prezzo, sull’input e su varie altre cose. Ogni questionario sarà per me molto importante e in ogni caso apprezzato»

Il cinema “amico dell’autismo”: una scommessa ampiamente vinta

«Negli ultimi anni – scrive Stefano Pierpaoli, coordinatore del Progetto “Cinemanchìo” – abbiamo visto ampliarsi sempre di più il numero di luoghi in cui si realizzano proiezioni cinematografiche con l’adattamento ambientale (“Friendly Autism Screening”), rivolto a bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico o altre disabilità, ma gradito a tutti. E tante persone, all’inizio un po’ scettiche o rassegnate, hanno capito che l’esperienza culturale condivisa produce frutti che vanno ben al di là del semplice momento dell’intrattenimento»

Una piccola, grande storia

«Oggi – scrive Rosa Mauro – voglio raccontare una piccola, grande storia di gente comune, che per consentire a una persona in carrozzina di entrare in un parco con il suo cane, ha messo mano al portafoglio, e ha reso accessibile un’entrata di quel parco». «Possiamo provare – conclude – a costruire un mondo migliore anche mostrando volti sorridenti e gentili e non solo urla e intolleranza? Beh, io lo spero, e intanto faccio la mia parte. Raccontando questa storia»

Perché impugneremo quella Legge sul reddito di cittadinanza

«La Legge sul reddito di cittadinanza – scrivono da ENIL Italia (European Network on Independent Living) – tratta meno favorevolmente i nuclei familiari poveri in cui sia presente una persona con disabilità rispetto alle altre famiglie. Per questo abbiamo intenzione di impugnare quella norma, che riteniamo discriminante e incostituzionale, per rilevarne in sede giudiziale l’illegittimità ed imporre al Governo il risarcimento dei danni che saranno procurati ai cittadini già esposti all’esclusione sociale e a quotidiane violazioni dei loro diritti umani»

Un vero capolavoro di ingegneria… peccato che discrimini!

«Inaugurato nei giorni scorsi, il Planetario “Giovan Battista Amico” di Cosenza – denuncia Nunzia Coppedé – è un capolavoro di ingegneria innovativa, ma è anche un “capolavoro di discriminazione” delle persone con disabilità. Ancora una volta, infatti, assistiamo alla realizzazione di un’opera nuova, compiuta con i soldi di tutti, in cui non sono stati rispettati i princìpi di uguaglianza, pari opportunità, autonomia, accessibilità, dignità e progettazione universale, enunciati dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che da dieci anni è Legge dello Stato Italiano»

Lavoro e disabilità: è grave non disporre di dati aggiornati e attendibili

«Il mondo del lavoro – scrive Marino Bottà – è in rapida trasformazione. È quindi molto grave non disporre di dati aggiornati e attendibili, volendo avviare una riforma dei Centri per l’Impiego e dei Servizi per il Collocamento Disabili. È pertanto urgente e indispensabile realizzare quella fantomatica Banca Dati Nazionale di cui si parla da anni, riformare le modalità di raccolta dati ed elaborazione delle statistiche. In attesa di questo, però, i soggetti sociali interessati dovrebbero cominciare a chiedere, almeno a livello locale, dati oggettivi, chiari e facilmente decodificabili»

Il concetto di vita indipendente e quel “sadismo istituzionale”

«Quella Delibera – lungi dal voler sollevare i cittadini con gravissime disabilità dalla loro pesante situazione – aggiunge burocrazia che a sua volta crea “sadismo istituzionale”, perché sottrae agli operatori sanitari e sociali la possibilità di interagire con l’utenza con spirito di servizio e li costringe, invece, a ostentare l’arroganza del potere»: la testimonianza diretta dell’odissea vissuta da Ida Sala è più efficace di tante disquisizioni, nel rendere conto dei disagi causati alle persone con disabilità e gravissima, da una recente Delibera della Giunta Regionale della Lombardia

Quando le persone con disabilità diventano un “costo”

«La discriminazione di Bumikka – scrive Domenico Massano – quindicenne ragazza irlandese con sindrome di Down che si è vista rifiutare il visto per trasferirsi in Nuova Zelanda, perché non dimostrerebbe uno “standard di salute accettabile” e potrebbe “caricare di costi significativi” il sistema sanitario ed educativo del Paese, mette in luce sia le molte facce del razzismo, sia l’illimitata violenza discriminatoria insita in ogni discorso in cui si riduce la persona a “costo”, così com’era accaduto negli anni scorsi per vicende analoghe»

L’autistico di Schrödinger, una “miniera di insegnamenti” per tutti

«Ci auguriamo – scrive Daniela Mariani Cerati, a proposito del libro di Simonetta Chiandetti “L’autistico di Schrödinger. Il racconto di una ‘madre frigorifero’” – che ci sia una prossima puntata in cui si racconti che anche nella vita adulta il giovane abbia proseguito per la strada dell’autonomia. Nel frattempo, però, si può consigliare a tutti questo libro, e in particolare ai professionisti della Scuola e della Sanità, nonché ai decisori politici, in quanto se dalle criticità si impara, le storie narrate da Simonetta Chiandetti sono una vera e propria “miniera di insegnamenti”»

Persone con autismo, una diversa dall’altra

«Si parla tanto di autismo – scrivono dall’Associazione Spazio Autismo -, ma non di Persone autistiche e loro sono talmente differenti le une dalle altre che il tentativo di fornire informazioni generiche sull’autismo, accomunando tutta una serie di caratteristiche, il più delle volte appare retorico, superficiale o superbamente scientifico. E in ogni caso una reale inclusione delle Persone autistiche potrà avvenire solo se i Comuni, le Persone e le Associazioni si attiveranno nell’affrontare concretamente l’autismo come una priorità sociale e culturale»