Opinioni

Chiediamo città più vivibili e usufruibili da tutte le persone con disabilità

Chiediamo città più vivibili e usufruibili da tutte le persone con disabilità

«In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – scrivono dall’UICI di Cremona -, vogliamo farci portavoce delle persone con disabilità visiva e con ogni altra disabilità, per sollecitare le Amministrazioni Pubbliche, i media, la cittadinanza tutta a focalizzare l’attenzione sulle difficoltà che abbiamo a muoverci autonomamente per le strade della nostra città». «Riteniamo sempre più urgente – aggiungono – agire sulle cause strutturali delle disuguaglianze, creando le condizioni per cui le persone con disabilità possano esercitare i propri diritti di cittadini»

Non autosufficienti in ospedale con il Covid: i caregiver familiari con loro

Non autosufficienti in ospedale con il Covid: i caregiver familiari con loro

«Il caregiver familiare – hanno scritto al Ministro della Salute le Associazioni Hermes e Oltre lo Sguardo – è un facilitatore tra la persona non autosufficiente e il resto del mondo, che rappresenta una risorsa indispensabile e universalmente riconosciuta per qualsiasi approccio terapeutico complesso. Per questo chiediamo un protocollo obbligatorio, non più lasciato al giudizio insindacabile di un direttore/dirigente sanitario, che ne permetta la presenza a fianco delle persone non autosufficienti affette da Covid in ospedale, sin dal loro ingresso in pronto soccorso e per tutta la degenza»

Un’alternativa che rilanci l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità

1977: una protesta, a Roma, per il lavoro delle persone con disabilità

«Dopo la pandemia – secondo Marino Bottà – il sistema del Collocamento Disabili farà fatica a ripartire e non sarà in grado di affrontare le nuove sfide occupazionali. È ora, quindi, di costruire un’alternativa, una strategia, un soggetto in grado di rilanciare la cultura inclusiva e l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Se ci facciamo sentire, troveremo anche chi ci ascolta. E la dimostrazione che è possibile osare sono gli undici emendamenti all’imminente Legge di Bilancio presentati da alcuni deputati, proprio sul tema del lavoro delle persone con disabilità»

Don Nervo, uomo di sincero ed efficace servizio alla Chiesa e alla Repubblica

Don Nervo, uomo di sincero ed efficace servizio alla Chiesa e alla Repubblica

È stata di recente pubblicata una biografia di monsignor Giovanni Nervo “a fumetti”, forma letteraria pienamente in linea con la sua visione della cosiddetta “cultura bassa”, cioè comprensibile a chiunque. «Promotore della Fondazione Emanuela Zancàn di Padova – scrive Salvatore Nocera -, fucina attivissima di cultura sulle politiche sociali, nonché confondatore del MoVI (Movimento di Volontariato Italiano) e incaricato dalla Chiesa di organizzare la Caritas italiana, oltre a molto altro ancora, don Nervo è stato un uomo di sincero ed efficace servizio alla Chiesa e alla Repubblica Italiana»

Bisogni Educativi Speciali: una sinfonia in troppe partiture

Bisogni Educativi Speciali: una sinfonia in troppe partiture

«Ho potuto constatare – scrive Dante Muscas – che le strategie didattiche descritte nei tanti documenti redatti all’inizio dell’anno scolastico in favore degli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) non sono facilmente attuabili nelle nostre realtà scolastiche. Come insegnante di sostegno, dunque, e anche come direttore di coro, credo che la strada più percorribile e produttiva sia quella in cui ogni docente, individuati i Bisogni Educativi dei propri allievi, utilizzi metodologie e strumenti adatti all’intero gruppo, per suonare la stessa sinfonia attraverso una sola partitura»

Mai più scordare i diritti umani delle donne con disabilità

«Questo 2020 – hanno scritto dal Forum Europeo sulla Disabilità, in un appello lanciato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata ieri, 25 novembre – è stato segnato da uno stato di emergenza non solo sanitario, ma anche politico e sociale di dimensioni imprevedibili. La pandemia, tra l’altro, ha portato alla luce l’estrema vulnerabilità di migliaia di donne e ragazze con disabilità europee, nonché di madri e di donne che si prendono cura di familiari con disabilità, le quali hanno visto violare i loro fondamentali diritti umani»

Le priorità di donne e uomini, oggi, 25 novembre, e sempre

«L’impegno delle donne e degli uomini – scrive Elena Improta, donna, madre e caregiver, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre – dovrà essere in primis, oggi e sempre, quello di lottare per un sistema economico e di welfare che tuteli i diritti umani, che tuteli il mondo del lavoro, che ci tuteli e allontani dal disagio mentale, e curi piuttosto che lasciarci dover scegliere di abbandonare il lavoro e una vita sociale, per accudire familiari malati e subire mariti/uomini violenti e malati anch’essi»

La disabilità come insulto: sembra incredibile, ma accade ancora e di continuo

«Perché usare una condizione di vita come la sindrome di Down – scrive Claudio Arrigoni -, o altre di chi ha disabilità, come insulto? Sembra incredibile che ancora accada. E invece è accaduto ancora e quasi se ne è fatta una abitudine. Perché il silenzio la avvolge. Ma non deve esserlo e non ci stiamo. La condizione di disabilità, e le parole che a questa fanno riferimento, usate come insulto, sembra non interessino, ma non può essere così»

“Dopo di Noi”: un Municipio di Roma Capitale dove non è partito alcun progetto

«La tanto attesa Legge 112/16 – denuncia Gabriella Schina, presidente della Consulta H del Municipio XII di Roma Capitale -, nota come “Legge sul Dopo di Noi”, approvata nel 2016 e immediatamente finanziata con fondi dedicati, non ha trovato ancora alcuna applicazione nel Municipio XII di Roma Capitale. Il grande bisogno del territorio, infatti, ha da subito portato ad una notevole adesione delle famiglie di persone con disabilità grave, con la presentazione, fin dal lontano 2018, di oltre ottanta domande in risposta ad Avvisi Comunali, ma nessun progetto è mai partito»

Un caregiver familiare in ospedale è una risorsa unica e insostituibile

«Il caregiver familiare in ospedale – scrive Sara Bonanno – è una risorsa unica e insostituibile, altro che “posto letto rubato”, come alcuni hanno detto, commentando la notizia di una persona non autosufficiente che è stata, finalmente, ricoverata con il suo caregiver familiare in ospedale. È piuttosto un posto letto aggiunto, perché il suo essere “incollato” alla persona non autosufficiente finisce per diventare talmente potente da rappresentare anche la cura stessa, svincolando le risorse sanitarie per altri pazienti»

Non isolare, non lasciare sole le persone anziane e quelle con disabilità

«Se nell’adozione delle misure di contrasto alla pandemia è stato giusto evidenziare le esigenze del “tessuto produttivo”, altrettanto va fatto per il “tessuto umano”. Occorre proteggere gli anziani e i disabili, non isolarli, non lasciarli soli, permettere loro incontri con i familiari nelle strutture, rientri controllati a casa, con la garanzia di un giusto bilanciamento tra la tutela della salute e il rispetto che si deve ad ogni essere umano»: lo scrive tra l’altro Gianfranco Vitale, in questo suo messaggio, che arriverà alle massime Autorità dello Stato e a Papa Francesco

Che succede a questi esseri umani se muoiono i genitori che se ne prendono cura?

È la drammatica domanda posta da un medico greco, nel raccontare l’arrivo al Pronto Soccorso di un uomo adulto con autismo e un grave ritardo mentale e motorio, trovatosi solo nella vita, con una diagnosi di Covid, dopo la perdita della madre sempre a causa del virus. «È il peggior incubo – scrivono dal Comitato Uniti per l’Autismo – che incombe su di noi genitori di autistici gravi e che la pandemia ha intensificato ancora di più. Per questo abbiamo scritto al Presidente del Consiglio, chiedendo un piano operativo per la disabilità grave e intellettiva che prevenga simili tragici episodi»

L’imperdonabile assenza di formazione iniziale sulle didattiche inclusive

«Concordo con quanto scritto da Giovanni Maffullo su queste stesse pagine – scrive Salvatore Nocera – circa l’imperdonabile assenza di formazione iniziale di tutti i docenti di scuola secondaria sulle didattiche inclusive e addirittura sulla didattica pura e semplice» E sui docenti di sostegno aggiunge che «devono laurearsi in Scienze della Formazione, ma specializzarsi nelle didattiche inclusive, proprio per essere di sostegno ai colleghi curricolari nelle modalità di insegnamento delle discipline anche agli alunni con disabilità, che sono alunni di tutti i docenti»

Assistenza igienica a scuola: non basta più indignarsi, servono azioni legali

«Sull’assistenza igienica negata agli alunni con disabilità – scrive Salvatore Nocera – di cui in questi giorni è stato denunciato l’ennesimo caso accaduto in Sicilia, credo non sia più tempo solo di appelli o di indignazione, ma di azioni anche legali, specie dopo che alcuni mesi fa proprio il Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliana ha emesso un Parere il quale non lascia più spazio ad alcun dubbio. Le famiglie coinvolte in questi episodi, dunque, diffidino i rispettivi Dirigenti Scolastici a provvedere rapidamente, salvo sporgere denuncia penale in caso di rifiuto»

È vera inclusione solo se serve concretamente alla crescita esistenziale

«La burocrazia, le procedure stanno prendendo il sopravvento, mentre le persone passano sullo sfondo», scrive tra l’altro Giovanni Maffullo, e guardando in particolare alle scuole superiori, oltre a soffermarsi sull’«“ipocrisia” del volere in classe a tutti i costi la persona con disabilità» e sulla totale mancanza di formazione sull’inclusione, da parte di dirigenti e docenti, ritiene «indispensabile che un supporto e un sostegno specifico agli alunni con disabilità debba essere concretamente al servizio della loro crescita esistenziale e non solo dell’acquisizione di apprendimenti formali»

I problemi e le questioni aperte riguardanti il Contrassegno CUDE

Costi diversi in varie zone d’Italia, per ottenere il Contrassegno CUDE, e anche situazioni di utilizzo improprio da parte di chi non ne avrebbe diritto: sono i problemi denunciati da Alessandra Corradi, riguardanti appunto il CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo), e tuttora irrisolti, così come sono stati esposti in una lettera inviata qualche tempo fa a tutte le principali Autorità Istituzionali Nazionali e locali di competenza, senza però ottenere risposte, almeno finora

Attenzione a non spostare la carneficina dalle strutture alle abitazioni private

«In Puglia – denuncia il Comitato 16 Novembre – ci ritroviamo con operatori dell’Assistenza Domiciliare Integrata ai quali non solo non vengono effettuati i tamponi a cadenza periodica, ma che non hanno nemmeno Dispositivi di Protezione Individuale a sufficienza, per proteggere se stessi, i propri pazienti e le famiglie che li accolgono in casa. Non vorremmo mai che la carneficina registrata a marzo nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistite), si dovesse registrare ora nelle abitazioni private delle persone con disabilità. Sarebbe imperdonabile e inaccettabile»

Questo, per noi, è un inaccettabile ritorno alle “classi differenziali”

«Abbiamo inviato una lettera al presidente della Repubblica Mattarella – scrivono dal Gruppo Caregiver Familiari Comma 255 – perché riteniamo che quanto si sta decidendo per le scuole, con un percorso differenziale di didattica in presenza per gli alunni e le alunne con disabilità, sia foriero di un inaccettabile ritorno al passato, all’epoca delle “classi differenziali”»

E te ne sei andato anche tu, Tommaso…

È scomparso nei giorni scorsi Tommaso Marino, Vicepresidente Vicario della FISH Calabria (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), da decenni impegnato a diversi livelli in difesa dei diritti delle persone maggiormente in difficoltà.
Ne affidiamo il ricordo a Nunzia Coppedé, presidente della FISH Calabria e a Giampiero Griffo, presidente di DPI Italia (Disabled Peoples’ International), che con Marino tante battaglie hanno condiviso

Essere cieco non può mai essere un “modo di dire”

«Ho sempre amato ironizzare sulla mia cecità – scrive Giovambattista Fortini -, visto che è il miglior modo per farsela amica e camminarci insieme senza darsi troppo fastidio, ma mi è impossibile poter permettere a chicchessia di offendere con tanta leggerezza i ciechi, così come fanno coloro che continuano a citare la storia della gatta frettolosa che fece figli ciechi, ultimo dei quali un articolista del giornale “Il Tempo”. Oltretutto non molti sanno che quella storia ha un seguito assai significativo…»