Opinioni

Test sierologici: meglio fare da sé

Test sierologici: meglio fare da sé

«Il nostro Centro Diurno ha potuto riaprire – scrivono dall’Associazione L’abilità di Milano -, ma sotto la nostra totale responsabilità e con l’obbligo di effettuare i test sierologici per utenti e gli operatori del servizio. Questi ultimi andrebbero fatti all’Ospedale Sacco di Milano, per competenza territoriale, ma abbiamo deciso di farli noi, per colmare ancora una volta una lacuna del sistema, che non tiene conto del fatto che gli utenti sono bambini dai 6 ai 10 anni con disabilità intellettiva, e fare loro un prelievo non è poca cosa e va pensata e gestita nei minimi dettagli»

Come la popolazione percepisce oggi l’autismo e le persone con autismo

Un giovane con disturbo dello spettro autistico

«Un recente studio dell’Università inglese di York – scrive Gabriella La Rovere – ha analizzato come l’autismo venga attualmente percepito dalla popolazione generale alla luce delle più recenti scoperte. Da tale studio emerge ad esempio che si continua a parlare di autismo come di una condizione che interessa l’infanzia e che, quando è legata ad un adulto, continua ad operare un’infantilizzazione». «In realtà – conclude La Rovere – le persone autistiche non sono asociali, ma differentemente sociali, in quanto tendono ad essere selettive nel modo con cui socializzano»

Riaprano le comunità alloggio e i gruppi appartamento

Persone con disabilità residenti in un gruppo appartamento

«Chiediamo che venga finalmente regolamentata la riapertura delle piccole strutture socio-sanitarie residenziali per le persone con disabilità intellettiva e autismo – scrivono le Associazioni torinesi UTIM e Luce per l’Autismo -, in modo che vi sia un corretto bilanciamento tra la tutela della loro salute e la necessità di riprendere la loro libertà, quel diritto che hanno ripreso tutti i cittadini, senza continuare a penalizzarli ed isolarli ulteriormente»

“Guardiano di notte”, ovvero disabilità, filosofia, caregiver e molto altro

“Guardiano di notte”, ovvero disabilità, filosofia, caregiver e molto altro

«Disabilità, filosofia, vita goliardica degli Anni Sessanta e Settanta, problematiche dei caregiver, psichiatria spicciola (“rimbambimento senile”), politica, dinamiche familiari, arte marinaresca, storia del Bel Paese e del paesello natio e molte altre cose ancora»: sono i temi di una nuova pubblicazione di Giorgio Genta, intitolata “Guardiano di notte” ovvero “Le diecimila e una notte con Silvia, non con Sherazade”, scritta “complice il lockdown” e definita da lui stesso come “L’ultimo suo libro”, senza però crederci più di tanto…

Scientificamente infondata, culturalmente irricevibile, politicamente obsoleta

Scientificamente infondata, culturalmente irricevibile, politicamente obsoleta

«C’è da chiedersi – scrive Marina Santi, docente universitaria di Didattica e Pedagogia Speciale e Inclusiva – come verrà spiegato a quell’alunno e alunna con disabilità che “godranno” del diritto a re-iscriversi, i quali non troveranno i loro compagni e compagne in aula a settembre, per effetto Covid». «Quella norma – conclude – che consente loro la “reiscrizione” al medesimo anno di scuola frequentato, è scientificamente infondata, culturalmente irricevibile e politicamente obsoleta»

Noi, “invisibili” della Regione Lazio

«Gli utenti fragili della Regione Lazio – scrivono varie Consulte e Associazioni di Roma e del Lazio – sono quelli che hanno subito le maggiori conseguenze della pandemia, perché a tutt’oggi sono quelli “confinati”. Insieme alle loro famiglie, essi sono allo stremo e non vi è traccia di adeguate azioni che l’Amministrazione Regionale dovrebbe intraprendere per un ritorno alla “vita pre-Covid” e per un recupero delle abilità acquisite, che ormai si vanno perdendo. Per questo chiediamo alla nostra Regione di costituire con la massima urgenza un Tavolo Permanente di Confronto»

La ricetta di Zanardi: parole giuste e fatti

«Alex Zanardi – scrive Anotnio Giuseppe Malafarina – ci dà la ricetta per uscire dal “virus dell’ipocrisia”: parole giuste e fatti. La vita si vive, ammirare quella degli altri senza affrontare la propria è un diletto fin troppo simile a un puro gioco di parole. Se si ammira Zanardi e lo si considera veramente un esempio, non resta altro che questo: su le maniche, olio di gomito e pedalare»

Dovremo scendere in piazza per fare riaprire i centri diurni?

«C’è un motivo – scrive Massimiliano Frascino – per cui in Toscana – ma il problema è di tutta l’Italia – i centri diurni e le attività di socializzazione che coinvolgono le persone con disabilità debbano rimettersi in moto per buoni ultimi? Mentre cinema, teatri, spiagge e finanche le discoteche, dopo bar, pizzerie, ristoranti e ogni tipologia di locale pubblico, sono stati autorizzati a riaprire i battenti? Dovremo forse essere costretti a urlare e a protestare in modo visibile per essere presi in considerazione?»

Così sono diventata regista della mia vita

«Dopo l’età della formazione viene l’età dell’autoaffermazione – scrive Zoe Rondini -: è così un po’ per tutti e in parte lo è stato anche per me, pur se con tempi, modi e obiettivi diversi da quelli delle persone “normali”. Ed è così che dopo il periodo adolescenziale e una volta concluso il liceo, cominciai a fare delle scelte più ponderate che mi hanno portata ad essere sempre più autonoma e, almeno in parte, ad essere io la “regista” della mia vita»

L’anno “horribilis” dell’assistenza scolastica: quali le prospettive?

«L’anno scolastico appena trascorso – scrive Paola Di Michele – può ben definirsi come “horribilis” per molti motivi e in particolare, alla luce della chiusura delle scuole, per gli alunni e le alunne con disabilità, nonché per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, che della loro inclusione si occupano: che sia finalmente arrivato il momento, per queste fondamentali figure professionali, di essere “riconosciute”, ovvero che il loro lavoro venga gestito da una sede unica, che segnatamente non può essere che il Ministero dell’Istruzione?»

Quell’Ulisse che è dentro di te non te lo potrà mai togliere nessuno!

«Doversi reinventare – scrive Daniele Regolo, soffermandosi su un suo incontro con l’attrice, scrittrice e giornalista Antonella Ferrari, che convive con la sclerosi multipla – è una caratteristica che accomuna molte persone con disabilità. Sei come costretto a non trovare mai un porto sicuro, con la prua della barca, della vita, che riprende il mare aperto. E se anche il mondo ancora non se n’è accorto, sai comunque che in quei momenti stai dando il meglio di te e che anche con un verbale d’invalidità in un cassetto, quell’Ulisse che è dentro di te non te lo potrà mai togliere nessuno!»

Chiedono dignità gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione

«Con l’assunzione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione nel Comparto Scuola del Ministero – scrivono dal Movimento Nazionale Noi Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione -, si restituirebbe la dignità, per troppo tempo calpestata, a questa categoria di lavoratori, garantendone i diritti pari a tutto il personale scolastico. Siamo infatti figure indispensabili per l’inclusione degli alunni con disabilità, ma da sempre “invisibili” alle Istituzioni, come gli alunni che affianchiamo»

La fatica della didattica a distanza per gli alunni e le alunne con disabilità

«La parola che sintetizza il nostro lavoro di questi mesi – scrivono dall’Associazione L’abilità, a proposito della didattica a distanze degli alunni e alunne con disabilità – è fatica, fatica nel gestire il dialogo con le scuole e fatica delle famiglie che da un giorno all’altro si sono trovate da sole ad affrontare i bisogni scolastici ed educativi dei loro figli. Ci è stato infatti chiaro fin dalle prime settimane dopo la chiusura delle scuole che molti dei bambini con disabilità siano stati lasciati soli ed esclusi da ogni forma di socializzazione “virtuale” che poteva mettere in atto la scuola»

Ma qual è il vero tabù? La sessualità o la disabilità?

«Sovente – scrive Tonino Urgesi – si parla delle persone con disabilità e della loro sessualità come di un tabù. Ma il vero tabù sta nella sessualità o nella stessa disabilità? In realtà credo sia la persona con disabilità in sé a fare paura, perché la disabilità non è conosciuta e in essa si proiettano tante paure recondite. Servirebbe una nuova pedagogia della disabilità improntata all’“interazione”: la persona con disabilità dovrebbe cioè andare incontro alla società, ma quest’ultima dovrebbe affrontare le sue necessità. Solo così si potrebbe sconfiggere il “tabù della disabilità”»

Assistenti all’autonomia e alla comunicazione: una voce dalla Cooperative

«Sono in gran parte giuste – scrive Gian Luigi Bettoli della Lega Coopsociali del Friuli Venezia Giulia – le critiche e i problemi sottolineati su queste stesse pagine dal CONAS (Coordinamento Nazionale Assistenti Scolastici), specie sulla questione della precarietà degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione. In qualche realtà, per altro, come in Friuli Venezia Giulia, si è riusciti a ottenere qualche buon risultato, quasi esclusivamente ad opera delle Cooperative Sociali e delle loro Associazioni. Per questo mi permetto di criticare il “pregiudizio” espresso verso le Cooperative»

Ahi scuola, “nave sanza nocchiere in gran tempesta”…

È un “tema”, con tanto di svolgimento, conclusione e firma del candidato, quello proposto da Salvatore Nocera, a partire da alcuni versi danteschi, per parlare della reiscrizione degli alunni con disabilità al medesimo anno scolastico, raccontando anche della Nota Ministeriale prodotta proprio ieri, 17 giugno, che ha letteralmente capovolto quanto scritto qualche giorno prima dal Ministero. «Un anno bisestile – conclude sarcasticamente Nocera – è “orribilis” per antica definizione e per giunta il 17 del mese è tradizionalmente considerato giorno infausto. Per la scuola lo è stato certamente»

La reiscrizione degli alunni con disabilità: dove sta l’inclusione?

«Quell’emendamento introdotto nel “Decreto Scuola” – scrive Roberto Medeghini – che permette agli alunni e alunne con disabilità di essere reiscritti/e allo stesso anno frequentato in questo 2019-2020, è stato presentato affermando che si doveva intervenire per pensare un percorso diverso per gli alunni con disabilità: ma quale percorso? Quello della differenziazione tra deficit della disabilità e la normalità? Tra Bisogni Educativi Speciali e gli alunni che funzionano nell’apprendere? Se così fosse, come si può parlare di inclusione?»

Come fare per rendere meno ardua la vita di chi non vede o vede poco

«In questa fase di ripresa dopo l’emergenza – scrive Flavia Tozzi, presidente dell’UICI di Cremona – le persone con disabilità visiva devono faticare per riuscire a conservare la propria dignità e autonomia di movimento, che le pur giuste normative rischiano purtroppo di compromettere. Per questo intendiamo focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica, delle Istituzioni, delle Autorità e delle persone comuni, facendo appello al buonsenso e alla sensibilità di tutti affinché si individuino modalità per superare le criticità, rendendo meno ardua l’esistenza di chi non vede o vede poco»

Né promuovere per “cacciare”, né bocciare per “parcheggiare”

«Questa ripresa dell’iniziativa ministeriale fa ben sperare per un rilancio qualitativo delle politiche inclusive»: lo scrive Salvatore Nocera, concludendo la propria riflessione dedicata a diversi temi, tra cui in particolare una recente norma contenuta nella Legge di conversione del cosiddetto “Decreto Scuola”, riguardante la reiscrizione degli alunni con disabilità al medesimo anno scolastico, e i successivi chiarimenti del Ministero, ma anche il pregiudizio duro a morire, secondo cui tutte le persone con disabilità, indistintamente, necessiterebbero di maggiori benefìci

Le persone con disabilità, il devotismo e la comunicazione nel web

«Numerose persone con disabilità – scrive Zoe Rondini – utilizzano le chat per incontri, i forum tematici o i tanti gruppi Facebook dedicati alla ricerca dell’anima gemella. Quando però si parla di amore e disabilità, è bene anche analizzare il fenomeno dei cosiddetti “devotee”, ovvero del “devotismo”, atteggiamento di chi prova interesse o eccitazione sessuale solo al cospetto di persone con deformazioni o amputazioni agli arti oppure per ausili quali le carrozzine, i gessi o le protesi. E in tal senso il web comporta oggi maggiori rischi rispetto al passato»