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Procedere insieme alle persone con disabilità*

Ministro Ferrero, nel mondo della disabilità si è guardato con una certa perplessità alla scomposizione in vari Ministeri o Dipartimenti (lavoro e previdenza, solidarietà e assistenza, famiglia, politiche giovanili) delle competenze che riguardano le varie questioni relative alla disabilità. Non pensa che questo possa provocare rallentamenti, sovrapposizioni e difficoltà di coordinamento tra le varie strutture, nella realizzazione dei vari programmi?Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero
Siamo consapevoli che le politiche per la disabilità necessitano di un approccio integrato che non riguarda unicamente l’integrazione tra politiche del lavoro e sociali, ma che richiede uno stretto coordinamento con gli altri settori, primo fra tutti quello della salute, ma non meno importanti l’istruzione, la formazione, l’accessibilità all’ambiente, alle tecnologie. Sono queste, per altro, le principali direttrici sulle quali anche l’Unione Europea, soprattutto all’indomani del 2003 – Anno Europeo delle Persone con Disabilità – ha stimolato gli Stati Membri nella definizione dei propri programmi e piani d’azione, al fine di garantire una società realmente inclusiva per tutti.
Lo sforzo deve orientarsi quindi a far sì che al di là delle specifiche competenze di ogni Ministero, le persone con disabilità siano poste al centro dell’azione e che, come indicato nel programma del nuovo Governo, sia realizzata «l’integrazione tra le politiche sociali, sanitarie, di inserimento lavorativo e scolastico con le politiche urbanistiche, dei trasporti e del territorio, attuando veri e propri “Piani regolatori del sociale”». Solo così, infatti, si potranno massimizzare le risorse, rendere efficaci gli interventi e promuovere obiettivi di benessere sociale.
Il mainstreaming [l’integrazione di situazioni ed esigenze specifiche della disabilità all’interno delle varie politiche generali, N.d.R.] della disabilità rispetto a tutte le politiche – comprese quelle economiche e fiscali – va quindi realizzato attraverso un’azione costante di raccordo interistituzionale. In questo senso non meno urgente è per noi il coordinamento interistituzionale “verticale” e quindi soprattutto con le Regioni, favorendo un nuovo dialogo tra centro e periferia.

Per organismi come la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) o il CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità), vi sarà un coordinamento che permetterà loro di avere un interlocutore unico e compatto con il nuovo Governo?
Ritengo che il Ministero della Solidarietà Sociale possa e debba svolgere l’azione di raccordo tra i vari Ministeri, nonché tra questi e le Regioni, affinché l’inclusione delle persone con disabilità e l’accesso ai diritti e alle opportunità, alla pari con gli altri cittadini, sia realmente garantito e attuato.
Ciò non soltanto per evitare “sovrapposizioni”, ma soprattutto per assolvere agli impegni indicati nel programma di Governo e definire insieme a tutti gli attori attraverso quali azioni intendiamo perseguire gli obiettivi.

In questo senso avete valutato anche la reintroduzione della Consulta Nazionale per la Disabilità tra gli organismi di confronto e partecipazione?
Proprio per assicurare il coordinamento tra tutti gli attori, occorrerà riattivare quegli strumenti di confronto e di dialogo con le rappresentanze delle persone con disabilità che in questi anni non sono stati rinnovati.
La partecipazione delle associazioni di persone con disabilità, secondo il principio del Niente su di noi senza di noi, è per noi un impegno e una concreta modalità di lavoro, per far sì che non soltanto sia assicurato l’ascolto, ma sia possibile definire insieme – istituzioni e portatori di interessi – le priorità e i programmi d’intervento, per rispondere in maniera efficace ai bisogni delle persone disabili.
Occorre insomma un nuovo patto tra tutti i responsabili istituzionali, le associazioni, il mondo del non profit e anche del settore produttivo e un organismo come la Consulta può rappresentare certamente un luogo efficace.

Sempre nel programma di governo – alla sezione dedicata ai Diritti civili delle persone con disabilità – si fa riferimento anche a una completa attuazione della Legge quadro 104/1992. In che modo pensa che sarà possibile?
La Legge quadro sulla disabilità richiede ancora che sia data attuazione a una serie di previsioni di particolare rilevanza, da inquadrare tuttavia nel diverso contesto istituzionale in cui oggi ci muoviamo, rispetto al tempo in cui la norma è stata approvata. Mi riferisco ad esempio al tema della presa in carico, della definizione dei progetti personalizzati che devono essere tradotti in concreto per definire un programma di intervento “sulla persona” che risponda alle sue specifiche necessità, favorendone un percorso di vita indipendente.
In questo contesto ritengo che particolare attenzione debba essere riservata alle situazioni di non autosufficienza e alle problematiche del “dopo di noi”.
Un altro aspetto da tenere in particolare considerazione è quello delle procedure e dei criteri di accertamento della disabilità, preliminare ad ogni progetto di presa in carico e che nel nostro Paese, invece, è ancora basato su una molteplicità di leggi che indicano procedure differenti per l’accesso alle prestazioni e ai servizi.
Occorre perseguire una maggiore omogeneità in questo ambito, avvalendosi anche dei più aggiornati strumenti di classificazione della disabilità, quali l’ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.].

Incremento del Fondo Sociale Nazionale, definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LIVEAS), istituzione del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, introduzione di un reddito minimo di inserimento: tutti provvedimenti che il precedente Governo non ha attuato, ritenendo mancassero le risorse necessarie e che oggi – giustamente – rientrano tra le priorità fissate dal programma del nuovo Governo. Ma in che modo pensate di finanziarle?
Occorre innanzitutto un’attenta verifica delle disponibilità finanziarie, da svolgere con il ministro dell’Economia, anche alla luce dei più recenti impegni assunti dal governo per riportare in ordine i conti pubblici.
Mi impegnerò per far sì che il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali sia per quanto possibile incrementato, per poter avviare una riflessione approfondita sugli impegni che ci attendono, a partire dalla questione dei Livelli Essenziali di Assistenza e anche per assicurare alle Regioni maggiori risorse da destinare alla programmazione degli interventi socio-assistenziali.
È mio intendimento, quindi, avere con loro un confronto improntato alla massima collaborazione, per la definizione dei Livelli Essenziali e per l’istituzione di misure finanziarie per la non autosufficienza e il sostegno al reddito. Tali provvedimenti devono trovare posto, infatti, nel quadro delle competenze istituzionali, come disegnate dal Titolo V della Costituzione.

L’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare rappresenta persone con disabilità, a seguito di malattie neuromuscolari rare, croniche e altamente invalidanti. Quali vantaggi dovrebbero trarre queste persone da progetti come il Libretto del Disabile e il Piano Straordinario per la Fragilità, dei quali si parla pure nel programma del Governo?
Si tratta di strumenti attraverso i quali le persone con disabilità devono essere “accompagnate” nel corso della loro vita: il Libretto del Disabile può rappresentare quel documento in cui sono riportate tutte le informazioni sullo stato di salute della persona, per semplificare il percorso di accesso alle prestazioni e ai benefìci previsti dalle normative nazionali, regionali e dai provvedimenti delle autorità locali, anche attraverso la costituzione di banche dati condivise dalle diverse amministrazioni che hanno competenza in questo ambito.
Il Piano sulle Fragilità è indicato poi nel programma come uno strumento per assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla cura, all’assistenza, all’inserimento scolastico e lavorativo.
È importante quindi assicurare un’efficace integrazione sociosanitaria e la continuità assistenziale delle fasce più deboli. In tal senso, tutte le persone con disabilità – e anche quelle rappresentate dalla UILDM – potranno avvantaggiarsi di un sistema di servizi integrati più moderno, efficace e attento ai bisogni specifici della persona.

Quest’anno dovrebbe avere luogo la terza Conferenza Nazionale sulle Politiche dell’Handicap, istituita, a cadenza triennale, dalla Legge 162/1998. Avete già dei progetti in merito?
Il  Ministero ha già approvato per il 2006 un progetto per l’individuazione delle aree di maggior interesse e le priorità da affrontare nel corso della Conferenza Nazionale. Intendo condividere i contenuti del progetto con le associazioni, per predisporre al meglio le basi per un appuntamento così rilevante.

In che modo pensa che le persone con disabilità possano diventare una reale risorsa per il Paese di cui sono cittadini a pieno titolo?
È opinione condivisa che la normativa italiana in materia di disabilità sia all’avanguardia nel campo della tutela e della promozione dei diritti delle persone disabili. La Convenzione che si sta discutendo all’ONU potrà rappresentare in questo senso un quadro di riferimento – basato sul sistema dei diritti umani – e uno stimolo ulteriore ai governi per lo sviluppo dei processi di inclusione sociale dei disabili.
Lo sforzo da compiere è quello di favorire una completa applicazione delle norme, in particolare della Legge 104/1992 e della Legge 68/1999 sul collocamento mirato: una maggiore partecipazione delle persone disabili al mercato del lavoro – anche in adesione agli obiettivi della rinnovata Strategia di Lisbonaè una priorità da conseguire. I dati sull’occupazione ci dicono che bisogna ancora lavorare molto su questo aspetto, anche per far crescere presso i datori di lavoro una nuova cultura basata proprio sul convincimento che le persone disabili sono una risorsa e che il loro impiego non rappresenta una caduta di produttività, ma piuttosto una valorizzazione della diversità.

*Tratto dal periodico nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) «DM» n. 158 (giugno 2006). Per gentile concessione di tale testata.

**Ministro della Solidarietà Sociale.