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Una brutta storia di uomini e cavalli

«Durante la fase di commissariamento nella gestione delle strutture della ONLUS Anni Verdi, la Provincia di Roma e la Regione Lazio si impegnano a rendere continuativa l’erogazione dei servizi assistenziali, in attesa di passare, a settembre, a una gestione definitiva».
Questo ha dichiarato qualche giorno fa Tiziana Biolghini, consigliere delegato alle Politiche dell’Handicap della Provincia di Roma, di fronte alla grave situazione che mette in pericolo il posto di quasi seicento lavoratori e i servizi per circa mille persone con disabilità, la maggior parte delle quali con problemi di autismo.

Sull’intricata vicenda – che ha per altro già visto la riattivazione dell’assistenza sanitaria con una gestione commissariale a carico delle varie ASL di riferimento – abbiamo ricevuto una preziosa testimonianza da Chiara Bonanno Madussi, promotrice e responsabile del sito www.chiaraesimone.altervista.org, con il quale, secondo le sue stesse parole, «conta di offrire un’occasione di maggiore conoscenza della condizione di disabilità plurima e uno stimolo verso le figure specialistiche ad un approccio terapeutico specializzato a questo tipo di realtà».

Disegno di testa di cavalloSi tratta di una testimonianza che guarda a questo momento di emergenza da un angolo prospettico particolare, ma di grande significato umano.
Si tratta infatti del Servizio di Ippoterapia di Villa Ada a Roma, che segue quarantasette bambini con disabilità della capitale e che rischia anch’esso di chiudere, dopo le vicende dei primi giorni di luglio. I genitori e gli operatori si sono rivolti subito alle amministrazioni locali e regionali, per evitare che un servizio così importante – sia per la riabilitazione fisico-cognitiva che per la socializzazione di tanti piccoli pazienti – possa cessare.
Dal canto loro, l’assessore ai Servizi Sociali del II Municipio di Roma, Elena Improta, e il delegato per l’Handicap del Sindaco, Ileana Argentin, si sono impegnati per riattivare il servizio almeno per le prime settimane di agosto.
«Chi vi scrive – sono le parole di Chiara Bonanno Madussi – è la mamma di uno dei bambini, seguito da anni presso il Centro. Oltre agli operatori, che hanno ricevuto la lettera di licenziamento – erano quei cavalli, addestrati appositamente per occuparsi di bambini così particolari, ad essere considerati dei veri e propri terapisti. Nella notte tra il 22 e il 23 luglio sono stati portati via, malgrado il Centro di Villa Ada fosse stato posto sotto sequestro, interrompendo brutalmente le terapie dei piccoli pazienti».

I cavalli, vecchi animali abituati da anni a lavorare con bambini fragili. Difficile considerarli “semplici animali”, per Chiara Bonanno Madussi. Ed è anche a loro, alla sorte che li attende, che si rivolge la sua attenzione.
«Li hanno portati via… sono venuti nella notte, come dei ladri. Li hanno portati via caricandoli sui furgoni. Loro li avranno seguiti fiduciosi, troppo buoni per comprendere che sarebbe stato il loro ultimo viaggio.
Erano avvezzi alla condiscendenza, abituati com’erano a lavorare con dei bambini. I bambini più fragili, quelli più indifesi, più sfortunati, quei bambini che, strano a dirsi, non sapevano nemmeno che si potesse imparare giocando. E loro, così massicci e imponenti, avevano il compito d’insegnare proprio a questi bambini.
In cambio non chiedevano grandi cose: qualcosa per sfamarsi, qualcosa per coprirsi e a volte per curarsi… perché gli anni cominciavano ad essere parecchi e gli acciacchi dell’età si facevano sentire… Però l’essere anziani per loro era un vantaggio: ce ne voleva di esperienza per accettare quei bambini che a volte, soprattutto all’inizio, piangevano e tiravano calci, urlavano, mordevano o strappavano. Ce ne voleva di pazienza! Lunghe ore in piedi a camminare piano, a fermarsi e poi riprendere la lenta marcia… attenti e concentrati per quei preziosi fardelli trasportati…
Ma la stanchezza e gli acciacchi lasciavano il posto ad un senso di protezione, quando la bocca spesso imbronciata di quei bimbi si apriva in un sorriso, quando le piccole mani esitanti si allungavano in eccezionali carezze, quando il naso si tuffava nei palmi di quelle piccole mani annusando il dolce, il fragile, l’indifeso…
Li hanno portati via… non abbiamo fatto in tempo a proteggerli, alla fine erano più soli ed indifesi dei nostri bambini. Li uccideranno… e mi scusino il lettori se disturbo per dei cavalli, ma per me, dopo anni in cui li ho visti lavorare, è difficile considerarli dei semplici animali».

Ed è anche difficile, aggiungiamo, non condividere le parole e lo spirito di questa bella testimonianza.
(S.B.)