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I diritti degli spettatori meno garantiti

Lo Stadio Olimpico di TorinoHo ricevuto da un amico con disabilità questa lettera, chiarissima nei contenuti e civile nel tono, che perciò vorrei sottoporre con piacere anche ai lettori di Superando.
«Mi chiamo Mattia Muratore, sono un ragazzo disabile e mi sposto utilizzando una sedia a rotelle a causa di una patologia genetica. Sono un grande amante di tutti gli sport e, in particolar modo, del calcio. Mi capita spesso di andare allo stadio, prevalentemente a San Siro, dato che abito vicino a Milano, ma vado anche molto volentieri a vedere la Juve a Torino, specialmente quando è impegnata in partite avvincenti ed emozionanti come quelle di Champions League e quando, tra studio e lavoro, riesco ad organizzarmi per andarci. Di recente, però, mi sono capitati episodi spiacevoli che intendo sottoporre alla vostra attenzione, per evitare che possano capitare anche a voi.
Così come si evince da quanto scritto sul sito www.juventus.com alla sezione Biglietti, l’accesso allo stadio per le persone diversamente abili viene disciplinato mediante una preventiva richiesta alla quale segue una conferma effettuata rispettando l’ordine di ricezione, ossia in base ad un mero criterio cronologico. Il periodo in cui poter richiedere l’accredito si apre alle ore 9 del quinto giorno lavorativo prima della gara e si chiude alle 18 del 3° giorno lavorativo prima della stessa. Purtroppo, però, ho avuto modo di constatare in prima persona che non funziona sempre così e che i criteri utilizzati dall’associazione che gestisce tale servizio per distribuire i tagliandi riservati alle persone diversamente abili sono i più vari e originali e non si basano su dati oggettivi, quali il tempo. Ho effettuato la richiesta per la partita Juventus-Chelsea del 10 marzo scorso, mandando via e-mail l’apposito modulo compilato e il mio certificato d’invalidità il 3 marzo (ossia esattamente cinque giorni lavorativi prima della gara) alle ore 9.03. Non avendo ottenuto alcuna risposta, il 9 marzo ho telefonato al responsabile di questa organizzazione. Egli non mi ha però fornito alcuna delucidazione in merito e si è anzi lamentato del fatto che io abbia osato chiedere spiegazioni sul perché non avessi ricevuto l’accredito, sebbene la mia domanda risultasse completa e fosse stata inviata secondo i tempi e le procedure stabilite da Juventus. Egli mi ha rimproverato di non avere il diritto di reclamare un posto in tribuna solo per le partite importanti e di non essere mai andato allo stadio a sostenere la squadra nelle sfide contro le squadre minori o nel periodo in cui la Juventus si trovava in Serie B.
Ora, io mi chiedo se ciò sia eticamente corretto, se si possa discrezionalmente e deliberatamente proibire ad un ragazzo disabile, che non ha altro modo di andare allo stadio se non quello di seguire questa procedura – per altro indicata direttamente dal sito di Juventus – di assistere ad una partita. Ciò che mi preme di più far capire è che il responsabile o l’intera organizzazione che si occupano di questo servizio non devono pensare di fare un favore a me o ad altri ragazzi disabili, distribuendo i tagliandi che Juventus ha messo a loro disposizione per noi. Si tratta infatti di un sacrosanto diritto, dell’unico modo che una persona disabile ha per poter andare allo stadio a vedere una partita. Ragioniamo per assurdo: se io fossi stato un tifoso del Chelsea? Italiano, ma del Chelsea. Ovviamente non sarei mai andato a vedere la Juve in altre occasioni, non avrebbe avuto alcun senso farlo. Ma trattandosi di Juventus-Chelsea, voglio seguire la mia squadra (in questo caso il Chelsea) in questa importante gara. Perché non devo poterlo fare? Perché, nonostante io abbia avanzato la mia domanda secondo le regole ed entro i tempi previsti, non devo avere diritto ad un posto in tribuna per me e per il mio accompagnatore?
Purtroppo, alle mie domande chi di dovere non ha saputo dare nessuna spiegazione, si è semplicemente attaccato a giustificazioni ed espedienti chiaramente campati per aria, lasciandomi intendere, tra le righe, che è lui e solo lui, a sua insindacabile discrezione, a stabilire chi può avere diritto ad assistere ad una gara della Juventus e chi no. Non so, ma in questi casi forse siamo di fronte ad un piccolo abuso di potere, che consiste nello stabilire insindacabilmente e senza basarsi su alcun elemento oggettivo e imparziale chi può assistere ad una partita di calcio allo stadio e chi no. Di conseguenza è triste constatare come i tifosi diversamente abili non ricevano da parte dell’associazione competente un uguale trattamento, ma partano da posizioni differenti».

Mattia ha ragione da vendere, ma la questione, ovviamente, non riguarda solo la Juventus. Si tratta infatti di un tema antico e mai risolto per bene in tutta Italia. Forse solo lo stadio di San Siro a Milano fa eccezione, perché sia Inter che Milan mettono a disposizione moltissimi posti per i tifosi disabili nel parterre della tribuna arancio, in una posizione con buona visuale e servizio di accoglienza indiscutibilmente ottimo e imparziale (ho visto spesso tifosi disabili della squadra ospite).
Ma in generale le persone con disabilità vengono trattate da “tifosi di serie B”. In sintesi ecco perché: i posti accessibili in questi grandi stadi – quasi sempre abbastanza vecchi – sono pochi e ricavati in qualche modo. Per ragioni di sicurezza non si consente ai disabili e ai loro accompagnatori di acquistare biglietti normali e andare dove meglio credono (tribuna, curva, gradinata), ma devono necessariamente accedere solo ai loro posti riservati. Per ovviare a questa ingiustizia palese, il trucco è la gratuità, sia per la persona con disabilità che per l’accompagnatore. Il che impedisce di fatto qualsiasi diritto di un normale consumatore, compresa la protesta. E apre la strada ai piccoli soprusi, alle piccole discriminazioni, persino al favorire i tifosi di casa invece di quelli della squadra ospite.
E tuttavia la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (articolo 30: Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport) è chiarissima anche sul tempo libero: nessuna discriminazione. Ecco servito un bel tema sul quale ci sarebbe bisogno di risposte tecniche e di argomenti seri. Mattia ha posto un problema reale, e quando si parla di “stile” delle squadre, forse bisognerebbe partire da qui, dai diritti degli spettatori meno garantiti, ma spesso più affezionati.

*Testo già apparso in «FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog (con il titolo Il premio “Vita indipendente”) e qui ripreso per gentile concessione.