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Un’esperienza che vale un esempio

Un mandato che si è concluso un po’ in anticipo a causa di problemi di tipo politico generale e non connessi allo specifico ambito della disabilità, quello della delegata alla Partecipazione e alla Tutela dei Diritti delle Persone con Disabilità della Provincia di Milano Ombretta Fortunati, che fino alla fine della legislatura ricoprirà quindi solo la carica di consigliere provinciale. Problemi politici che però non hanno mai impedito a Fortunati di svolgere fino in fondo e nel migliore dei modi il suo compito, come testimoniano le numerose iniziative promosse dalla sua Delega nel corso di questi anni e fino ai giorni scorsi. Tra queste ricordiamo quelle per il “durante noi” e il “dopo di noi“, i progetti legati alla Prima Comunicazione, quello denominato Figli con disabilità, le tante iniziative artistiche e culturali e quelle legate alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.Ombretta Fortunati, consigliere della Provincia di Milano Di fronte a tanto impegno, abbiamo deciso di chiedere direttamente a Ombretta Fortunati di aiutarci a fare il punto su questo lungo percorso fatto dalla Provincia di Milano in ambito di disabilità.
«L’esperienza di questi anni – ci spiega – è stata per me estremamente appagante e di grande maturazione, sotto ogni punto di vista, e considerata l’intensità con cui abbiamo lavorato, concludere in anticipo è stato effettivamente un po’ traumatico. Io però rimango consigliere provinciale ancora per un po’ e quindi continuerò a lavorare sui progetti condotti finora che fanno riferimento all’ambito della disabilità. Inoltre, chiuso l’impegno con la Delega, non chiuderò l’impegno su questi temi. Infatti, non si tratta certo di esperienze rispetto alle quali si possa semplicemente voltare pagina».

Lo immaginiamo, ma questo atteggiamento verso i temi legati alla disabilità pensa che riguardi esclusivamente lei o un po’ tutti i suoi colleghi? Ritiene cioè che vi siano delle possibilità che la Delega alla Partecipazione e alla Tutela dei Diritti delle Persone con Disabilità dalla prossima legislatura non ci sia più?
«A questo proposito, sia a livello di Consiglio Provinciale, sia da parte del movimento associativo sono emersi molti rilievi rispetto al fatto che sarebbe utile e importante che all’interno della Provincia questa Delega venisse mantenuta, indipendentemente dalla parte politica che sarà incaricata a gestirla. È stata un’esperienza nuova, che prima non esisteva, ma che ora è sentita come necessaria, soprattutto perché vista dalle Associazioni come un ponte tra loro e le persone con disabilità e le istituzioni, che troppo spesso vengono percepite come molto lontane. In fin dei conti, è stato proprio uno dei nostri impegni quello di creare una vicinanza molto stretta tra questi due mondi».

Ma nel caso in cui la sua parte politica vincesse la prossima e imminente tornata elettorale, a lei interesserebbe ancora ricoprire questo incarico, oppure sente che si tratta di un’esperienza per la quale ha già dato tutto, tra l’altro con notevole impegno?
«Assolutamente sì, se si presentasse l’occasione mi piacerebbe molto ricoprire ancora questo incarico, anche perché per i temi e i progetti portati avanti fin qui sarebbe un’ottima opportunità di continuità, quindi una cosa molto positiva. Per me quello appena trascorso è stato un periodo molto intenso, ma non faticoso, perché così entusiasmante, e lo dico seriamente. Ma staremo a vedere come andranno le cose, con il voto».

E non c’è dubbio che tanta passione e coinvolgimento traspaiano…
«Questo mi fa molto piacere, e posso dire di essere stata fortunata perché la stessa passione l’ho ritrovata anche in tanti miei interlocutori, in particolare all’interno del movimento delle associazioni. Che ritengo abbia fatto degli enormi passi avanti nell’ultimo periodo, e la Convezione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità penso lo stia aiutando a farne ancora altri. In particolare, nel capire che è necessario mettersi in rete, collegarsi, ognuno con la propria specificità, per cercare di promuovere delle azioni che superino le valenze di ciascuna associazione, più grandi e più complesse. In modo che anche il territorio riesca a giovarsi di una logica culturalmente più evoluta, soprattutto per quanto riguarda i diritti. Siamo arrivati a un punto in cui lavorare insieme – prima le associazioni tra loro, poi anche con le istituzioni – è diventata una delle espressioni più tangibili della lotta per difendere i diritti delle persone con disabilità. Un punto complesso ma fondamentale, che non si può ignorare e che bisogna realizzare appieno per poter uscire definitivamente dalla discriminazione e dallo stigma che caratterizzano ancora, spesso, la vita quotidiana delle persone con disabilità, e arrivare a una piena partecipazione di queste ultime. Ritengo che oggi non si debba più lottare per l’integrazione, ma per un’inclusione che ci veda lavorare tutti insieme, giorno dopo giorno, per una vera cittadinanza attiva».

Il suo impegno, per altro, ha avuto un riconoscimento totale anche da parte del Consiglio Provinciale. Lo dimostra l’approvazione all’unanimità dell’Ordine del Giorno che impegna il presidente e la Giunta Provinciale ad adottare la Convenzione ONU quale linea guida per le politiche sociali della vostra Provincia…
«È vero, e prima ancora che il Disegno di Legge di ratifica della Convenzione venisse approvato al Senato, diventando Legge dello Stato [la Legge 18/09, N.d.R.]. Inoltre, si è stabilito di promuovere azioni di implementazione concreta di questo importante Trattato, individuando i percorsi più opportuni sia per applicarlo correttamente sia per effettuare un adeguato monitoraggio, tutto chiaramente in stretta collaborazione con il movimento associativo».

Ritiene che, complessivamente, l’impegno della Provincia proseguirà su questi binari?
«Senza dubbio. In fin dei conti l’Ordine del Giorno approvato dal Consiglio ha una valenza importante e dev’essere applicato. Spetterà poi a ciascuno di noi – i consiglieri di oggi, quelli di domani e i cittadini tutti – essere molto attenti, in modo propositivo e non conflittuale, affinché quanto disposto venga applicato. A questo proposito, ritengo molto importante evidenziare che tutti i componenti del Consiglio hanno dimostrato in questi anni un sempre maggiore interessamento, ciascuno con la propria sensibilità, ai temi legati al mondo della disabilità e in particolare a quello dei diritti e della Convenzione, e credo veramente che d’ora in poi una particolare attenzione a tutto ciò farà parte in modo naturale delle politiche e dell’impegno di questa amministrazione».

Lei considera Libertà è partecipazione – il quaderno presentato dalla sua Delega lo scorso marzo – come una sorta di bilancio di questo mandato?
«Direi proprio di sì. Con questo volume abbiamo voluto fare un po’ di cosiddetta “restituzione”, in particolare per tutte le persone che in questi anni hanno lavorato al nostro fianco, nell’ambito della Delega. Redigere Libertà è partecipazione è stato un momento che ci ha permesso di fare un riepilogo innanzitutto della modalità che ha caratterizzato questi anni di lavoro, che è stata sempre e comunque quella partecipativa. Questo significa che non è stato fatto alcun progetto o percorso, come Provincia, senza il confronto di idee, l’apporto, le osservazioni e i suggerimenti del movimento associativo. Da cui è nata una grande ricchezza di contenuti e di idee. Innanzitutto il progetto sulla Prima Comunicazione, intesa come il momento in cui i medici parlano per la prima volta di disabilità ai genitori, nell’ambito del quale – con l’Associazione L’abilità – abbiamo condotto una ricerca presso gli ospedali per capire come si svolgeva questa delicata e importantissima fase. Da questa è stato tratto un video, sempre a cura de L’abilità e per la regia di Mirko Locatelli, nel quale sono stati intervistati alcuni genitori che hanno affrontato il tema della Prima Comunicazione dal loro punto di vista.
Questo primo punto sottolineato in Libertà è partecipazione è stato fortemente caratterizzato da una grande vicinanza con i genitori, come anche da un’attenzione e un richiamo particolari ai medici ospedalieri affinché possano apririsi al movimento associativo, che può essere davvero una grande “guida” sia per i genitori sia per loro stessi, per i quali talvolta è traumatico dover parlare di una condizione immutabile, invece che di guarigione. Si tratta di situazioni complesse, che hanno diverse valenze e vanno comprese fino in fondo, per poter riuscire a creare delle collaborazioni efficaci.
Un altro momento molto importante inserito in questo volumetto di bilancio è Figli con disabilità, un progetto che mi ha arricchita tantissimo. È stato proprio questo, infatti, che ci ha permesso di recarci sui territori della Provincia di Milano, incontrando direttamente i genitori e realizzando con loro un ulteriore volume omonimo, che recentemente è stato rivisto e che è andato ancora letteralmente a ruba, visto che parliamo già della terza edizione. Si tratta di un’opera relativamente breve, che reca principalmente le testimonianze dei genitori, e proprio per questo credo abbia suscitato un grande interesse».

I temi e le idee da lei sviluppati nel tempo sono stati veramente molti. Forse è dovuta anche a questo la grande partecipazione alla presentazione di questo bilancio, a fine marzo, cui sono intervenute molte associazioni, operatori e persone con disabilità.
«È vero. È stato un pomeriggio veramente emozionante. Per me ha rappresentato in un certo senso un momento di chiusura e puntualizzazione di un percorso e quindi un momento delicato e importante, ma è stato assai sentito anche da tutti coloro che sono intervenuti. Dopo una fase introduttiva cui ha partecipato anche Carlotta Bisio, attrice non vedente, gli interventi sul lungo percorso fatti insieme si sono susseguiti in modo partecipato e spontaneo, quasi inaspettato, tra grande concretezza, emozione e sincerità e questo mi ha fatto capire che la mia idea fondamentale di mettersi al servizio delle associazioni per realizzare una vera rete, mettendosi in gioco nel proprio ruolo, ognuno con pari dignità, è stato profondamente recepito e mi è stato restituito. Ciò mi ha dato una grande soddisfazione. Così come il rilievo dato in quell’occasione dal movimento associativo alle molteplici valenze della Convenzione, all’importanza del lavoro svolto in questo senso, soprattutto nei territori, fianco a fianco, mi ha fatto capire che l’impegno messo in questa attività è arrivato ed è stato accolto e capito, raggiungendo così uno dei suoi obiettivi».

Per reperire Libertà è partecipazione basta contattare la Segreteria della Delega sulla Disabilità, che rimarrà attiva presso la Provincia anche nelle prossime settimane. Questa è un’indicazione importante da dare, visto che uno degli aspetti più significativi dei testi da voi prodotti è il fatto che essi rappresentano delle vere e proprie guide, ricche di indicazioni e suggerimenti pratici, sempre all’insegna del motto «poche chiacchiere e tanta concretezza», di cui si parlava prima…
«Esatto, tutte le pubblicazioni realizzate in questi anni sono state proposte in quest’ottica e con l’idea di far capire a quanti affrontano determinate situazioni difficili che non sono soli e che vengono sviluppate molte belle esperienze che li possono interessare, che però spesso rimangono isolate o vengono poco valorizzate. Per questo i convegni che abbiamo promosso sono stati momenti di riflessione in cui abbiamo cercato proprio di mettere in luce le esperienze positive concretizzate sul territorio. Credo che sia stato un lavoro molto importante, poiché adesso anche altri possono riferirsi a quanto abbiamo fatto e dare vita a progettualità simili, ma nuove, sviluppando quanto è stato seminato per mettere a disposizione di un numero sempre maggiore di persone questi strumenti, affinché possa prendere forma una rete fitta e forte, adatta al confronto, al sostegno, all’aiuto e allo scambio. È stato il filo conduttore di tutto il mio impegno e della mia attività cercare di lasciare dei percorsi e delle modalità di lavoro che anche dopo, indipendentemente da chi ci sarà al mio posto, possano essere replicabili, non solo nella nostra provincia, ma anche in altri territori, in altri Comuni».

Il progetto Figli con disabilità immaginiamo continuerà, nonostante la fine del vostro mandato.
«Certamente, questo progetto è stato avviato e verrà portato avanti dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), coordinatrice fin dall’inizio e dalla rete del movimento associativo nei vari, singoli territori, talvolta anche con la partecipazione attiva dei Comuni. Si fa abbastanza, ma si può fare ancora di più per accompagnare le famiglie, stare loro vicino, non lasciandole nell’isolamento in cui esse si sentono. È stato proprio questo uno degli aspetti più drammatici che ci ha fatto capire, fin dall’inizio, su quali piani e ambiti era utile che ci muovessimo». Giampiero Griffo, di DPI International, ha partecipato ai lavori che hanno portato alla stesura del testo finale della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

Dopo la sua proposta nei mesi scorsi di cercare di “progettare per tutti” in occasione dei lavori per l’Expo del 2015, sa se questo suggerimento sia stato accolto?
«Devo ammettere che mi è sembrata un’occasione troppo importante, avendo davanti a se la Provincia di Milano – dal cittadino alle istituzioni – un impegno di molti anni e molti interventi da realizzare, per non far presente che in una simile circostanza è fondamentale utilizzare le ingenti risorse verso la progettazione per tutti, soprattutto coinvolgendo fin dall’inizio il movimento associativo delle persone con disabilità, visto che se si progetta insieme, poi non è necessario “mettere delle pezze”, spesso molto costose.
Quello che sto cercando di comunicare in questo senso è che dobbiamo modificare la nostra ottica in un’ottica di inclusione immediata. Per fare un esempio, si parla in questo periodo della realizzazione a Milano della quarta linea della metropolitana. Ecco, io vorrei che questo progetto venisse veramente curato nel migliore dei modi da un punto di vista dell’accessibilità, quindi non solo prevedendo ascensori e rampe, ma in modo tale che tutta la fase di progettazione delle carrozze e di tutti gli altri servizi correlati tenesse conto di questi principi, a testimonianza – anche con i fatti – di un’inclusione reale. Soprattutto guardando a tutte le disabilità, non solo quella fisico-motoria, ma anche quelle visive, percettive, sensoriali e intellettive. È il principio dell’utenza ampliata che ci riporta a quello dell’universalità dei diritti, il quale a sua volta – prendendo spunto dalla realtà delle persone con disabilità – ci porta ad affermare che chiunque di noi deve poter accedere a qualsiasi bene o servizio presente sul territorio nella maniera più agevole possibile».

Qualche settimana fa la sua Delega ha organizzato un convegno sul tema della Convenzione ONU come strumento di azione locale, cui ha partecipato il dirigente ministeriale Romolo De Camillis. Che impressione ha avuto dello scenario futuro a livello nazionale delineato da quest’ultimo?
«Quell’incontro si inseriva in un progetto più ampio, basato sul Manuale di Formazione sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità, steso dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) e da DPI Italia (Disabled Peoples’ International), insieme alla rete associativa di persone con disabilità della Mongolia e da noi tradotto. A questo proposito, una delle cose più interessanti da osservare sta proprio nel fatto che noi italiani abbiamo potuto avvalerci di un volume realizzato in un Paese in via di sviluppo, la Mongolia appunto. Un testo utile, fatto molto bene, che riprende gli articoli della Convenzione e in più dà una lettura concreta di come si può fare per promuoverla e implementarla. Un lavoro importante a livello internazionale, che potrà certamente essere utile anche ad altri Paesi. Da quello specifico incontro è emersa l’importanza di come possiamo provare a leggere anche quanto è già stato già fatto – non solo quanto ancora dobbiamo fare – alla luce della Convenzione, dei suoi princìpi e delle sue logiche. In quell’occasione, infatti, alcuni referenti di associazioni ed enti del territorio ci hanno proposto delle buone prassi che andavano veramente ad affondare le radici nella logica della Convenzione e venivano valorizzate se analizzate nella sua ottica. Quindi adesso che disponiamo di questo straordinario Trattato non significa che dobbiamo “rifare tutto”, ma possiamo iniziare rileggendo e analizzando “nell’ottica della Convenzione” i progetti che abbiamo fatto: scopriremmo che molti rispondono già ai princìpi in essa contenuti.
Per quanto riguarda Romolo De Camillis, egli ha sottolineato che ci sarà la possibilità di avere un Osservatorio che, insieme al movimento associativo, lavori proprio sui temi della Convenzione, per renderla praticabile. E io credo che – avendo l’Italia votato anche il Protocollo Opzionale, che puntualizza la necessità di monitorare e rendere conto di quanto fatto concretamente, non solo a parole o sulla carta – tutti insieme dobbiamo fare in modo che ciò avvenga. Serve una stretta vicinanza tra le persone con disabilità, i loro familiari, gli operatori e tutti i cittadini, affinché vengano realmente applicate quante più disposizioni possibili. L’idea che ho proposto io al convegno è che l’organismo dell’Osservatorio potrebbe essere lanciato anche a livello locale. Questo, da un lato per avere delle interfacce più vicine alla quotidianità della vita delle persone con disabilità, quindi sul territorio, dall’altro per fare promozione di interventi e attività – che emergono più facilmente stando a contatto con il territorio stesso – verso il Governo e l’Osservatorio centrale. Ritengo che la Convenzione, per non rimanere lettera morta, debba essere fatta vivere a fianco delle persone, tutti i giorni».

La Convenzione non dà vita a nuovi diritti, ma lei crede veramente che rafforzerà quelli esistenti o il suo è più che altro un auspicio?
«Io credo fermamente che la Convenzione sia uno strumento che potrà avere molti risvolti positivi, per esempio quello di far uscire dall’autoreferenzialità il movimento associativo, portando tutti a mettersi in gioco, ciascuno nel suo ruolo, con senso di responsabilità. È una grande occasione e uno stimolo enorme a fare e a non tornare indietro. Come ribadito nella Convenzione, è fondamentale infatti vedere le persone con disabilità in continua evoluzione, in continuo cambiamento, sfruttando sempre di più e meglio le varie potenzialità di ciascuno. Non tornare mai indietro significa che magari si possono fare dei passi avanti molto molto piccoli, quasi impercettibili, ma comunque avanti, verso una sempre maggiore autonomia delle persone con disabilità». (Crizia Narduzzo)

Per ulteriori informazioni:
Delega alla Partecipazione e alla Tutela dei Diritti delle Persone con Disabilità della Provincia di Milano
– Segreteria: tel. 02 77402363-2762, segr.delegadisabilita@provincia.milano.it – Ufficio Stampa (Alice Prencipe): tel. 02 80649207, alice@soundpr.it.