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La Salute è un diritto: non bisogna tagliare, ma spendere meglio

Due persone in carrozzina in una struttura sanitariaTina Anselmi, don Luigi Ciotti, Silvio Garattini: sono solo alcuni dei nomi illustri che hanno sottoscritto l’appello lanciato qualche tempo fa, denominato SOS Sanità. La Salute è un diritto: non tagliare, spendere meglio, che è stato inviato in questi giorni al presidente del Consiglio e a quello della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, in vista di un loro incontro dedicato al conflitto apertosi tra Governo e Regioni sul cosiddetto nuovo “Patto della Salute”. Un incontro – va detto – inizialmente previsto per il 17 settembre, ma rinviato poi a data da destinarsi.

«Il Servizio Sanitario del nostro Paese – si scrive nella presentazione dell’appello, che nel solo mese di agosto ha raccolto già un migliaio di firme – ha il compito delicato ed essenziale di garantire ai cittadini il diritto alla salute e alle cure sancito dalla nostra Costituzione. Per questo ha bisogno di stabilità, di buon governo e di certezze sui finanziamenti. E invece non riceve più le risorse necessarie al suo buon funzionamento. Con le Leggi Finanziarie, nel biennio 2010-2011, sono stati programmati cinque miliardi di euro di riduzioni di spesa (sette miliardi rispetto all’attuale Patto per la Salute). Nel 2010, per la prima volta nella storia del Servizio Sanitario Nazionale, il finanziamento sanitario è addirittura inferiore all’anno precedente, persino in valori assoluti (402 milioni di meno). Mentre sparisce il Fondo per la Non Autosufficienza (400 milioni). Così si peggiorano i servizi e non possono essere garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza ai cittadini, soprattutto ai più fragili. E si può interrompere il faticoso percorso di risanamento delle Regioni impegnate nei piani di rientro dai disavanzi».
E del resto, sul prossimo incontro con il presidente del Consiglio, il presidente della Conferenza delle Regioni e Province Autonome Vasco Errani ha già fatto sapere che si tratterà nel complesso di «una discussione impegnativa, per via di alcune questioni che le Regioni hanno posto in premessa: dal finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale per il 2010-2011, a nostro parere sottostimato di circa 7 miliardi, al tema dei ticket, a quello delle risorse dell’extrasconto sui farmaci».

«Ridurre il finanziamento per il servizio sanitario – scrivono ancora i promotori dell’appello SOS Sanità – non ha alcuna giustificazione. In Italia, in questi anni, la spesa in rapporto al PIL [Prodotto Interno Lordo, N.d.R.] è rimasta nella media sia dei Paesi dell’Unione Europea che di quelli dell’OCSE [Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, N.d.R.]. E anche le proiezioni di spesa dei prossimi anni sono in linea con quelle degli altri Paesi europei. Il prossimo Patto per la Salute tra Governo e Regioni deve dunque adeguare il finanziamento per la sanità, seguendo le linee già indicate dall’attuale Patto della Salute (che prevedeva un aumento annuo del 3,7%). La crisi non può essere usata come scusa, la spesa sanitaria svolge una funzione anticiclica e di investimento pregiato anche per la ripresa dello sviluppo».

L’esigenza di «spendere meglio» è uno dei passaggi fondamentali contenuti nel testo dell’appello. Vi si scrive infatti che «la spesa sociale e sanitaria va usata con rigore e serietà: è spesa preziosa che serve a tutelare in primo luogo le persone più fragili. La sua efficienza e la sua efficacia sono obiettivi irrinunciabili. L’esperienza delle Regioni più virtuose, al contrario di quelle dove si concentrano gravi disavanzi, insegna che il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con una coraggiosa riorganizzazione dei servizi sanitari: il ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare), il governo degli accreditamenti, l’integrazione fra sociale e sanitario».
Viene pertanto ritenuto quanto mai necessario «riportare al centro i diritti», dal momento che «la riduzione dei finanziamenti oggi fa il gioco di chi vuole usare il federalismo fiscale per ridimensionare il Servizio Sanitario Nazionale e così compromettere l’universalità del diritto alla Salute in tutto il Paese. Indebolendo il Servizio Sanitario Nazionale si rischia di aprire la strada, come vagheggia lo stesso Libro Bianco sul welfare, a un sistema “semi mercantile”, nel quale la Sanità sarà diseguale e più costosa, come ai tempi delle vecchie mutue».
«Vogliamo fermare questa deriva – conclude il testo elaborato dal Comitato Promotore di SOS Sanità – e riportare al centro di ogni decisione la persona, i suoi bisogni, i diritti di cittadinanza sanciti dalla Costituzione». (S.B.)

Le raccolte di firme e le iniziative di mobilitazione di SOS Sanità proseguono per tutto il mese di settembre. Per sottoscrivere il documento e per ulteriori informazioni: sossanita@gmail.com.