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La sofferenza dell’integrazione scolastica

Ragazza in carrozzina all'interno di un'aula scolastica affollataChe la scuola italiana non goda di buona salute non è una notizia, purtroppo, dell’ultima ora. Ma a destare sempre maggiore preoccupazione e sconcerto tra le associazioni e le organizzazioni che in Italia si occupano di difendere e tutelare i diritti delle persone con disabilità sono le condizioni critiche in cui gli alunni con disabilità sono costretti a esercitare il loro diritto allo studio, com’è stato rimarcato nel corso di una conferenza stampa convocata il 10 giugno a Roma, presso il Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio – SPES [se ne legga la presentazione in questo sito, cliccando qui, N.d.R.].
Nei fatti, il percorso formativo degli alunni con disabilità è messo seriamente in discussione da scelte economiche e operative che, invece di agevolarlo, lo ostacolano concretamente: la formazione di classi di venticinque-trenta alunni, gli avvicendamenti e i ritardi nelle nomine degli insegnanti di sostegno, la mancanza di un tetto massimo di alunni con disabilità nella stessa classe, la consuetudine di accorpare gli alunni con disabilità con un unico insegnante di sostegno fuori della classe, l’utilizzo dell’insegnante di sostegno per supplenze. Unica nota positiva: la deroga del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca rispetto al numero delle ore di sostegno assegnate, qualora non siano sufficienti a garantire la qualità dell’insegnamento.

Gli strumenti legislativi utili proprio a promuovere e a tutelare l’inclusione scolastica delle persone con disabilità esistono, ma sono spesso ignorati, non rispettati o “dimenticati”. In questo senso, le associazioni* che hanno sottoscritto i contenuti del presente testo affermano ancora una volta: la Legge Quadro 104/92, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – ratificata lo scorso anno dal nostro Parlamento (Legge 18/09) – le Linee Guida Ministeriali del 4 agosto 2009 e la recente Sentenza n. 80/10 della Corte Costituzionale, che ha riconosciuto come essenziale il diritto costituzionalmente garantito dell’inclusione scolastica.
L’indagine conoscitiva promossa dal Ministero per rilevare il numero delle classi in cui fossero presenti «più di 2 alunni con disabilità» ne ha registrate oltre 5.500. Inoltre i dati raccolti da una recente indagine conoscitiva promossa dal CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) dimostrano che il 37% delle classi frequentate da alunni con disabilità supera il limite dei 22 alunni, nonostante le disposizioni contenute nel  DPR 81/09 (articolo 5, comma 2).

«Contestiamo l’ottica esclusivamente economica – ha spiegato Sergio Silvestre, coordinatore nazionale di CoorDown – con cui sono state prese decisioni che determinano in maniera negativa non solo l’integrazione, ma l’apprendimento e la formazione di tutto il gruppo classe. Sono 18.000 gli alunni con disabilità che si trovano in condizioni precarie in classi sovraffollate, ma addirittura 150.000 gli alunni complessivi – disabili e normodotati – che non riusciranno ad avere una scuola di qualità».
Le organizzazioni di volontariato e le associazioni che a vario titolo si occupano della difesa e della tutela dei diritti delle persone con disabilità hanno già inviato una lettera-appello al Ministero, il 10 maggio scorso, senza ottenere riscontro alcuno. Oggi, dunque, tornano a chiedere con forza, sulla base della citata Giurisprudenza, risposte concrete per la realizzazione fattiva dell’inclusione scolastica e la garanzia che si mettano in atto – già a partire dal prossimo mese di settembre – tutte le azioni utili e indispensabili per iniziare correttamente il nuovo anno scolastico.Le associazioni stesse hanno sollecitato a tal proposito la convocazione al Ministero entro la prima metà del mese di luglio.
Ragazzo con disabilità a scuolaNello specifico le questioni per le quali urgono interventi immediati, riguardano:
– il sovraffollamento delle classi in cui sono inseriti alunni con disabilità (si chiede il rispetto del DPR 81/09, che prevede un massimo di 20 alunni per le classi in cui sono iscritti alunni con disabilità);
– la definizione di un tetto massimo del numero degli alunni con disabilità all’interno della classe frequentata;
– l’assegnazione di ore di sostegno didattico sulla base «delle effettive esigenze del singolo alunno», come sancito dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/10;
– la necessità di assicurare la continuità educativo-didattica tanto dei docenti per il sostegno quanto di quelli curricolari;
– la formazione, non più procrastinabile, sulle tematiche dell’inclusione scolastica, che dovrebbe essere resa “obbligatoria” per i docenti curricolari e di sostegno e i dirigenti scolastici in servizio;
– l’aggiornamento obbligatorio per i docenti nominati su posto di sostegno e privi di titolo specifico, siano essi di ruolo o non di ruolo;
– l’abolizione delle aree disciplinari per il sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado;
– la definizione di indicatori di qualità dell’inclusione scolastica, la cui mancanza nuoce non solo a un proficuo apprendimento degli alunni con disabilità, ma anche a quello dei loro compagni;
– un’adeguata formazione per tutti gli aspiranti docenti, comprendente i contenuti afferenti l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. In particolare, nella fase transitoria si chiede un aumento a 31 CFU [Crediti Formativi Universitari, N.d.R.] sulla formazione per gli aspiranti docenti della scuola secondaria. In tal senso è noto che nello schema di regolamento sulla formazione iniziale dei docenti, il Ministero, per la prima volta, ha previsto 31 CFU per i soli docenti di scuola dell’infanzia e primaria, ma solo 4 CFU per i futuri docenti di scuola secondaria. Eppure la Giurisprudenza della Corte Costituzionale ha garantito il diritto pieno e incondizionato all’inclusione anche in questi ordini e gradi di scuola.

In caso dunque di ripetuto silenzio da parte del Ministero, per sensibilizzare l’opinione pubblica e per denunciare il mancato rispetto del diritto allo studio degli alunni con disabilità, le associazioni saranno costrette a mettere in atto azioni mirate e incisive, tra cui l’abbandono del tavolo dell’Osservatorio Ministeriale, azioni legali per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nelle aule, l’invio al Ministero stesso e al presidente della Repubblica di cartoline di protesta da parte degli alunni con disabilità e dei propri compagni di scuola, per denunciare la situazione insostenibile delle classi e infine una manifestazione nazionale a Roma il primo ottobre.
Le associazioni chiedono in conclusione che il diritto allo studio degli alunni con disabilità sia sempre esercitato in modo che il percorso scolastico diventi per loro quell’opportunità di crescita e conoscenza a cui non possono e non devono rinunciare per diventare cittadini di una società “fattivamente inclusiva”. (Federico De Cesare Viola)

*I contenuti del presente testo sono stati sottoscritti da: CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down), ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili), ENS (Ente Nazionale Sordi), CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno) e MoVI (Movimento Volontariato Italiano).

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa CoorDown, tel. 339 5390620, ufficiostampa@coordinamentodown.it.