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L’elefante e il falco

Copertina del libro «L'elefante in carrozzina»A dire il vero si conoscevano già, Gianni Baini e Luigi Falco. Erano dieci anni che si salutavano, nelle occasioni sociali offerte dalla loro parrocchia. Ma al saluto non seguiva una frequentazione. Finché un bel giorno Gianni – in carrozzina dalla nascita per una tetraparesi spastica – si avvicina a Luigi per chiedergli aiuto. È in crisi e sa che Luigi è un insegnante di sostegno. Si immagina che in qualche modo potrà aiutarlo. Luigi lo ascolta e ci pensa. Non gli viene in mente subito una risposta, ma poi capisce che una strada per riportarlo alla fiducia in se stesso potrebbe essere quella di raccontare la sua storia. Scrivere un libro, insomma. Per gli amici, all’inizio, ma poi, quando una casa editrice mostra interesse, la faccenda incomincia a diventare complessa ed eccitante. La cosa più eccitante, però, rimane il fatto che, per scrivere il libro, Gianni e Luigi, entrambi attorno alla quarantina, si sono incontrati quasi tutti i giorni e lo stimolo creativo ha procurato una salda e appassionante amicizia.
Titolo del libro – neanche un centinaio di pagine – è L’elefante in carrozzina. Oltre i limiti della diversità. A pubblicarlo è stato Armando Editore (Roma, 2010).

Innanzitutto sveliamo subito il mistero del titolo. «In effetti non sono esilissimo – rivela Gianni -, ma la parola “elefantone”, che è un soprannome datomi dagli amici, si riferisce sia al mio modo di muovermi e abbracciare che a quello di entrare dentro alle persone, lasciare un segno che non è proprio leggero».

Come vi siete organizzati – chiediamo a Luigi – per scrivere il testo?
«Ci incontravamo frequentemente, a casa mia, sua o nei posti più strani, come quando andavo in piscina ad accompagnare mio figlio. Ho sottratto tempo ai miei figli e a mia moglie e anche per questo li ho poi ringraziati nel libro».
Quanto ci avete messo a concludere il lavoro?
«Due mesi, tra marzo e maggio del 2010. Ho insistito con Gianni per partire dalla sua nascita e arrivare ai giorni nostri, rispettando un certo ordine cronologico. All’interno del percorso abbiamo riflettuto su alcuni aspetti che secondo noi possono interessare. Infatti, la biografia fine a se stessa non ci piaceva: volevamo che contenesse un messaggio. Di solito chi ci legge dice che abbiamo creato un testo che sta tra il racconto, il saggio e, appunto, la biografia».
La casa editrice che vi ha pubblicato lo ha fatto a pagamento?
«Sì. Abbiamo pagato la stampa delle copie in anticipo. Siamo però riusciti a contattare enti e associazioni sensibili al tema che hanno contributo al pre-acquisto. Il loro interesse è stata una sorpresa incredibile. Finora abbiamo venduto circa settecento copie. Gianni è molto noto in paese e questo può spiegare il successo nel territorio. Oltre quei confini, è stata una scommessa vinta».
Tra le pagine le citazioni sono molte.
«È vero. Le ho cercate per arricchire i contenuti. Amo cercare citazioni anche quando faccio tesine per la scuola. A volte mi venivano in mente subito e poi però cercavo la dicitura precisa».

Che effetto fa – chiediamo in questo caso a Gianni – leggere la propria biografia scritta in terza persona?
«Mi sembra di leggere la vita di un altro. È un’emozione particolare. Luigi l’ha scritta bene, è proprio così che sono andate le cose».
Gianni Baini e Luigi Falco presentano il loro libroGrazie al libro la tristezza se n’è andata?
«Mi sono rimotivato. La mia vita è più movimentata ora. A volte non ho impegni, ma in certi momenti sono fuori casa tutto il giorno. Ho preso più coraggio e ho un sacco di idee, anche se  faccio sempre i conti con la mia disabilità. Restano infatti il desiderio di trovare un lavoro e di abitare fuori dalla casa dei miei genitori, che mi trattano come un “eterno bambino”. Finché questo non si realizzerà, sperimento un senso di frustrazione, anche se ora ho aderito a un progetto di Vita Indipendente e almeno ho un assistente personale. Mentre con il primo ho avuto problemi di incompatibilità caratteriale, ora mi trovo benissimo».
L’amicizia nata con la stesura del testo continua?
«Continuiamo a vederci. Ci si chiama al cellulare tutti i giorni e quando si può ci si incontra. Anche perché la promozione del libro è impegnativa e ci sono interviste e presentazioni. Ho anche creato uno specifico sito internet».

Nel libro si parla della fede religiosa, che per entrambi ha molta importanza. Cosa significa per voi?
Luigi: «Ci siamo incontrati grazie alla religione. La fede è anche il motivo dominante che ci ha dato la forza di portare avanti questa esperienza».
Gianni: «La fede me l’ha trasmessa la nonna materna, una persona particolare di cui parliamo nel libro. Anche se la vedevo poco, ricordo che era tranquilla, pregava e nonostante le tantissime difficoltà, aveva sempre il sorriso sulle labbra. Se non avessi la fede, forse non starei nemmeno qui. Credo che una grazia che Dio mi ha fatto sia quella di stare con serenità sulla carrozzina».

Nel libro emerge forte il bisogno di essere accolti nella propria autenticità. Perché, Gianni, credi che a volte sia difficile che questo accada?
«Lo è solo al primo incontro, quando le persone rimangono colpite dalla mia limitazione fisica e guardano solo quella. Conoscendomi il loro sguardo cambia».

A questo punto Luigi chiede di poter aggiungere qualcosa: «Nonostante io sia un insegnante di sostegno, ricordo che quando ho incontrato Gianni mi sentivo in imbarazzo, non sapevo cosa chiedergli e se quello che dicevo andava bene. Nella testa di molti c’è ancora l’idea che chi ha una disabilità fisica ce l’abbia anche intellettiva».

Concludiamo chiedendo a Gianni di trovare un animale per descrivere Luigi. Ci mette un po’ a decidere e alla fine sceglie una strada facile: «Mi affido al suo cognome e dico che è un “falco”».
L’immagine del falco, anche se forse non troppo sentita, abbiamo deciso di tenerla: perché il falco e l’elefante sono due animali davvero diversi, ma entrambi potenti. In qualche modo le loro qualità si compenetrano, come forse i caratteri e le qualità dei due amici, il cui incontro ha portato alla creazione di un libro vivace, organizzato in capitoletti aperti dalle simpatiche illustrazioni della disegnatrice, cantante e parrucchiera Arianna Bassi.

*Servizio pubblicato dal n. 174 di «DM», periodico nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il titolo L’elefante in carrozzina, qui ripresa per gentile concessione, con lievi riadattamenti.