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Perché continuare con quella disinformazione sui «falsi invalidi»?

Pagine di giornale accartocciate«La tesi contenuta in questo lavoro – scrive Natascia Curto nell’Introduzione alla sua ricerca intitolata Falsi invalidi: dibattito politico, controlli e provvedimenti di riduzione della spesa, condotta nell’ambito di un Master in Economia e Politica Sanitaria per l’Università di Torino – è che il fenomeno dei “falsi invalidi” sia stato, dal 2008 a oggi, oggetto di una montatura mediatica che ne ha travisato gli elementi caratteristici ed esagerato le dimensioni. Ripercorrendo le fasi salienti della vicenda, si potrà vedere come i soggetti in causa – l’INPS e i media in particolare – facciano fin dall’inizio un utilizzo strumentale e fazioso degli eventi». E prosegue: «Il fenomeno delle truffe allo stato in materia di invalidità civile senz’altro esiste nel nostro paese. E tuttavia sull’entità del fenomeno e sul costo che questo ha sulle casse dello stato non sembra ci sia alcuna intenzione di fare chiarezza. Il procedimento sembra invece l’opposto: sovrapporre alle informazioni ipotesi e dati non pertinenti creando confusione nell’opinione pubblica rispetto alla natura e all’entità del problema. Sono i falsi invalidi a pesare sulle casse dello Stato o sono gli invalidi in generale? La seconda tesi è tutt’altro che implicita nelle dichiarazioni ufficiali di Ministri e leader politici della Maggioranza».
Non può certo stupire, dunque, che la stessa Natascia Curto – nota ai nostri Lettori anche per aver dato recentemente alle stampe, insieme a Cecilia Maria Marchisio, il volume
Caregiving familiare e disabilità gravissima (se ne legga cliccando qui) – dopo aver letto sulla «Stampa» del 15 ottobre scorso l’articolo di Raphael Zanotti, intitolato Falsi invalidi, un conto da 90 milioni e di cui si era già occupato nel nostro sito Giorgio Genta (se ne legga cliccando qui), abbia preso carta e penna e si sia rivolta direttamente al direttore del quotidiano torinese Mario Calabresi. Questa la sua lettera.

Gentile Direttore, le scrivo perché ho molto rispetto del suo giornale e conosco la sua attenzione a un’informazione corretta e di qualità. Proprio per questo mi ha fatta trasalire leggere sulla «Stampa» del 15 ottobre l’articolo Falsi invalidi, un conto da 90 milioni, a firma di Raphael Zanotti.
Mi sono recentemente occupata del tema nell’ambito di un Master in Economia e Politica Sanitaria. Si è trattato di un lavoro di ricerca di qualche mese, che le invio, sperando possa esserle utile per avere un quadro più articolato dell’argomento.
L’articolo di Zanotti riprende in pieno i maggiori stereotipi ed equivoci circolati sulla vicenda negli scorsi anni, presentando gravi errori e dati non verificati.

Le indico solo tre punti di tutti quelli che avrei in mente, non per tediarla, ma solo affinché la mia non sembri una polemica strumentale e infondata.
1. Il dato del 22,9% di revoche è errato ed è stato smentito dall’INPS stesso, con un comunicato stampa del 2 marzo 2011 dal titolo Verifiche straordinarie delle pensioni di invalidità civile, disponibile sul sito dell’Istituto.
2. In ogni caso, l’11% di 200.000 è 22.000 e il 23% di 100.000 è 23.000. La somma fa 45.000, non 77.000.
3. L’equivalenza numero delle revoche-numero delle truffe è del tutto impropria. I motivi della revoca, infatti, possono essere diversi dalla scoperta di una frode e li elenco nel dettaglio all’interno della mia ricerca, alle pagine 30-31 di essa.
A mio parere, prima di utilizzare un linguaggio aggressivo e diffamante (la “piaga dei falsi invalidi”, “furbetti”, “sbugiardati”…) sarebbe stato per lo meno necessario verificare le informazioni.

Direttore Calabresi, io credo che lei sia tra coloro che nel nostro Paese conoscono il valore e il potere dell’informazione nella formazione dell’opinione pubblica. La trattazione mediatica del tema dei falsi invalidi va avanti da qualche anno e le parole pesanti, i “fatti” mai verificati, vengono ripetuti come un’eco in ogni contesto, fino a diventare – per l’opinione pubblica – veri.
Gli aneddoti come quello su cui si dilunga l’autore dell’articolo servono poi da cornice all’immaginario, rappresentando, in un momento di crisi come questo, il truffatore felice che si gode la vita (in spider, facendo il ballerino, suonando nella banda..) a nostre spese. Questo ha conseguenze molto gravi per chi quella situazione la vive sulla sua pelle e si trova, oltre alle difficoltà quotidiane, caricato di un’immagine mediatica negativa.
Ma mi preoccupo forse di più per tutti gli altri, per i Cittadini che non hanno modo di verificare le informazioni, e si fidano e si affidano ai loro media di riferimento, venendo un po’ traditi quando questi rendono una realtà troppo parziale per essere sufficiente strumento di conoscenza e decisione.
Mi piacerebbe prima o poi non trovarmi più così spesso arrabbiata e ferita leggendo i giornali, a chiedermi con quale coscienza e perché vengano offerte certe rappresentazioni.

Sulla questione trattata nel presente servizio, suggeriamo anche la lettura di:
«Falsi invalidi»: tra bugie e incompetenza (di Carlo Giacobini, cliccare qui)
– Ma chi paga per questa vergogna? (di Franco Bomprezzi, cliccare qui)
– E continuiamo a far del male ai disabili (veri), parlando di «falsi invalidi»… (di Giorgio Genta, cliccare qui)
La ricerca di Natascia Curto, più volte citata, è disponibile integralmente cliccando qui.