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L’assistenza all’autonomia e alla comunicazione è un diritto soggettivo

mano di bimbo che cancella alla lavagnaLa Sezione Prima del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sardegna, presieduto da Aldo Ravalli – che è stato anche l’estensore del provvedimento – ha condannato la Provincia di Cagliari, con la Sentenza n. 00034/12, depositata il 13 gennaio scorso, a integrare le ore di assistenza educativa specialistica a un alunno con autismo frequentante una scuola superiore, affermando il principio secondo cui «l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, al pari dell’assegnazione delle ore di sostegno, costituisce diritto fondamentale che va comunque assicurato all’alunno disabile».
Gli Enti Locali devono quindi garantire il diritto all’assistenza educativa degli alunni con disabilità, consistente, per usare le parole della Sentenza, «nell’aiuto personale di cui l’alunno ha bisogno per soddisfare tutte le esigenze di ordine materiale che insorgono durante la sua permanenza a scuola, al fine di assicurargli la possibilità di frequentarla».
Il TAR ha anche riconosciuto il diritto della famiglia, difesa dall’avvocato Giulia Andreozzi, al risarcimento del danno esistenziale subìto nei mesi in cui la presenza dell’assistente alla comunicazione non è stata assicurata per il numero di ore necessarie a garantire il diritto allo studio e al benessere dell’alunno.

È una bella storia, quella di Gabriele, un ragazzo con grave autismo che frequenta la terza classe dell’ITC Sergio Atzeni di Capoterra (Cagliari), seguendo una programmazione ministeriale semplificata, ma con l’obiettivo del raggiungimento del diploma di Stato; egli comunica grazie all’ausilio di un educatore, scrivendo su un computer e viene valutato in classe secondo il metodo della comunicazione aumentativa; quest’anno gli sono state assegnate solo sei ore (il primo anno diciotto, il secondo dodici, sempre a inizio d’anno inoltrato e su progetto personalizzato): impossibile, dunque, programmare un qualsiasi intervento educativo e didattico!
«È triste constatarlo – afferma Marcello, padre di Gabriele – ma sembra proprio che i diritti delle persone con disabilità vengano riconosciuti oggi solo dai Tribunali: nell’arco di un anno e mezzo, infatti, è la terza volta che ci siamo rivolti al TAR, che per fortuna ribadisce quei diritti che, nel caso di mio figlio, ma di tanti altri, vengono sistematicamente violati. Inoltre, tale violazione costringe noi famiglie a sopperire economicamente a questi disservizi, con l’utilizzo di risorse proprie che dovrebbero trovare ben altra destinazione. E tuttavia, pur con tante difficoltà, quello di Gabriele è un percorso esemplare che serve da stimolo a tanti altri ragazzi e che va valorizzato».

«Crediamo profondamente nell’inclusione scolastica – dichiara Francesca Palmas dell’ABC Sardegna (Associazione Bambini Cerebrolesi), vicepresidente della Consulta delle Persone con Disabilità della Provincia di Cagliari – e questa ulteriore Sentenza ci dà appoggio, confermando quanto sosteniamo. Purtroppo le famiglie vivono sulla loro pelle l’effetto dei pesanti tagli alle politiche sociali e scolastiche, compresi quelli agli Enti Locali che sappiamo erogano servizi essenziali. E tuttavia i Tribunali non solo Sardi, ma quelli di tutta Italia, continuano ad affermare che i diritti costituzionalmente garantiti non possono essere soggetti a contenimento della spesa. Certo, resta ancora tanto da fare e il processo inclusivo, sempre in divenire, richiede l’impegno di tutti e un lavoro di rete programmato e condiviso, dal momento che non  basta applicare sterilmente la normativa».

«Se ora dunque è stabilito che gli alunni con disabilità hanno un diritto soggettivo all’assistenza scolastica – continua Palmas – in maniera diversa per ogni singolo studente, chiediamo il rispetto della Sentenza e un maggiore impegno anche in un periodo di crisi: la Provincia e in generale gli Enti Locali – che hanno un ruolo fondamentale per l’affermazione del diritto allo studio degli alunni con disabilità – hanno il dovere di stanziare risorse congrue dal Fondo Unico Indistinto, che finanzia appunto gli Enti Locali e le Province, magari tagliando qualche spesa superflua non indispensabile – qualche “festa” in meno ad esempio – e senza appoggiarsi sulle risorse aggiuntive della Regione Sarda. Dal canto suo, però, anche la Regione Sardegna faccia il proprio dovere, con scelte di maggiore corresponsabilità anche finanziaria, perché i livelli essenziali siano garantiti in tutto il territorio!».
«La Regione, infatti – spiega l’esponente dell’ABC Sardegna -, stanziava 5 milioni di euro proprio in favore degli Enti Locali, per il supporto organizzativo degli studenti con disabilità, cifra che sembrava letteralmente “sparita” dalla Legge Finanziaria Regionale per il 2012, attualmente in discussione in Consiglio Regionale, e che sembrano oggi reintegrati per soli 4 milioni. Ora però, dato l’aumento degli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado, che attualmente sono 4.371, sarebbero necessari più fondi, proprio per  migliorare la qualità stessa dei servizi erogati. Pertanto, con la Finanziaria in discussione in Consiglio Regionale, servirebbe non solo il ripristino del milione di euro mancante, ma anche altri due milioni in favore degli Enti Locali, per far fronte a spese che sono assolutamente obbligatorie».
«E iIn ogni caso – conclude Palmas – le risorse impiegate rappresenterebbero sicuramente un buon investimento per migliorare non solo l’inclusione delle persone con disabilità nella scuola, ma anche nella società. Le famiglie non vogliono “servizi a pioggia” ma che essi siano condivisi, personalizzati e coprogettati con le Istituzioni». (ABC Sardegna)

Per ulteriori informazioni: abc@abcsardegna.org o francesca@abcsardegna.org (Francesca Palmas).