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Riforma del lavoro tra luci e ombre

Particolare di donna con disabilità al lavoro su una scrivaniaRicevuto dall’XI Commissione Permanente Lavoro e Previdenza Sociale del Senato, il Forum Nazionale del Terzo Settore – organizzazione cui aderisce anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) -, ha espresso un giudizio di sostanziale positività sul Disegno di Legge in materia di riforma del mercato del lavoro, attualmente in discussione in Parlamento.
«Il provvedimento – ha dichiarato in tal senso Andrea Olivero, portavoce del Forum – contiene elementi che vanno in direzione di una crescita del mercato del lavoro: si torna infatti ad avere una visione del lavoro che, pur non rinunciando alla flessibilità, prevede elementi per una sua stabilizzazione, cercando quindi di liberare il concetto di flessibilità dalla sua caratterizzazione negativa».

Sul tavolo, tra i temi discussi, vi erano quelli riguardanti i contratti a termine, le partite IVA, i cosiddetti Co.Co.Pro [contratto di collaborazione contributivo a programma o a progetto, N.d.R.] e il lavoro intermittente.
Nel provvedimento sono stati individuati elementi volti alla riduzione degli abusi nell’utilizzo distorto di tali forme contrattuali, che alimentano così la precarietà. «Se infatti aumenta l’esigenza di lavoro flessibile – ha aggiunto Olivero – il rischio di una precarizzazione del lavoro viene scongiurato, per la prima volta, attraverso l’individuazione di criteri volti alla valorizzazione e alla professionalizzazione del lavoro flessibile, vincolando quelle tipologie contrattuali che nascondono forme di lavoro subordinato».
Sul tema poi della cosiddetta “flessibilità in uscita”, il provvedimento si muove nella direzione del contrasto al fenomeno delle “dimissioni in bianco”, che riguarda più spesso le donne lavoratrici, attraverso misure di tutela che dovranno essere convalidate dal Servizio Ispettivo del Ministero del Lavoro.
Marcia poi verso una prospettiva di maggiore tutela per tutte le forme contrattuali – da quelle tipiche a quelle atipiche – anche l’introduzione dell’ASPI, l’Assicurazione Sociale per l’Impiego che sostituirà le indennità di mobilità e di disoccupazione, estendendo la copertura agli apprendisti e confermandola ai dipendenti privati e pubblici con contratto non a tempo indeterminato che abbiano lavorato almeno cinquantadue settimane nell’ultimo biennio.

«E tuttavia va evidenziato –  sottolinea il portavoce del Forum – come la riforma non tenga conto in alcun modo del Terzo Settore e del lavoro nell’ambito del sociale. Un segnale ulteriore, questo, che il nostro mondo viene ancora una volta trascurato, mentre sappiamo bene quanto – specie in momenti di crisi come quello che il nostro Paese sta attraversando – il nostro mondo rappresenti una risorsa e un’opportunità da sostenere e valorizzare. E questo non è stato fatto».
Il Disegno di Legge, infatti, non tiene conto del fatto che i servizi per l’occupazione – e più in generale le politiche attive per il lavoro del nostro Paese – quasi non esistono. Se è vero che vengono inserite delle proposte interessanti nell’ottica della flessibilità, è altrettanto evidente che non vengono individuati gli strumenti affinché questa flessibilità possa essere oggettivamente gestita. «Basti pensare al fatto – rileva Olivero – che in Italia solo il 3% dei lavoratori trova impiego attraverso l’intermediazione pubblica o che la formazione riguarda solo il 7% per i giovani e il 6% per gli adulti. Percentuali assolutamente irrisorie per tutta la popolazione lavorativa italiana».
«Questo ci dice – conclude il portavoce – che se non ci si apre a un nuovo modello e a nuovi servizi al lavoro, in cui il Terzo Settore sia chiamato a svolgere una funzione importante, non si riuscirà certamente a dar seguito a quelli che sono i princìpi ispiratori di questa riforma, ovvero contribuire a far crescere l’occupazione in Italia».

Anche Pietro Barbieri, presidente della FISH, era presente all’audizione e ha sottolineato che «questa riforma contiene aspetti interessanti sul tema dei diritti delle persone con disabilità, accogliendo gran parte delle sollecitazioni che sono state rivolte al Governo dalle organizzazioni dei disabili. E tuttavia dev’essere fatto un ulteriore passo in avanti rispetto al tema del collocamento, anche per i lavoratori con disabilità, intraprendendo, a livello nazionale, forme di collaborazione tra soggetti pubblici e privati con il Terzo Settore, per il loro avviamento al lavoro».
In tal senso, il modello indicato come buona prassi è quello della Regione Veneto, che ha affidato proprio a soggetti del Terzo Settore il compito di occuparsi dell’accompagnamento all’occupazione dei lavoratori con disabilità, in mancanza di competenze sia tra soggetti del pubblico che del privato profit. (Anna Monterubbianesi)

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