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La labile frontiera tra disabilità e normalità

Marianna Caprioletti a fianco del suo disegno "L'ultima cena"

Un’immagine di Marianna Caprioletti e a fianco un suo disegno dell'”Ultima cena”

È stata inaugurata nei giorni scorsi e rimarrà aperta fino al 9 dicembre al Museo di Roma in Trastevere (da martedì a domenica, ore 10-20), la mostra di Marianna Caprioletti denominata DUPLICAZIONI, TRADUZIONI, TRASFORMAZIONI, prima di una serie di monografiche di autori dei Laboratori d’Arte Sperimentale della Comunità di Sant’Egidio, a cura di César Meneghetti (Comitato Scientifico composto da Simonetta Lux e Alessandro Zuccari).

Trentaseienne romana, Marianna Caprioletti ha iniziato a dipingere sin da giovanissima, ritraendo i compagni dell’istituto per sordi dove ha passato gran parte dell’infanzia. Nei Laboratori d’Arte Sperimentale della Comunità di Sant’Egidio – che frequenta dalla metà degli Anni Novanta – ha poi affinato il suo talento, confrontandosi con i grandi maestri della storia dell’arte ed elaborando la sua personalissima cifra stilistica. Sue opere sono state esposte presso il Parlamento Europeo di Strasburgo (2003) e il Palazzo del Quirinale (2008 e 2011) e un suo primo profilo artistico è stato tracciato da Simonetta Lux nel volume del 2007 Con l’arte da disabile a persona (2007).
«Marianna – è stato scritto – riscrive, traduce, assimila graficamente e allo stesso tempo contesta le immagini di grandi maestri, partendo da un emblematico Giotto e viaggiando nel tempo e nelle correnti, da Leonardo a Picasso, passando per Michelangelo, Raffaello, Renoir, Cezanne, Gauguin, Munch, Klimt, Matisse, Chagall, fino ad arrivare a una serie – presentata nel 2011 al Quirinale nell’ambito della mostra Noi, l’Italia – di venti tele che interpretano con vena ironica e attualizzante episodi e personaggi dei Promessi sposi. La sindrome di Pendred di cui è affetta [malattia che comporta tra l’altro la sordità congenita, N.d.R.] la confina in una terra di silenzio e isolamento, e tuttavia, attraverso l’arte, si è costruita un linguaggio proprio e affascinante, di grande forza espressiva».
Ed è quanto si potrà vedere anche nella mostra in corso a Roma, dove, nei tre atti in cui è ripartita (DUPLICAZIONI, TRADUZIONI, TRASFORMAZIONI, appunto), Marianna Caprioletti propone sessanta lavori su carta (disegni e pittura), nei quali continua a reinterpretare e a far proprie forme istituzionalizzate del linguaggio artistico tradizionale, coniugandole con quelle del suo disegno.

Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale e dalla Comunità di Sant’Egidio (servizi museali di Zètema Progetto Cultura), la mostra, come detto, è curata da César Meneghetti, artista visuale italo-brasiliano, che attua una lettura critica delle opere di Marianna, svolgendo così un vero e proprio “gioco d’incroci”, nella convinzione che sia possibile produrre spazi, visioni e logiche alternative, per costruire nuovi contesti, cercando là dove molti credono di non di trovare nulla, nemmeno il pensiero.
In tal senso, ha dichiarato lo stesso Meneghetti, «l’opera d’arte, nell’epoca della sua riproducibilità digitale e il raccordo con il suo doppio visto virtualmente sulla rete e nei media sono sempre di più un fatto arbitrario e interpretabile a seconda di chi la guarda, di come la guarda e del contesto inserito, diversamente da chi invece la vive nella realtà, nella sua intimità».
Meneghetti lavora dal 2010 al progetto I\O IO È UN ALTRO, indagine sulla labilità della frontiera della disabilità mentale e della normalità, progetto che coinvolge un gruppo di circa duecento persone con disabilità dei Laboratori d’Arte Sperimentale della Comunità di Sant’Egidio, premiato dalla Fondazione Biennale di San Paolo e presentato come lavoro in corso alla Biennale Session della cinquantaquattresima Biennale di Venezia, nell’ottobre del 2011. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: gliamici@santegidio.org.