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A chi giova aver cura dei caregiver familiari?

Donna (Michelle) che assiste il figlio con disabilità (Jake)Nei polizieschi televisivi di qualche decennio fa la ricerca del colpevole di un delitto coincideva infallibilmente con la risposta al quesito: a chi giova? Se ora trasferiamo la domanda nel mondo della disabilità e ribaltiamo il delitto in azione virtuosa, la risposta alla domanda “a chi giova aver cura dei caregiver familiari?” è certa: allo Stato e alla comunità dei Cittadini.
Giova allo Stato perché attraverso l’azione diuturna dei caregiver – l’amorevole prestazione di cura familiare – si riducono enormemente gli esborsi per le prestazioni assistenziali. Bisogna poi però vigilare che questi risparmi davvero così consistenti non vengano vanificati dall’ingordigia dei “divoratori di ostriche” e dei “frequentatori di resort a sette stelle” (“a cinque stelle” non si può più dire, per motivi di correttezza politico-linguistica…
Giova poi alla comunità perché non espelle dal suo contesto chi ha maggior bisogno di esserci mantenuto per via della sua fragilità. E  non si dica che i “lager da ricovero” fanno parte dell’umano consesso!
Ultimo, ma non certo ultimo, giova ai diretti interessati, perché ricevono assistenza e cure motivate dall’amore, forza capace, come è noto, di muovere il sole e le altre stelle.

Se dunque il lavoro assistenziale dei caregiver familiari giova a tutti tranne che ai caregiver stessi, perché non tutelarli come un bene prezioso? Perché non trattarli almeno a livello delle specie animali in via di estinzione – infatti, come abbiamo già scritto nei giorni scorsi su queste stesse pagine, sono dei veri “muli da soma”, animali ormai abbandonati persino dagli Alpini! – e non adottare almeno una parte dei provvedimenti che nel resto d’Europa ne consentono la sopravvivenza?
Nient’altro.