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Oltre i confini con Sue Austin

Sue Austin in immersione subacquea sulla sua carrozzina

Sue Austin immersa sott’acqua con la sua carrozzina, definita “portale” perché “porta oltre i confini”

Quando ho visto la foto qui a fianco pubblicata, ho davvero pensato che ormai non ci siano più limiti e che si possano superare gli ostacoli della vita anche sulla sedia a rotelle.
Sport e disabili, sempre di più: grazie a giovani come Sue Austin, come Oscar Pistorius o come gli italianissimi Giusy Versace, Alex Zanardi e molti altri che hanno potuto dimostrare a tutto il mondo che il coraggio e la determinazione possono portare a dei veri e propri traguardi.

Sue Austin è un’artista multimediale inglese, che vive in carrozzina dal 1996, a causa di una malattia. Ma la tenacia l’ha fatta diventare una vera e propria “sirena” che nuota negli oceani con un’eleganza unica e magica. Ha anche partecipato alle Paralimpiadi di Londra, lo scorso anno, presentando un suo prototipo di “veicolo acquatico”, una sedia a rotelle modificata, dotata di una pinna e di un pedale a timone, che le ha permesso di realizzare vere e proprie avventure subacquee.
Creating the spectacle: è questo il titolo dei video visibili nel suo sito, filmati che tolgono davvero il fiato, che fanno immergere in una dimensione diversa, dove si può percepire tutta l’eccezionalità dell’evento. E assieme a Sue si riescono ad aprire le porte oltre confini da sempre considerati invalicabili, verso un mondo nuovo, senza barriere, dove non ci sono più limiti.

E tuttavia resta sempre un ultimo, ma assai arduo ostacolo da superare, quello dei «limiti che troviamo negli occhi di chi ci guarda», frase letta nel bel libro Cosa ti manca per essere felice? (Mondadori, 2011) di Simona Aztori, grande artista pittrice e ballerina, nata senza braccia. Lo scorso anno, ad esempio, era stata ospite al Festival di Sanremo, ma purtroppo aveva fatto più spettacolo, agli occhi della gente e dei mass-media, la farfallina di Belen…
Un vero peccato, non essere riusciti a dare un giusto risalto all’artista. Forse perché resta sempre difficile eliminare il pregiudizio verso le persone disabili, ovvero il limite che rimane da superare.