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I diritti delle persone con disabilità in ospedale

In primo piano mano di assistente che stringe quella di una persona disabile ricoverata in ospedale, di cui si vede il volto sfuocato sullo sfondoSarà sicuramente ricordata come una data significativa, quella del 7 marzo, in quanto coincidente, a Roma (Sala Italia del Centro Congressi della Facoltà di Medicina Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Largo F. Vito, 1, ore 9), con la presentazione della prima Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale, a cura della Cooperativa Sociale Spes contra Spem, in collaborazione con l’Ateneo ospitante, iniziativa che si avvale del patrocinio, tra gli altri, della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e di associazioni come l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), l’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi) e Parent Project, oltre a quelle aderenti a Fantasia (Federazione Nazionale delle Associazioni a Tutela delle persone con Autismo e Sindrome di Asperger).

Tutto parte, come spiegano i promotori, dal Progetto H, «nato dall’esperienza concreta delle difficoltà cui vanno incontro persone con disabilità e caregivers [assistenti di cura, N.d.R.], in caso di necessità di ricovero ospedaliero. Si è fortemente sentita, infatti, l’esigenza di intraprendere azioni volte a favorire una permanenza in ospedale a misura delle persone con disabilità. Si è dato vita quindi a un progetto il cui primo obiettivo è stata appunto l’affermazione dei diritti delle persone con disabilità in ospedale, diritti previsti per tutti i pazienti, ma che nel caso delle persone con disabilità necessitano, per essere pienamente fruiti, di accorgimenti e strumenti particolari, che devono essere messi in campo dalle strutture sanitarie. Proprio a tale scopo, un gruppo di persone provenienti da vari ambienti si è mensilmente incontrato, per avviare un ragionamento e creare la Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale, prendendo come base di partenza la Carta Europea per i Diritti del Malato. La redazione del documento è stata affidata a un Comitato Scientifico e condivisa da numerose associazioni di persone con disabilità».
La nuova Carta, quindi, verrà dapprima presentata al mondo sanitario, all’associazionismo, alla cooperazione sociale, alla dirigenza politica e amministrativa del Sistema Sanitario Nazionale (e di volta in volta di quelli Regionali), oltreché all’opinione pubblica tutta. Tali incontri avverranno in tempi successivi, in diverse città italiane, e presumibilmente all’interno di strutture ospedaliere.
In parallelo prenderà il via un percorso di formazione del personale sanitario, perché l’abbattimento delle barriere culturali – spesso legate “semplicemente” alla scarsa conoscenza di queste realtà da parte di medici e infermieri – è un altro degli obiettivi prioritari del progetto.
È infine prevista anche l’istituzione, all’interno delle strutture ospedaliere, di percorsi assistenziali dedicati alle persone con disabilità, avvalendosi delle positive esperienze già presenti sul territorio nazionale.

Moderato da Gualtiero Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento per l’Assistenza Sanitaria di Sanità Pubblica del Policlinico Gemelli di Roma e da Giovanna Rossiello, giornalista del Tg1, l’incontro del 7 marzo sarà aperto da Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem e da Nicola Panocchia dirigente medico dell’Istituto di Clinica Chirurgica del Policlinico Gemelli.
Interverranno inoltre Maurizio Guizzardi, direttore del Policlinico Gemelli, Maria Luisa Di Pietro, associato di Medicina Legale all’Università Cattolica di Roma, Livia Terracina, caregiver, Pietro Barbieri, presidente nazionale della FISH, Serafino Corti, direttore del Dipartimento Disabili della Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro (Cremona), Marco Bertelli, direttore scientifico del CREA (Centro di Ricerca ed Evoluzione A.M.G.), Filippo Ghelma, responsabile dell’Unità Operativa DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance) dell’Ospedale San Paolo di Milano, Andrea Cambieri, Alberto Fiore, Antonio Giulio de Belvis, Eugenio Mercuri, Giuseppe Zuccalà, Roberto Deli e Giuseppe Zampino, tutti specialisti del Policlinico Gemelli, coinvolti nel progetto, oltre a Domenico Lepore, dirigente medico e professore aggregato dell’Università Cattolica di Roma. (S.B.)

Spes contra Spem
Nata nel 1991 a Roma, sin dal proprio nome (“Speranza contro ogni Speranza”), la Cooperativa Sociale Spes contra Spem intende parlare della caparbietà e dell’impegno delle persone che la fondarono, con l’obiettivo – allora ritenuto un sogno – di costruire una casa famiglia per persone con disabilità, dove esse potessero vivere serenamente, in un ambiente familiare e accogliente.
Oggi Spes contra Spem gestisce, nel Comune di Roma, ben quattro case famiglia per persone con disabilità, minori a rischio e giovani adulti con disagio, che sperimentano un percorso di autonomia. Lo scopo è quello di tutelare le persone di cui ci si prende cura, occupandosi dei loro bisogni: dal disagio giovanile alle difficoltà delle persone con disabilità, fino ai temi dell’emarginazione solciale.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@spescontraspem.it.