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In tanti volevano bene a Franco Bomprezzi

Le esequie di Franco Bomprezzi si terranno sabato 20 dicembre a Milano (Chiesa di Santa Maria Incoronata, Corso Giuseppe Garibaldi, 116, ore 14.45). In mattinata verrà aperta la camera ardente presso la Casa Funeraria di Via Amantea, 3 (ore 8-13).
Marco, fratello di Franco, ha espressamente chiesto di non portare corone o altri fiori, ma di sostenere con una donazione le attività della LEDHA, della FISH o del Centro Clinico NEMO.

Dicembre 2007: Franco Bomprezzi viene insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano

Dicembre 2007: Franco Bomprezzi viene insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano

«Franco è stato un esempio, un modello, un punto di riferimento per moltissimi. Odierebbe sentirselo dire, ma è stato il testimonial di un modo pulito, ottimista, coinvolgente di intendere i diritti umani. Ha dato moltissimo alla FISH in termini di supporto, suggerimenti, critiche, aiutandoci a crescere e a migliorare. La sua scomparsa è una gravissima perdita umana, politica e culturale».
Così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ricorda il direttore responsabile del nostro giornale Franco Bomprezzi, scomparso questa mattina a Milano.
«Giornalista e scrittore – si legge nella nota diffusa dalla FISH – Bomprezzi è stato un instancabile animatore di iniziative a favore dei diritti umani e sociali delle persone con disabilità, usando con maestria la sua penna e la sua professionalità, ma anche partecipando direttamente alla vita associativa, prima nella UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), poi nella FISH e nella LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità). Era uno dei volti più noti e stimati fra le persone con disabilità e i loro familiari, ma non solo. La sua firma per il “Corriere della Sera” e la sua partecipazione a numerosi talk-show lo hanno fatto apprezzare al pubblico più vasto per il garbo e la profondità dei suoi interventi. Il cordoglio per la scomparsa di Franco Bomprezzi è unanimemente partecipato da tutte le Associazioni federate e dalle persone che direttamente o indirettamente ne hanno conosciuto l’attività e l’impegno».

«Franco – scrive Pietro Barbieri, per tanti anni presidente della FISH e attuale portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – aveva deciso di non correre più. Aveva deciso di andare in pensione perché il lavoro all’Agenzia AGR era sfidante e talvolta troppo competitivo. Aveva deciso di abdicare al suo ruolo di “comunicatore” con disabilità che lo portava in ogni angolo del Paese perché defatigante e inconcludente. Aveva deciso di non farsi tentare più dalla politica perché avara di restituzioni. Aveva deciso di non partecipare più alle gare per “SuperAbile”, se il direttore veniva considerato alla stregua delle tecnologie del call center. Aveva deciso che il mondo “vero” l’aveva affrontato e che era giunto il momento di mettersi a disposizione del movimento delle persone con disabilità perché la strada dell’inclusione era ancora tutta da costruire. Si era reso disponibile a ricoprire cariche associative di rete di reti e di farlo nella sua nuova terra, la Lombardia, e di mettere a disposizione del movimento la sua capacità di giornalista. Una straordinaria parabola cominciata al “Mattino di Padova” e conclusa con l’impegno nella società civile organizzata nell’impegno per i diritti. Ci mancherà uno straordinario compagno di strada, un esempio unico di vita e soprattutto un amico vero. Sono convinto che non gli dispiacerà essere ricordato assieme ad Andrea Pedrana, lui scomparso ieri, parte di quel gruppo di persone con disabilità che voleva sfidare il paternalismo e il pregiudizio ancora oggi dominante. Ciao Franco, ciao amico di decenni di battaglie, ci manchi già».

Il presidente nazionale della UILDM Luigi Querini, la Direzione Nazionale e le Sezioni Provinciali di tale Associazione – della quale Franco Bomprezzi era stato presidente nazionale dal 1998 al 2001 e per la quale aveva mantenuto dal 1983 ad oggi la carica di direttore responsabile della rivista nazionale «DM» – «desiderano ricordare Bomprezzi, anche per conto di tutti gli altri soci e collaboratori, con profonda riconoscenza e grande stima per il contributo che ha dato nelle battaglie per i diritti delle persone con disabilità, contro tutte le discriminazioni e contro tutte le barriere».
«Giornalista e scrittore – prosegue la nota della UILDM – Franco Bomprezzi, con il suo impegno quotidiano, la sua esperienza, la sua nota disponibilità verso chiunque cercasse un consiglio, un parere, un’indicazione, era diventato un punto di riferimento assoluto per coloro che nel nostro Paese desiderano e lavorano ogni giorno per migliorarlo. Attraverso la forza del suo pensiero e delle sue parole, dei suoi gesti e delle sue scelte, caratterizzati sempre da grande determinazione, coraggio, voglia di partecipazione, sempre con l’accento sull’importanza del rispetto per le persone e la loro dignità, Franco ha dato un contributo inestimabile allo sviluppo di una cultura nuova e più evoluta della disabilità nel nostro Paese. Se oggi la nostra è una società più giusta e più aperta, è anche grazie a Franco Bomprezzi. Auspichiamo quindi che tanti decidano di seguirne l’esempio e il percorso tracciato, perché la strada, non solo quella dei Diritti ma anche quella della Ricerca, sempre fortemente sostenuta da Franco, è ancora lunga e necessita di impegno ed energie, perché “c’è ancora tanto da fare”».
In conclusione, la UILDM ha deciso anche di diffondere quanto scritto da Bomprezzi nell’introduzione al libro fotografico pubblicato nel 2011 dall’Associazione, in occasione dei cinquant’anni dalla propria fondazione: «La nostra memoria si alimenta di immagini. Quando proviamo a pensare a qualcuno, o a un fatto accaduto nel passato, sullo schermo della nostra mente scorrono, magari sfuocate e ingiallite, le fotografie dei ricordi. È la nostra storia personale, irripetibile, per certi versi magica. Non è fatta quasi mai di parole, che pure sono importanti. E non è facile mettere a disposizione degli altri la nostra memoria. Uno dei misteri più insondabili dell’esistenza umana è proprio questa compresenza di mille mondi paralleli, che si sfiorano, si incontrano, si raccontano, ma ciascuno a suo modo, secondo codici di percezione che solo una convenzione, quella del linguaggio, rende comprensibili e in qualche misura scambiabili reciprocamente… La disabilità è condizione umana speciale e normale al tempo stesso. Connota le persone dal punto di vista fisico, dei sensi o della mente, ne caratterizza l’immagine, ne consente la riconoscibilità. Ma non è così semplice, né scontato, che l’immagine della disabilità venga percepita in modo adeguato da chi la osserva senza sapere, cioè privo di un apparato di conoscenze, di consuetudine, di familiarità. Mi sono sempre domandato come mai la UILDM, l’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, abbia sempre avuto questo culto della conservazione delle fotografie. La risposta viene da sé: la UILDM è una famiglia. Lo è stata sin dall’inizio, ma è rimasta in cinquant’anni prima di tutto un luogo di affetti e di storie condivise. Le persone con distrofia e i loro familiari sono di poche parole o, a volte, torrenti in piena: ma in entrambi i casi le immagini restituiscono uno sguardo unitario e condiviso, un codice antico e sempre nuovo di riconoscimento di un’identità della quale sentirsi a un tempo orgogliosi e protagonisti. E poi la UILDM ha una vita molto lunga, nel panorama delle associazioni italiane… Ricomporre questo patrimonio diffuso di umanità e di storia sociale dell’Italia migliore era un’operazione bella e nobile da compiere, ma non agevole. Perché comunque era necessario trovare anche un altro modo di raccontare per immagini. Ossia cogliere, con lo sguardo professionale e sensibile di chi fa della fotografia il proprio stile artistico di comunicazione, l’anima e il senso, il colore e il sentimento, l’azione e l’idea, il privato e il pubblico, il sorriso e la malinconia, lo sforzo e la speranza, la fratellanza e l’individualità… Oggi vediamo giovani, adulti, donne, uomini, che ci piacerebbe incontrare, conoscere, ascoltare. Parlano i loro volti, i loro gesti, persino i loro ausili e gli strumenti di cura: parlano di un’umanità splendida, viva, unita più che mai. Questo è un libro speciale, da leggere con gli occhi, da sfogliare con la mente, da vivere con l’anima e l’intelligenza. È un omaggio a chi non c’è più, ma vive tra noi, mai come adesso. È un dono a chi c’è, e vuole capire la differenza. Il valore della differenza» (Franco Bomprezzi).

«Oggi – scrive Edoardo Patriarca, deputato, presidente del CNV (Centro Nazionale per il Volontariato) e dell’IID (Istituto Italiano della Donazione) – ci lascia un grande amico, una persona cara con la quale ho condiviso molto. Il suo essere in prima linea in molte battaglie, unita alla sua forza di non arrendersi mai e alla voglia di vivere, facevano di lui un grande uomo, esempio per tutti noi. Le parole non bastano per ricordare quanto ha insegnato, a tutti. Sentiamo immensamente la sua mancanza».

«La scomparsa di Franco Bomprezzi mi addolora – scrive poi la deputata Barbara Pollastrini, già ministro per i Diritti e le Pari Opportunità -. Era un amico e un compagno di tante battaglie, per i diritti di tutti e per la democrazia. A Milano mancherà la sua intelligenza, la sua capacità di confronto, la sua volontà di spiegare e far conoscere le capacità e i bisogni dei cittadini con disabilità e il suo impegno civile e politico, che sono stati preziosi per tutti noi».

«Franco Bomprezzi non c’è più – scrive infine Emma Cavallaro, presidente della ConVol (Conferenza Permanente delle Associazioni Federazioni e Reti di Volontariato) – e di lui ci mancheranno la sua ironia e la sua penna, ma soprattutto la sua capacità di trasformare la fragilità della malattia in impegno puntuale a difesa dei diritti e tutela dei più deboli».

Nato a Firenze il 1° agosto del 1952, Franco Bomprezzi, giornalista professionista, ha vissuto per molto tempo a Padova, dove alla fine degli Anni Settanta è stato uno dei più giovani Consiglieri Comunali. Nella città veneta ha lavorato per la redazione locale del «Resto del Carlino», divenendo successivamente caposervizio del «Mattino di Padova». Trasferitosi poi nel 1994 a Milano, qui ha ricoperto tra l’altro la carica di caporedattore centrale dell’Agenzia «AGR».
Affetto da osteogenesi imperfetta sin dalla nascita, Bomprezzi ha coniugato la sua professione di giornalista con un impegno assiduo per i diritti delle persone con disabilità, anche scrivendo libri (La contea dei ruotanti, Io sono così), partecipando a vari programmi televisivi e lavorando direttamente nella UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), di cui è stato presidente nazionale dal 1998 al 2001, nella FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e nella componente lombarda della stessa FISH, la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), di cui era tuttora presidente.
È stato inoltre responsabile della comunicazione sociale per la Fondazione Telethon e membro del comitato scientifico della Fondazione Vodafone Italia.
Tra le testate di settore, restando al web, oltre a «Superando.it», di cui è stato direttore responsabile sin dall’avvio nel 2004, ha anche fondato «SuperAbile.it», portale dell’INAIL, ha animato InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it» e creato FrancaMente, blog di «Vita.it». Per quanto riguarda le riviste “di carta”, è stato direttore responsabile, dal 1983 a oggi, di «DM», il periodico nazionale della UILDM, una delle più prestigiose e “antiche” testate prodotte dalle Associazioni impegnate sulla disabilità.
Nel 2005 è stato insignito dell’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano, nel quale ha più recentemente ricoperto il ruolo di delegato del sindaco Pisapia per le politiche sulla disabilità. Nel giugno di quest’anno, infine, era stato nominato consulente di supporto della task force per l’accessibilità dell’Expo 2015 di Milano.