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Sardegna: no a quei mortificanti tagli dei piani personalizzati!

Disegno di omino che segna lo stop

«Il cosiddetto “Modello Sardegna” sulla non autosufficienza, cui guardano attentamente tante altre Regioni d’Italia, appartiene a tutti, non ha colore politico e va difeso, vigilando che nemmeno un euro venga sottratto ai piani personalizzati»: così aveva scritto poco più di un anno fa, su queste stesse pagine, Marco Espa, componente della Giunta Nazionale FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e presidente della Federazione Italiana ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi), presentando un suo ampio approfondimento dedicato a quello che anche il nostro giornale ha sempre ritenuto come un vero e proprio fiore all’occhiello del nostro Paese, in particolare per quanto concerne i piani personalizzati derivanti dalla Legge 162/98, esperienza che crea benefìci per più di 36.000 persone con grave disabilità.

A denunciare ora con forza una situazione di grave pericolo per quei piani personalizzati è il Comitato dei Familiari per l’Attuazione della Legge 162/98 in Sardegna, che in una nota a firma di Rita Polo, Francesca Palmas, Antonio Murgia, Albino Orrù e Antonino Stroscio, denuncia come la recente Delibera di Giunta Regionale 33/11 del 30 giugno scorso, abbia sì «prorogato i piani in corso fino al prossimo mese di dicembre e attivato, pur in gravissimo ritardo, i piani per i nuovi casi, a partire dal prossimo mese di ottobre», ma abbia anche «operato dei tagli per coloro che sono al di sotto dei 70 punti [la classificazione per fasce di punteggio, in base alla quale vengono assegnati gli stanziamenti ai piani, N.d.R.], ovvero su circa 30.000 progetti».
«Si tratta – scrivono i rappresentanti del Comitato – di un fatto mai accaduto con nessuna Giunta regionale precedente, di un gravissimo errore, non per la quantità stessa dei tagli, ma per il brutto segnale che arriva, tenendo conto tra l’altro del fatto che più di 2.400 bambini e minori con disabilità gravi (autismo, sindrome di Down, disabilità intellettiva, tetraparesi spastica, distrofia muscolare) si vedranno tagliare il proprio progetto». In tal senso, a mo’ di semplice esempio, vengono citati «un bambino con sindrome di Down o un ragazzo minorenne con autismo, gravemente disabili, ma ricadenti nella fascia di punteggio tra 69 e 64 punti, che dovranno subire un taglio di 25 euro al mese al loro progetto personalizzato».
«Ci chiediamo – prosegue la nota – come questo “misero” taglio mortificante possa risanare le finanze pubbliche della Regione, considerando che la spesa regionale per l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità rimane intorno ai 70 milioni di euro e la spesa farmaceutica è gravemente impropria per più di 40 milioni di euro, o se invece non sia questo un segnale di distanza da parte delle Istituzioni nei confronti di migliaia di persone con difficoltà. Non crediamo infatti che si possano fare solo calcoli ragionieristici, per le persone con disabilità grave, come spesso ci ricordano i vari Tribunali Amministrativi, mentre bisogna invece conoscere, capire, entrare nel merito, essere competenti. E noi, come genitori, lo siamo molto».

«Fino all’ultimo – concludono dal Comitato – abbiamo sperato, proposto, chiesto in maniera formale e informale che non ci fosse alcun taglio, che i 2-3 milioni di euro mancanti si potessero ricavare senza affossare nessuno, ma non siamo stati ascoltati. Ora, dunque, aspettiamo il parere obbligatorio e dovuto del Consiglio Regionale, in particolare della Commissione Sanità, dalla quale saremo ricevuti in audizione nella mattinata del 9 luglio. In tale sede motiveremo tutti i nostri emendamenti alla Delibera, sperando che la Commissione stessa e tutto il Consiglio ci sorprendano positivamente».
Un auspicio del tutto condiviso, naturalmente, anche dal nostro giornale, che seguirà in ogni caso tutti gli ulteriori sviluppi della vicenda. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comitatofamiglie162@gmail.com.