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Le (non rosee) prospettive del Servizio Sanitario Nazionale

Simbolo della Sanità che si spacca«Ribadiamo quanto già affermato con la pubblicazione del nostro primo Rapporto: non esiste alcun disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, ma continua a mancare un piano preciso di salvataggio, condizionato dalla limitata capacità della politica di guardare a medio-lungo termine. Nella consapevolezza che la Sanità rappresenti sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere, il nostro Rapporto valuta invece con una prospettiva decennale il tema della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, ripartendo dal suo obiettivo primario: promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone».
Lo ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – organizzazione costituita dall’Associazione Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze, che qualche anno fa ha lanciato anche la campagna Salviamo il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN)in sede di presentazione a Roma del Secondo Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale 2016-2025, prodotto dalla stessa GIMBE.

Quattro, secondo il nuovo documento, sono le criticità che condizionano la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, vale a dire il finanziamento pubblico, con la spesa sanitaria in Italia che continua inesorabilmente a perdere terreno, i nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ritenuti come «un “paniere” di prestazioni che deve anch’esso fare i conti con il definanziamento pubblico», la sanità integrativa, che «oggi “intermedia” solo il 12% della spesa privata (l’altro 88% è a carico dei cittadini)», sino agli sprechi e alle inefficienze, con un impatto sulla spesa sanitaria pubblica di 22 miliardi e mezzo di euro «erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative e inadeguato coordinamento dell’assistenza».

«Secondo le nostre stime – ha sottolineato ancora Cartabellotta -, che restano estremamente conservative, nel 2025 il fabbisogno del Servizio Sanitario Nazionale sarà di 210 miliardi di euro, cifra che potrà essere raggiunta solo con l’apporto costante di tre “cunei di stabilizzazione”: piano nazionale di disinvestimento da sprechi e inefficienze, incremento della quota intermediata della spesa privata e, ovviamente, adeguata ripresa del finanziamento pubblico. In assenza di un programma di tale portata, la lenta trasformazione verso un sistema sanitario misto sarà inesorabile, consegnando definitivamente alla storia il nostro tanto invidiato sistema di welfare. Ma se anche questa sarà la strada, la politica non potrà esimersi dal giocare un ruolo attivo, avviando una rigorosa governance della delicata fase di transizione, con il fine di proteggere le fasce più deboli e di ridurre al minimo le diseguaglianze».

Il Rapporto di GIMBE, infine, oltre a evidenziare le varie criticità, propone anche una serie di interventi ritenuti necessari per il salvataggio del Servizio Sanitario Nazionale, tra i quali: «Offrire ragionevoli certezze sulle risorse, mettendo fine alle annuali revisioni al ribasso rispetto alle previsioni e soprattutto con un graduale rilancio del finanziamento pubblico; avviare un piano nazionale di prevenzione e riduzione degli sprechi; mettere sempre la salute al centro di tutte le decisioni, in particolare di quelle che coinvolgono lo sviluppo economico del Paese». Il tutto insieme alla necessaria «rimodulazione dei LEA», alla «ridefinizione dei criteri di compartecipazione alla spesa e delle detrazioni per spese sanitarie a fini IRPEF» e al «riordino legislativo della sanità integrativa». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficio.stampa@gimbe.org (Roberto Luceri).