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Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) e autismo

Esempio di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)

Esempio di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)

«Questo documento introduce il rapporto tra Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) e autismo, rispondendo a due principali questioni: 1. Le ricerche sperimentali su CAA e autismo sono tali da far rientrare questo argomento fra le discipline basate sull’evidenza (Evidence-Based Medicine)? Se la risposta a questa domanda è positiva, andrà tenuto conto di tali ricerche nell’utilizzo della CAA per le persone con autismo, e sarà necessario rispondere alla seconda domanda: 2. Come approcciarsi all’utilizzo della CAA in modo specifico per l’autismo? Su tali temi abbiamo ritenuto di fare il punto della situazione, dopo una prima fase di studio e confronto, per offrire una base condivisa di conoscenze e riflessioni utili per il lavoro degli operatori e dei caregiver. Con il tempo, naturalmente, seguiranno ulteriori ricerche, esperienze, conoscenze e, quindi, aggiornamenti».
Lo si legge nella Premessa dell’importante documento intitolato appunto CAA e condizioni dello spettro dell’autismo, presentato recentemente a Prato alla Sesta Conferenza Italiana sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa di ISAAC Italy (se ne legga la presentazione su queste stesse pagine), dal Comitato Scientifico di tale organizzazione, che è la sezione italiana dell’ISAAC (International Society for Augmentative and Alternative Communication). Un documento che mettiamo a disposizione dei Lettori in versione integrale (a questo link).

La Comunicazione Aumentativa e Alternativa, ricordiamo, è il termine usato – come si legge nello stesso testo prodotto da ISAAC Italy – «per descrivere tutte le modalità di comunicazione che possono facilitare e migliorare la comunicazione di tutte le persone che hanno difficoltà ad utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura» (se ne legga anche nel box in calce).
«La diffusione di Questo documento – sottolinea Giusi Castellano, vicepresidente di ISAAC Italy – corrisponde anche al nostro invito al confronto e al dibattito su questo tema. Auspichiamo pertanto che la revisione delle Linee Guida Italiane sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa porti a una più ampia valutazione di opportunità di intervento abilitativo, non limitandosi al solo approccio comportamentale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@isaacitaly.it.

CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa)
La CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) è un’area della pratica clinica che cerca di compensare la disabilità temporanea o permanente di persone con difficoltà di comunicazione, utilizzando sistemi di simboli o immagini. Si tratta di una tecnica che richiede la formazione di genitori, operatori e del bambino e che funziona al meglio tramite una supervisione a domicilio da parte dello specialista.
Si parla quindi di comunicazione aumentativa perché l’obiettivo è quello di arricchire, completare, implementare al massimo le abilità comunicative naturali della persona con disabilità verbale, alternativa perché si utilizzano strategie diverse da quelle verbali, come tabelle, simboli, immagini, scritte e software dedicati, scelti in base ai bisogni specifici e alle possibilità del paziente.
Nell’àmbito dell’età evolutiva, la CAA viene proposta a bambini con paralisi cerebrali infantili, sindromi genetiche, disprassia (incapacità di compiere movimenti volontari), ritardo mentale, sordità grave e alcune forme di autismo.

ISAAC Italy
È la sezione italiana dell’ISAAC (International Society for Augmentative and Alternative Communication) e raduna nel nostro Paese le persone interessate e coinvolte nella CAA, i loro familiari e amici, oltre ai professionisti, ai tecnici e alle aziende che distribuiscono in Italia ausili e materiali per tale metodica.