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Verso un reale contrasto alla segregazione delle persone con disabilità?

Disegno di omino in carrozzina che spezza le catene«Quello del 15 giugno è stato un giorno importante per la nostra Federazione, durante il quale sono state condivise e riconosciute come fondate e legittime le istanze, le rivendicazioni, le proposte, gli approfondimenti che riproponiamo con insistenza negli ultimi anni in materia di segregazione delle persone con disabilità. È stata inoltre premiata la determinazione che ha guidato la specifica Conferenza di Consenso sulla segregazione da noi promossa un anno fa, e anche il nostro recente Congresso Nazionale, che ha nuovamente ribadito la centralità del tema e soprattutto l’avere cercato e trovato interlocuzione nel Garante Nazionale, nostro ospite in entrambe le occasioni».
Così, un soddisfatto Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commenta la conferenza durante la quale Mauro Palma, Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute o Private della Libertà Personale, ha anticipato i contenuti della propria Relazione Annuale, depositata poi in Parlamento.
Per l’occasione erano presenti le Presidenze di Senato e Camera e i referenti dei massimi organi istituzionali, tra cui quelli della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti e del Ministero della Giustizia.

Nella Relazione di quest’anno, ha premesso Mauro Palma, spicca subito una novità: l’area della libertà e della salute, che «è volutamente posta come prima delle aree di analisi, si è ampliata quest’anno al monitoraggio delle strutture residenziali per disabili e anziani, ove si concretizzi di fatto una privazione della libertà. Sono le strutture che in àmbito internazionale vengono definite come Social care home».
«Sono questi dati – ha proseguito Palma -, che qui ho brevemente ripreso dalla Relazione, a far comprendere la vastità del mandato di monitoraggio che lo rendono impossibile senza la costruzione di referenti territoriali del Garante Nazionale […] e senza il supporto degli Istituti di Ricerca, di altre Istituzioni e dell’importante ruolo dell’Associazionismo di settore. Da qui lo sviluppo di alcuni Protocolli fra il Garante e altre Istituzioni per la costruzione di un’Anagrafe che è stata realizzata all’interno di un sistema di geolocalizzazione, classificando le strutture in base alle prestazioni erogate (sanitarie; socio-sanitarie; sociali) e al grado di residenzialità (residenziale; semiresidenziale). I criteri di ricerca all’interno del sistema di geolocalizzazione sviluppato – che utilizza Google Maps – sono possibili grazie alla predisposizione di un insieme di filtri che consentono di individuare la struttura da visitare».

«Il Garante – viene ulteriormente annotato dalla FISH – ha proseguito con una serie di affermazioni che la nostra Federazione non può che riconoscere come proprie». Si fa riferimento, in particolare, alle seguenti parole: «L’attesa del mondo della disabilità è stata centrata nella fiducia in una Istituzione nuova, il Garante Nazionale, che ha assunto l’impegno di monitorare il variegato mondo delle strutture per persone vulnerabili e di indirizzare un occhio esterno verso luoghi capillarmente sparsi nel territorio del Paese a volte poco trasparenti. Sono luoghi in cui accudimento e controllo si confondono frequentemente. Luoghi certamente noti alla rete degli affetti di chi vi è ospitato e al variegato mondo del volontariato; ma molto meno alle Istituzioni, forse proprio per la supposta residualità del ruolo sociale delle persone che vi risiedono; le quali vi entrano spesso volontariamente, ma nel tempo rischiano, per una serie di imprevedibili fattori, di divenire di fatto private della libertà. Proprio per questo abbiamo voluto inserire questo settore d’azione del Garante come primo capitolo tematico di questa Relazione e voglio leggere la nuova previsione di un Dicastero rivolto, nel proprio mandato, anche alla disabilità come l’indicazione di un’accelerazione nel processo d’integrazione dei relativi problemi all’interno del quadro complessivo della tutela dei diritti di tutti e non come separazione da quest’ultimo».

E ancora, rispetto ai trattamenti sanitari obbligatori e alla salute mentale, Palma ha sottolineato che a colpire maggiormente «è la mancanza di dati certi che per altro rende molto più difficile l’attività di monitoraggio e quindi la possibilità di prevenire situazioni che potrebbero ledere i diritti delle persone. […] Per colmare tale lacuna, il Garante raccomanda che sia predisposto un Registro nazionale dei trattamenti sanitari obbligatori, in cui siano riportate una serie di informazioni, quali il numero complessivo dei pazienti ricoverati nei diversi Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura; il numero complessivo dei pazienti sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio e la durata in ciascun caso; il numero di coloro che sono sottoposti a trattamento sanitario volontario; la data di inizio del trattamento; la durata presumibile all’atto dell’ingresso e la durata effettiva dello stesso; l’eventuale uso della contenzione (nelle sue diverse declinazioni) e la sua durata; la conversione del trattamento da obbligatorio a volontario per avvenuto consenso».

«Un giorno, quindi, davvero importante – conclude Falabella – che potrebbe segnare l’avvio di un reale contrasto alla segregazione delle persone con disabilità e di garanzia della vita indipendente, come previsto dall’articolo 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, brillanetmente citato dal Garante nella sua Relazione». (S.B.)

Alcuni dati tratti dalla Relazione al Parlamento 2018 del Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute o Private della Libertà Personale*
In Italia, nel 2014, i presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari pubblici e privati ospitavano complessivamente 273.316 persone con disabilità e non autosufficienza, pari al 70,8% del numero totale di ospiti (si parla dei cosiddetti istituti, RSA, comunità, strutture di tipo familiare).
Di questi: 3.147 erano minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 51.593 adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 218.576 anziani non autosufficienti. Dunque, poco più dell’83% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza presenti nelle strutture residenziali erano anziani non autosufficienti. In particolare, va rilevato che nell’81,6% dei casi si trattava di anziani non autosufficienti cui veniva garantito un livello di assistenza sanitaria medio-alto, ossia trattamenti medico-sanitari estensivi per la non autosufficienza (livello medio) o intensivi per il supporto delle funzioni vitali (livello alto). Si può quindi parlare per lo più di anziani in condizioni di gravità.
Inoltre, nel 98,3% dei casi erano ospiti di strutture che non riproducevano le condizioni di vita familiari e avrebbero dunque potuto risultare come potenzialmente segreganti.
Allo stesso modo, il 93,2% dei 32.648 posti letto rivolti alle persone con disabilità risultavano collocati in strutture che non riproducevano l’ambiente della casa familiare.

*A questo link è disponibile il testo integrale della Relazione (segnaliamo che i capitoli 18, Disabilità e inclusione e 19, Il Garante nazionale e la disabilità, sono alle pp. 151-155.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.