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Perché impugneremo quella Legge sul reddito di cittadinanza

Realizzazione grafica curata da ENIL Italia sul diritto di vivere con eguaglianza

Realizzazione grafica curata da ENIL Italia

In sede di conversione del Decreto Legge sul reddito di cittadinanza [Decreto Legge 4/19, N.d.R.], il Parlamento non ha accolto, complici i veti governativi, emendamenti più attenti alle condizioni delle persone con disabilità. La conseguente Legge 28 marzo 2019, n. 26, mantiene quindi tutti gli elementi discriminatori del Decreto originario, trattando meno favorevolmente i nuclei familiari poveri in cui sia presente una persona con disabilità rispetto alle altre famiglie.

La discriminazione più grave è considerare come “reddito” i supporti erogati dallo Stato alle persone con disabilità. È un attacco gravissimo allo Stato Sociale e soprattutto alla Costituzione Italiana, che chiarisce, sin dai suoi primi articoli, il principio di Uguaglianza Sostanziale di tutti i cittadini davanti alla legge. Lo svantaggio di vivere una condizione di disabilità diviene paradossalmente una “colpa” discriminante che può escludere o limitare il godimento del supporto ai relativi nuclei familiari.
Si tratta di un meccanismo perverso che colpisce poi con maggiore veemenza le persone con più grave disabilità, cioè quelle che necessitano di un maggiore supporto. Se esse, infatti, godono di trasferimenti erogati per la loro condizione (disabilità e povertà), questi ultimi divengono automaticamente una “ricchezza” per la loro famiglia.

Questo bizzarro computo non riguarda solo la pensione d’invalidità (285 euro al mese), ma anche i sostegni destinati ai caregiver familiari per i “gravissimi” e in condizione di povertà estrema; i risparmi faticosamente accumulati per le numerose emergenze economiche legate alle disabilità più gravi, e il semplice transito sui conti correnti di somme immediatamente spese per l’assistenza del proprio familiare rappresentano ulteriori penalizzazioni “patrimoniali”.
Vengono inoltre conteggiati nel “patrimonio” anche gli obbligatori accantonamenti previsti dai contratti di lavoro che le persone con disabilità sostengono per l’assistenza personale: il TFR, le tredicesime, le ferie. Nello stesso “patrimonio”, insomma, finisce tutto quanto le famiglie hanno negli anni stentatamente salvaguardato per quando il loro congiunto con disabilità si troverà da solo ad affrontare le lacune dei servizi.

Negare ai cittadini che hanno maggiori difficoltà quel sostegno al reddito e un’adeguata corsia di accesso a un lavoro dignitoso rappresenta un vero e proprio accanimento verso la “colpa sociale” della disabilità.
È questo il motivo principale che ci spinge, come Associazione, ad assumere una decisiva presa di posizione per contrastare questo profondo attacco al Diritto più importante e basilare del Cittadino con Disabilità: quello di essere rispettato come Persona, con Uguali Diritti e Doveri, in un Paese democratico e solidale.
Abbiamo perciò intenzione di impugnare questa norma, che riteniamo discriminante e incostituzionale, per rilevarne in sede giudiziale l’illegittimità ed imporre al Governo il risarcimento dei danni che saranno procurati ai cittadini già esposti all’esclusione sociale e a quotidiane violazioni dei loro diritti umani.
Per questo invitiamo i nuclei familiari che, a causa della “colpa” della disabilità di un loro componente, saranno discriminati ricevendo un importo inferiore o venendo esclusi dal reddito di cittadinanza, a contattarci tramite la mail della nostra Associazione (info@enil.it), presentando in maniera succinta la propria situazione familiare e la loro richiesta per accedere al reddito di cittadinanza con la risposta ricevuta.

ENIL Italia (aderente alla FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) è la componente nazionale dell’European Network on Independent Living.

Sul tema trattato nel presente testo, suggeriamo anche la Lettura, sempre sulle nostre pagine, dell’articolo Legge sul reddito di cittadinanza: il giudizio negativo della FISH, nonché l’approfondimento tecnico sulla Legge 26/19, curato dal Servizio HandyLex.org.