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Mancherà a tutti il “fascino a rotelle” di Simona

Simona Petaccia

Una bella immagine di Simona petaccia, durante la presentazione di un’iniziativa

Proprio venerdì scorso ne avevamo ripreso il suo ultimo pezzo, pubblicato da InVisibili, blog della «Corriere della Sera.it» e dedicato al progetto HostAbility. Poi la notizia della sua scomparsa a Chieti, che priva anche la nostra testata di una Persona Cara, oltreché di una “firma” preziosa”.
A Simona Petaccia, giornalista, fondatrice e presidente dell’Associazione Diritti Diretti, impegnata da anni sul fronte dei diritti delle persone con disabilità e in favore di una nuova cultura dell’accessibilità, Claudio Arrigoni, sempre nel blog InVisibili, dedica un bel ricordo, che facciamo nostro in ogni parola e del quale riprendiamo qui di seguito ampi stralci.
Dal canto suo anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) si unisce al cordoglio per la scomparsa di Simona, della quale ha sempre apprezzato il grande impegno e l’alto spessore umano, «condividendone in varie occasioni le incisive battaglie in àmbito di inclusione di tutte le persone con disabilità», come ricorda il presidente della Federazione Vincenzo Falabella. (S.B.).

«Molti mi definiscono “Guerriera”, sbagliando». E invece lo era davvero, avevano ragione gli altri. Perché era di quelle che non volevano che chi ha una disabilità, anche grave come nel suo caso, fosse trattato da “eroe o da poverino”, ma semplicemente visto come una persona.
Simona Petaccia è morta a Chieti e la sua scomparsa lascia un vuoto enorme. Era una grande giornalista e una comunicatrice di altissimo livello.

Teatina, era nata il primo giorno d’inverno del 1971 ed era presidente e fondatrice di Diritti Diretti, Associazione che si occupa di «contrastare la diffusione di pregiudizi o stereotipi nei confronti di chi ha particolari esigenze fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari» e che lo scorso anno aveva festeggiato i dieci anni di attività.
Nel 2012 ha ricevuto una medaglia del Presidente della Repubblica a sostegno delle finalità perseguite. Il premio Turismi accessibili, indetto da Diritti Diretti, aveva da poco avuto il patrocinio del Parlamento Europeo, dopo quello della Presidenza del Consiglio e della Regione Abruzzo.
Alla sua storia e alla sua opera era ispirata l’opera teatrale Fascino a rotelle, scritta da Dario Scarpati (se ne legga sulle nostre pagine in particolare a questo link, N.d.R.].

Diceva: «A una donna servono due cose nella vita: il senso dell’umorismo e un paio di scarpe rosse col tacco», prendendo a prestito le parole della scrittrice finlandese Riikka Pulkkinen. «A lei non mancavano né il primo né le seconde», ha scritto Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista che bene la conosce.

Era colta, sarcastica, sensibile, sapeva cogliere e comprendere storie e notizie, con la capacità non di tutti di saperle porgere con garbo e chiarezza, ma anche risolutezza e concretezza.
Qualche anno fa era stata al centro proprio di una battaglia per i suoi diritti di lavoratrice, che giustamente lei non voleva fossero lesi dalla condizione di disabilità.

«Sono una donna nata su quattro ruote perché ho cromosomi capricciosi che non permettono il regolare sviluppo dei muscoli», disse di sé proprio in un’intervista a Malfarina. E poi: «Credo che piangersi addosso non serva a risolvere i problemi che la vita ci pone ma soltanto ad amplificarli. Per questo cerco di pensare che il famoso bicchiere sia sempre mezzo pieno, anche se le mie gambe e le mie braccia rispondono soltanto a piccoli movimenti».

Citava il filosofo francese del Settecento Helvétius: «Gli uomini che bastano a se stessi sono inadatti alla vera amicizia». E soggiungeva: «Sarà per questo che sono circondata da tante belle anime?».
Come lo era lei. Il suo sorriso e la sua dolcezza mancheranno a tutti, e le sue riflessioni saranno faro per noi.
Evviva Simona. Sempre e per sempre.

Estratto da un testo già apparso in “InVisibili“, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Ciao Simona. Al tuo sorriso e a quelle tue scarpe rosse”. Per gentile concessione.