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Si arriverà al Piano per la Non Autosufficienza?

Nunzia Catalfo

Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Istituita dall’articolo 21 del Decreto Legislativo 147/17 (Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà), la Rete della protezione e dell’inclusione sociale è una struttura stabile di confronto fra il Governo, le Regioni e i Comuni, le parti sociali e le organizzazioni del Terzo Settore, che viene coinvolta in particolare quando vi sono da adottare atti di programmazione e di indirizzo in campo sociale.
Il 9 ottobre scorso la Rete è stata convocata, alla presenza di Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ponendo sul tavolo il tema quanto mai sentito del Piano per la Non Autosufficienza e dell’imminente Decreto di Riparto che distribuisce le risorse fra le Regioni, fornendo anche indicazioni e criteri.

«In fase introduttiva – spiega Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che ha rappresentato quest’ultima alla riunione – sono stati presentati i dati relativi all’impiego del Fondo per la Non Autosufficienza negli ultimi anni e della spesa nelle varie Regioni, ciò che evidenzia una forte disomogeneità territoriale in quanto a misure e servizi. Il Fondo, come si sa, è orientato verso due target: le persone con gravissima disabilità, che necessitano di assistenza vitale, e le persone con disabilità grave. Anche su tale differenziazione i dati dimostrano una notevole differenza nelle diverse Regioni. Quanto poi alle gravi disabilità, è emersa ancora una volta con chiarezza la necessità di individuare criteri selettivi e al contempo equi, operazione tecnica assai delicata su cui vi sono già alcune basi di riflessione. Vi sono per altro alcune ipotesi da valutare e su cui aprire un confronto, che riguardano il futuro e che sarebbero orientate a garantire una maggiore omogeneità territoriale. Fra queste è emersa l’idea di una misura unica, anche monetaria e graduata a seconda della gravità, molto simile all’assegno di cura».

«In questo quadro molto dinamico – prosegue Falabella – abbiamo voluto mettere in guardia sulla questione dell’individuazione di nuovi criteri selettivi, che per i cosiddetti “gravissimi” esistono già, ma che per i “gravi” sono ancora in nuce. Abbiamo inoltre chiesto un’attenzione particolare ai contributi per i progetti di vita indipendente: essi, infatti, sono rimasti finora nell’alveo di uno sperimentalismo da cui è necessario uscire, per garantire davvero alle persone di costruire il loro progetto di vita, indipendentemente da quale sia la loro Regione di residenza».

«E da ultimo ma non certo ultimo – conclude il Presidente della FISH – il tema centrale delle risorse: attualmente, infatti, il Fondo è assestato sui 550 milioni di euro all’anno, ma le ambizioni, le prospettive e le esigenze impongono di pensare a uno stanziamento più consistente sin dalla prossima Legge di Bilancio». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.