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Lo stato della ricerca teatrale che dialoga con il disagio

"In fondo agli occhi" (foto di Tommaso le Pera)

Una scena tratta da “In fondo agli occhi”, la rappresentazione teatrale che il 13 ottobre a Bolzano aprirà la decima edizione della rassegna “Arte della Diversità – Corpi Eretici”. Lo spettacolo è centrato sulla cecità, vista sia in senso reale che metaforico (foto di Tommaso le Pera)

«Questo lungo lavoro di dieci anni ci ha fatto scoprire che la visione delle diversità in scena – che poi vuol dire espressione delle infinite sproporzioni, deformità, asimmetrie fisiche, mentali e comportamentali presenti in questo mondo – per un verso suscita gli stereotipi del pietismo e della meraviglia e per l’altro evoca i segreti e i misteri originari che il teatro da sempre custodisce in sé e lo rendono un luogo straordinariamente magico, dove si celebra un rito laico capace di ribaltare e rovesciare i canoni di intelligenza e bellezza sanciti dalla consuetudine del vivere sociale».
Lo hanno dichiarato i responsabili dell’Accademia Arte della Diversità (Akademie Kunst der Vielfalt) di Bolzano, che opera all’interno del Teatro La Ribalta, presentando nei giorni scorsi la decima edizione della propria rassegna Arte della Diversità – Corpi Eretici, progetto nato da un laboratorio permanente con la Lebenshilfe, Associazione per persone con disabilità, che conduce appunto a una produzione teatrale attenta alla scrittura e alle forme del contemporaneo e alla scoperta della “diversità” «quale luogo privilegiato – come è stato pure scritto – dove riscattare e dare voce alle alterità mute, contro ogni forma di omologazione o normalizzazione sociale e culturale. Un “teatro delle diversità” e non un “teatro dei diversi”, che nasce dalla continua scoperta ed espansione di una diversità – quella appunto del teatro – verso e sopra le altre diversità, etniche o sociali o culturali che siano».

La nuova edizione della rassegna prenderà il via nella serata del 13 ottobre al Teatro Cristallo di Bolzano, con la rappresentazione di In fondo agli occhi, a cura della Compagnia Berardi Casolari, nella quale si parte da due diversi punti di vista, uno reale, la cecità, malattia fisica, che diventa filtro speciale attraverso cui analizzare il contemporaneo, e l’altro metaforico, in cui la cecità è invece la condizione di un intero Paese rabbioso e smarrito che brancola nel buio alla ricerca di una via d’uscita.
Sono poi previsti in totale altri cinque spettacoli di teatro contemporaneo, fino al mese di marzo del prossimo anno.

Le parole con cui è stata presentata la rassegna sono del tutto in linea con quanto ha spinto il Teatro La Ribalta – in collaborazione con il Teatro Cristallo e il Telefono Amico di Bolzano e con il sostegno delle Fondazioni Alta Mane Italia e UmanaMente, oltreché della Provincia Autonoma e del Comune di Bolzano – il seminario La malattia che cura il teatro. Lo stato della ricerca teatrale che dialoga con il disagio, in programma per domani, sabato 12 ottobre e domenica 13, presso la Sala Conferenze dell’Antico Municipio di Bolzano, con la partecipazione di esponenti del mondo del teatro, della danza e del sociale, evento che insieme ad altri fa parte di quelli organizzati in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre.
L’incontro viene presentato così dagli organizzatori: «C’è un certo teatro, delle pratiche teatrali e delle attività laboratoriali che si sono diffuse in tutta Italia e producono una innumerevole attività culturali con cifre quantitative impressionanti. Dalle grandi città fino ai piccoli paesi, questo teatro e questa attività, che si definisce teatro sociale, oppure teatro sociale d’arte o ancora, non amando scomparti ed etichette, semplicemente teatro, ha visto una vera esplosione e moltiplicazione.
Nascono con necessità, vocazioni, urgenze e qualità diverse ma, tra loro, tra queste infinite diversità,  possiamo trovare con un’unica denominazione comune: tutte vedono il teatro come un atto politico vero e proprio, un luogo per l’impegno che cerca e trova un dialogo stretto con la parte più sofferente ed emarginata della nostra società.
Su questo fenomeno vogliamo mettere la luce per rileggerlo in una visione nuova, tutta interna ai processi di trasformazione che il teatro è capace di fare mettendosi in gioco, ammalandosi, contagiandosi e infettandosi. E intorno a questi temi, abbiamo chiamato a Bolzano alcuni teatranti, alcuni studiosi, altri compagni di viaggio che su questi temi si interrogano quotidianamente dentro le loro pratiche teatrali. La premessa è impegnativa, ma vogliamo cercare di essere più semplici e aperti a tutte le esperienze, sia a quelle strettamente legate alla creazione teatrale sia a quelle che hanno valenza e pertinenza esclusivamente sociale. Un incontro tra due mondi diversi che, proprio in questa diversità hanno ragione di fare pezzi di strada comune». (S.B.)

A questo link è disponibile un ampio testo di approfondimento dedicato sia alla decima rassegna Arte della Diversità – Corpi Eretici, sia al seminario La malattia che cura il teatro. Per ulteriori informazioni: Martina Zambelli (info@teatrolaribalta.it).