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Contro la lebbra, contro tutte le malattie non ancora sconfitte

Iimmagine elaborata dall'AIFO in occasione della 67^ Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra

Iimmagine elaborata dall’AIFO in occasione della 67^ Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra

«In questi anni abbiamo aiutato milioni di persone non solo a prevenire e curare le malattie e le loro conseguenze, in particolar modo le disabilità, ma a inserirsi nella società, superando barriere e pregiudizi. Oggi la nostra organizzazione è attiva con quasi cinquanta progetti di cura e inclusione sociale in Asia, Africa e America Latina e nel solo 2018 ne hanno beneficiato più di 300.000 persone, di cui oltre un terzo bambini e bambine».
Lo dicono dall’AIFO, l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, che da sessant’anni si occupa degli ultimi, donne, uomini, bambini e bambine in tutto il mondo (se ne legga ampiamente anche nel box in calce), a qualche giorno dal 26 gennaio, la 67^ Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, che tradizionalmente si celebra appunto nell’ultima domenica di questo mese.

«La lebbra – spiegano dall’AIFO – è una malattia antica ma non ancora sconfitta, benché curabile, che colpisce ogni anno più di 200.000 nuove persone nel mondo, principalmente in India, Brasile e Indonesia, che concentrano l’80% dei casi. In questi e altri Paesi sono soprattutto le regioni più povere ad essere interessate, laddove le condizioni di vita sono più precarie. Per questo, accanto alla lebbra, vogliamo attirare l’attenzione su tutte le malattie tropicali dimenticate che mietono vittime ancor più numerose».

Se dunque la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra è già iniziata nel dicembre scorso e proseguirà fino alla prossima estate, con centinaia di volontarie e volontari presenti in tante piazze italiane, per ridare dignità e diritti alle persone, quella del 26 gennaio sarà un’ulteriore preziosa opportunità per diffondere informazione, ma anche per raccogliere fondi in numerose piazze italiane con il Miele della solidarietà, miele equosolidale proveniente da piccoli produttori inseriti in progetti di sviluppo in Italia e all’estero. Senza poi dimenticare che in occasione della prossima giornata del Campionato di Calcio di Serie A, il messaggio dell’iniziativa sarà presente anche negli stadi, grazie all’adesione dell’AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio) e della Lega Calcio di Serie A.
I fondi raccolti verranno poi destinati alle attività socio-sanitarie, di lotta alla lebbra e alle altre malattie tropicali dimenticate, ai progetti dell’AIFO nei Paesi più poveri, dove queste patologie non sono state ancora sconfitte. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Federica Donà (federica.dona@aifo.it).

L’AIFO
L’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau è un’organizzazione non governativa impegnata nel campo della cooperazione socio-sanitaria internazionale.
Nel 1961, a Bologna, un gruppo di volontari e missionari comboniani ispirati dal messaggio di amore e giustizia di Raoul Follereau, Contro la Lebbra e Contro tutte le Lebbre, decisero di fondare un’Associazione aperta a tutti, come voluto da Follereau che scrisse: «Proclamo erede universale tutta la gioventù del mondo: di destra, di sinistra, di centro, estremista; che mi importa! Tutta la gioventù: quella che ha ricevuto il dono della fede, quella che si comporta come se credesse, quella che pensa di non credere. C’è un solo cielo per tutto il mondo».
Nacque così l’AIFO, associazione popolare, radicata sul territorio nazionale, attenta alle tematiche dell’educazione globale per formare cittadini consapevoli col comune obiettivo di impegnarsi con gli ultimi e per i loro diritti.
Nel 2012 l’organizzazione ha deciso di avviare un progressivo rafforzamento e riorganizzazione dei propri coordinamenti all’estero, verso un modello via via più decentrato e federato e di portare a tredici i propri coordinamenti regionali in Italia.
Oggi aggrega come soci più di 800 volontari, di ogni estrazione sociale, politica o religiosa e le diversità tra loro sono viste come una risorsa, perché li rendono capaci di comprendere e di rivolgersi a tutti gli uomini. Soci volontari sono anche i membri del Consiglio di Amministrazione ed il Presidente.
I soci identificano le linee strategiche che guidano le iniziative in Italia e nei Paesi in via di sviluppo, la cui esecuzione è affidata a un Direttore coadiuvato da uno staff di professionisti attivo in Italia e in diciannove Paesi del Mondo.
Come si legge nel sito dell’AIFO, «la nostra Associazione crede che ad ogni persona, soprattutto se emarginata, debba essere restituita la dignità e che le relazioni sociali debbano essere basate sull’equità. Che si debba porre al centro del processo la persona cui è rivolta l’azione, la quale diventa protagonista di tutte le decisioni che la riguardano. Che sia importante avere grande conoscenza ed attenzione per il contesto storico, culturale, sociale in cui si agisce. Che si debba assumere il modello partecipativo e comunitario fondato sulla valorizzazione delle risorse locali e sulla gestione decentrata delle azioni progettuali».
Nel 2011, insieme a EducAid, DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), l’AIFO ha dato vita alla RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), alleanza strategica nata per occuparsi di cooperazione allo sviluppo delle persone con disabilità, in àmbito internazionale.

Raoul Follereau
Nato a Nevers il 18 agosto 1903 e morto a Parigi il 6 dicembre 1977, il poeta, scrittore e giornalista francese Raoul Follereau ha dedicato la propria vita ai malati di lebbra e agli ultimi, ispirando un vasto movimento di solidarietà nel mondo.
Egli si può considerare come uno dei maggiori protagonisti della solidarietà nel dopoguerra, pioniere delle molteplici modalità con cui la società civile sollecita oggi l’opinione pubblica internazionale.
Il suo nome è legato alla battaglia per i malati di lebbra, che costituivano allora il gruppo più emarginato dal punto di vista materiale e spirituale.
Oltre all’enorme sforzo per migliorare la condizione di questi malati messi al bando della società, Follereau è stato anche l’autore di una vera e propria rivoluzione culturale e morale, per arrivare a considerare i malati di lebbra persone come le altre. Una rivoluzione che non si è ancora conclusa – tanto radicata è la paura secolare nei loro confronti – ma il cambiamento di prospettiva operato da Follereau ha stimolato i progressi della medicina – oggi la lebbra è una malattia perfettamente curabile – e soprattutto ha portato ad includere i malati nei processi di riabilitazione e inclusione, a beneficio delle comunità in cui vivono.