La nostra vita in casa famiglia, tra fragilità e riscoperte

«Rinchiusi da circa un mese in questa casa famiglia – scrivono gli ospiti di Casa Domani a Genova -, noi persone con disabilità fisica cerchiamo di riempire le giornate, ognuno secondo i propri diversi interessi. Questa situazione ci fa capire quanto sia fragile la nostra esistenza, ma forse ci permette anche di non dare più per scontate molte cose, come la libertà di uscire e di incontrare gente e amici. Forse, quando questa emergenza finirà, non sarà più tutto come prima. Forse saremo più solidali, più attenti ai bisogni dell’altro, meno concentrati su noi stessi. O forse no? Chissà»

Casa famiglia di persone con disabilità

Una casa famiglia di persone con disabilità

In questi tempi difficili per l’emergenza coronavirus si vive in modo particolare e insolito. Abituati a ritmi frenetici e convulsi, ora tutto è rallentato se non fermo.
Anche noi di Casa Domani ci siamo adeguati alle norme disposte dal Governo, anche se con qualche difficoltà.
La preoccupazione maggiore è il pericolo del contagio, per cui chiunque entri in casa deve essere dotato di mascherina e guanti e attenersi alle regole. Questo ci fa intristire parecchio, per la mancanza di contatti, per non poter dare un abbraccio o un bacio ad un amico o parente.

Rinchiusi in casa da circa un mese, noi cinque residenti di questa casa famiglia, tutte persone con disabilità fisica, ci ingegnamo a trovare il modo per riempire le giornate. Ognuno ha interessi diversi e si comporta di conseguenza. C’è chi ama la musica e la poesia, chi scrive articoli e libri, altri leggono o chattano con gli amici. Ci sono anche i giochi di carte e da tavolo, oltreché le chiacchierate fra noi o i volontari. Insomma, si cerca di non annoiarsi, ma questa situazione ci fa capire quanto sia fragile la nostra esistenza. Basta un minuscolo virus per scatenare il putiferio in tutto il mondo, tutte le nostre vite sconvolte. Scuole, chiese, uffici, negozi chiusi, niente più passeggiate, viaggi, gite, feste e serate con gli amici; niente più cinema, teatro, mostre, palestre. Sbarrati in casa, coi media che martellano di non uscire fuori, le uniche possibilità di comunicazione all’esterno restano il cellulare e il computer.

Ma questa situazione surreale ha del paradossale. Molte cose che prima ci sembravano scontate ora non lo sono più. Ci manca la libertà, la libertà di uscire, di incontrare gente e amici…
Questa forzatura ci logora i nervi, ci fa sentire impotenti e psicologicamente fragili. Però qualcosa di buono c’è, che possiamo imparare da tutto ciò. La riscoperta dello stare insieme a casa, in famiglia, nel poter leggere un buon libro, nell’ascoltare buona musica, nel fare chiacchierate più o meno lunghe, e altre cose che non si fanno di solito.
Forse, quando questa emergenza finirà, non sarà più tutto come prima. Forse saremo più solidali, più attenti ai bisogni dell’altro, meno concentrati su noi stessi. O forse no? Chissà.

Ospiti di Casa Domani, Genova. Ringraziamo per questo contributo Maria Pia Amico.

Casa Domani
È una casa-famiglia per persone con disabilità fisica, nata a Genova circa vent’anni fa. L’obiettivo generale di questa struttura è fornire ad alcune persone con specifiche disabilità fisiche una casa che possa offrire le opportunità, i comfort e le condizioni di vita che solo chi vive in una propria abitazione può avere, continuando a vivere in condizione di vita “familiare”.
La casa è in affitto e si regge sul contributo dei residenti, su una convenzione col Comune di Genova e su privati sostenitori.
La gestione è incentrata solo su volontari, e gli ospiti con disabilità, il cui limite massimo è di sei, sono coinvolti in prima persona nella programmazione e nella gestione economica e organizzativa sia della struttura che della vita comunitaria.

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