Non si possono lasciare soli i caregiver familiari

Si riuscirà, in questi giorni, a raggiungere ampia convergenza, al di là delle barriere ideologiche, su quell’emendamento al Decreto “Cura Italia”, favorevole ai caregiver familiari, che assistono tutti i giorni, giorno dopo giorno, i propri cari? È quanto si augura Francesco Alberto Comellini, «per il Paese e per i caregiver familiari, che così scopriranno di non essere stati lasciati soli, almeno dal Parlamento»

L’arte della politica non sono certo io a doverla rammentare a chi la pratica quotidianamente nell’interesse del Paese, ma talvolta vale la pena ricordare come occorra mettere da parte la propria visione e le proprie convinzioni partitiche, per facilitare una convergenza verso una nuova visione, più ampia, che conduca verso la migliore soluzione nell’interesse della collettività.

Ebbene, in un Paese che oramai comunica via social, ho assistito in questi giorni con piacere al formarsi di una “nuova convergenza” nell’interesse dei caregiver familiari.
Il termine “familiari” è sempre necessario (affinché non si confondano con colf e badanti) e indica, come prevede la legge, coloro che assistono il congiunto con disabilità grave ventiquattr’ore su ventiquattro e che, come se non bastassero le già costanti difficoltà della loro vita, in questo periodo di emergenza sanitaria si trovano ad essere doppiamente discriminati: sono già posti agli “arresti domiciliari” dal loro ruolo di cura e ora sono stati, ancora una volta, dimenticati dal Governo che, in un primo tempo, aveva paventato una seppur minima tutela economica nel Decreto Legge cosiddetto “Cura Italia”, poi scomparsa.
Per il Governo del “nessuno sarà lasciato solo” alla prova dei fatti i caregiver familiari sono stati letteralmente lasciati soli, a differenza di altre categorie messe in crisi dalle misure governative anticontagio, necessarie ma adottate tardivamente, che tuttavia vedono – per ora solo sulla carta – un minimo di ristoro dal danno, con un bonus di 600 euro mensili.

Ma cosa è successo che mi porta a parlare di “nuova convergenza”? Semplice, tra i 1.126 emendamenti presentati al Decreto “Cura Italia” ne balzano agli occhi almeno due di reale interesse per i caregiver familiari [al momento la discussione sull’Atto n. 1766 si sta svolgendo alla Commissione Bilancio in Senato, N.d.R.].
Il primo, il 24.0.1 a firma della senatrice Barbara Guidolin che, nel rendere alternativa la misura dei 12 giorni di congedo in aggiunta a quelli già concessi ai sensi dell’articolo 33, comma 3 della Legge 104/92, con la scelta di un bonus da 600 euro complessivi da usare per acquisti di servizi domiciliari, commette l’errore di utilizzare 5 milioni presi dal Fondo per il sostegno e la valorizzazione del lavoro di cura svolto dai caregiver familiari. Fondo che, in mancanza di una legge che ne ripartisca le risorse tra gli aventi diritto in forma di aiuto economico diretto, ha nel frattempo accumulato la bella cifra di 75 milioni di euro dal 2018 e potrebbe dare una mano a circa 65.000 famiglie. Quel Fondo, in effetti, non può e non deve essere utilizzato, nemmeno in questa situazione di emergenza, per finanziare misure non conformi alla volontà del Legislatore che lo ha istituito.
Sul punto, nel fine settimana scorso vi era stata una levata di scudi prima da parte della vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che nel rimarcare come «i caregiver familiari e i loro cari che hanno bisogno di assistenza sono i grandi esclusi dal DL Cura Italia», ha evidenziato come «un emendamento al Decreto Legge a firma M5S, pur avendo una finalità giusta, ha una copertura sbagliata: 5 milioni presi dal fondo caregiver» e ha fatto appello Elena Bonetti, ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, affinché «intervenga per andare in soccorso di queste persone che dedicano la loro esistenza a chi senza di loro non avrebbe una vita».

A stretto giro è intervenuto anche il senatore Andrea Cangini, che ha presentato l’emendamento 30.0.2 finalizzato a corrispondere un bonus da 600 euro al mese , per i mesi di marzo e aprile, al pari di tutti gli altri soggetti tutelati dal Governo nel “Cura Italia”, anche ai caregiver familiari.
Cangini, che non ha esitato ad etichettare il tentativo del M5S come «uno scippo che prelude a una guerra tra poveri», auspica invece, con riguardo al proprio emendamento, «che tutte le forze politiche siano pronte a farlo proprio».

Nella serata di domenica 29 marzo, quindi, il ministro Bonetti è intervenuta con parole lapidarie: «Ha ragione Mara Carfagna. Il Fondo caregiver deve essere utilizzato per le finalità per cui è stato costituito».
A questo punto si auspica che la “nuova convergenza” del ministro Bonetti , che ha dimostrato di saper superare ogni barriera ideologica per il bene del Paese e dei caregiver familiari, porti, come accadde nel 2017 con l’emendamento 30.0.2, che riconosceva per la prima volta in Italia la figura giuridica del caregiver familiare e istituiva il Fondo (da notare la coincidenza con il numero dell’emendamento di Andrea Cangini), a una larga convergenza per l’approvazione dell’emendamento a firma di Cangini.

Un’ultima nota, che è una speranza: nel 2017 l’emendamento 30.0.2 a prima firma di Laura Bignami, passò con 165 firme, con i Senatori che facevano la fila in Commissione Bilancio per sottoscriverlo; fu un record nella storia del Senato della Repubblica, forse questa volta si riuscirà a fare di meglio? Speriamolo, per il Paese e per i caregiver familiari, che così scopriranno di non essere stati lasciati soli, almeno dal Parlamento.

Componente del Comitato Scientifico di Voce Libera.

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