CBM e il coronavirus: l’impegno in Italia e nel mondo

Oltre ad implementare le proprie tradizionali iniziative di sensibilizzazione e prevenzione in Africa, Asia e America Latina, questa volta CBM – l’organizzazione umanitaria impegnata nella cura e nella prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo – approda anche nel nostro Paese, ed esattamente a Bergamo, al fianco della Fondazione Insieme con Humanitas, per contribuire ad allestire un centro di degenza per la quarantena, in una struttura alberghiera convertita per assistere le persone più fragili

Operatori di CBM impegnati in Africa per l'emergenza coronavirus

Operatori di CBM impegnati in Africa per l’emergenza coronavirus. CBM è l’organizzazione umanitaria impegnata nella cura e nella prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo

«Nell’attuale emergenza coronavirus – sottolineano anche da CBM Italia, come già hanno fatto tante altre organizzazioni – sono le persone anziane, con disabilità e con malattie croniche quelle che rischiano di più. Ed è a loro, a coloro che si trovano in condizioni di fragilità e vulnerabilità, che volgiamo lo sguardo». Questa volta, per altro, c’è un’importante novità per quella che costituisce la componente nazionale dell’organizzazione umanitaria impegnata nella cura e nella prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo: oltre infatti a guardare ai tradizionali territori di riferimento, in Africa, Asia e America Latina, CBM Italia approda anche nel nostro Paese, ed esattamente a Bergamo, al fianco della Fondazione Insieme con Humanitas.
«Il nostro impegno in Italia – spiegano infatti da CBM – contribuirà ad allestire a Bergamo un centro di degenza per la quarantena, in una struttura alberghiera convertita per assistere le persone più fragili, soprattutto anziane, guarite da Covid-19, ma ancora positive. Nell’hotel, queste persone faranno un percorso di degenza gratuito di almeno due settimane, dopo essere state dimesse da uno degli ospedali del territorio bergamasco, tra cui l’Humanitas Gavazzeni. Nella struttura, appositamente allestita e attrezzata, è previsto supporto infermieristico e psicologico, con la collaborazione di personale sanitario formato allo scopo».

«La nostra missione – dichiara Rosa Clara De Bernardi, presidente della Fondazione Insieme con Humanitas – è di essere umanamente vicini ai pazienti e ai loro parenti. Normalmente lo facciamo attraverso i volontari, che sono al fianco degli operatori nelle strutture ospedaliere Humanitas di Rozzano (Milano), Bergamo, Milano e Castellanza (Varese), ma purtroppo la pericolosità di questo virus e l’età media dei volontari ci ha impedito di essere sul campo in questo periodo. Poter contribuire sostenendo il Comitato Abitare la cura, promosso dalla testata “L’Eco di Bergamo”, da Confindustria e dalla Caritas Diocesana Bergamasca, per l’apertura di questi hotel, assolve al nostro principio fondante, portando sollievo e vicinanza umana a chi ne ha tanto bisogno».
«Era il 21 febbraio – aggiunge Giuseppe Fraizzoli, amministratore delegato di Humanitas Gavazzeniquando la nostra struttura ha iniziato una rapida conversione a centro totalmente dedicato a pazienti Covid. Questo è ciò che siamo ancora oggi, in una Bergamo che ha pagato un prezzo altissimo a causa dell’epidemia. Come ospedale non potevamo fare altro che aiutare più pazienti possibili e ascoltare le loro esigenze, cercando soluzioni. Così è nata l’idea di aprire hotel per coloro che, ormai guariti dal coronavirus e dimessi, devono attenersi a quattordici giorni di isolamento domiciliare secondo i protocolli sanitari della Regione Lombardia, ma non possono farlo a casa propria per motivi logistici e/o sociali. La rete tra i partner territoriali ha consentito di trasformare questa intuizione in realtà e farla diventare protocollo condiviso. La solidarietà di tanti amici, come CBM, ci aiuta a dare una risposta adeguata alla domanda di tanti cittadini, ex pazienti, che meritano di tornare presto a una vita normale e, al contempo, di liberare preziosi posti letto nei reparti».

Come detto, però, l’impegno di CBM Italia nei Paesi in via di Sviluppo non cessa di certo, anzi viene implementato in questo particolare periodo. «Nell’emergenza coronavirus – spiega infatti Massimo Maggio, direttore della ONLUS – continuiamo rivolgerci ai Paesi in via di Sviluppo, dove vive l’80% delle persone con disabilità di tutto il mondo e dove la capacità di rispondere al virus è limitata. Temiamo infatti che in questa situazione possa inasprirsi ancora di più il divario tra i bisogni delle persone più vulnerabili e l’accesso ai servizi sanitari. È noto che in casi di pandemia le persone con disabilità non sono in grado di auto proteggersi pienamente e di mantenere le misure igieniche necessarie».
A supporto di quanto detto, CBM cita anche la nota rivista scientifica «Lancet», che il 29 marzo scorso ha dichiarato: «Nella prossima fase la pandemia attaccherà i sistemi sanitari più fragili, ma la maggior parte degli Stati africani e latino americani hanno solo poche decine o centinaia di ventilatori e molte strutture sanitarie non hanno nemmeno le terapie di base come l’ossigenoterapia. Il coronavirus potrebbe quindi trovare facilmente strada tra gli strati più poveri della popolazione».
In Africa, Asia e America Latina, quindi, dove l’emergenza si sta diffondendo rapidamente, CBM è pronta a intervenire e a tal proposito sta già sensibilizzando le comunità sulle buone pratiche igieniche di prevenzione e garantirà anche kit igienici, mascherine, disinfettante, sapone e accesso all’acqua alle persone con disabilità. (S.B.)

Tramite questo link si può supportare la campagna di CBM Italia per l’emergenza coronavirus. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Anita Fiaschetti (anita.fiaschetti@cbmitalia.org).

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