- Superando.it - https://www.superando.it -

La gestione dell’emergenza in un istituto riabilitativo ad alta specializzazione

Paziente dell'Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna)

Un paziente con disabilità dell’Istituo Montecatone di Imola (Bologna)

«Se il tuo lavoro in ospedale non può prescindere dal contatto fisico e se la tua professionalità si esplica con il “paziente addosso”, significa che il passaggio di questo virus ha rischiato concretamente di incidere sulla mission stessa dell’Istituto in cui lavori, imponendo, affinché ciò non avvenisse, una profonda e costante revisione dei format assistenziali, riabilitativi e di comunicazione. Ed è proprio ciò che abbiamo cercato di fare, con la consapevolezza che la nostra attività è ad altissima intensità riabilitativa e poggia le fondamenta sull’integrazione tra i professionisti, sul lavorare insieme, anche fisicamente, stando molto vicini, anche ai familiari. Una vera rivoluzione, quindi».
A dirlo è Nicoletta Cava, responsabile dell’Area Assistenziale Infermieristica, Tecnica e Riabilitativa nell’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna), la nota struttura specializzata per la riabilitazione delle persone con lesione midollare e/o con grave cerebrolesione acquisita.

È dal 21 marzo scorso, come avevamo tra l’altro segnalato anche sulle nostre pagine, che all’Istituto Montecatone non possono accedere parenti e visitatori, neppure negli spazi esterni, e la presenza di norme restrittive, insieme alla contestuale esigenza di organizzare un reparto Covid-19, ha imposto la non facile decisione dimettere tutti i pazienti dimissibili, rivedendo appunto le varie fasi del processo riabilitativo. «L’obiettivo subito focalizzato – spiega Cava – al quale ci stiamo progressivamente avvicinando, è quello di garantire ai pazienti il nostro standard, pur in presenza di limitazioni estreme. Con la chiusura, ad  esempio, è stata sospesa buona parte dei programmi di riabilitazione. Abbiamo gradualmente ripreso nelle sole stanze di degenza, lavorando per priorità e con l’assistenza infermieristica di base e specialistica sempre garantita. Ora che le circostanze lo permettono, abbiamo inserito nella programmazione ulteriori attività da svolgere in camera e gradualmente in palestra. L’aspetto veramente innovativo è aver portato parte della riabilitazione all’esterno, nel parco e nel piazzale antistante l’ingresso principale, aree destinate alla socializzazione ora trasformate in luoghi privilegiati per una determinata tipologia di cure. Sono diventate una palestra all’aria aperta a tutti gli effetti».

Secondo la componente dello staff di Montecatone, questa metodologia di lavoro si protrarrà ancora a lungo, ma al tempo stesso le preme sottolineare «la grande capacità di adattamento dei pazienti a circostanze venutesi a creare nell’arco di poche ore, persone che hanno dovuto rinunciare, non solo affettivamente, ma concretamente, al supporto dei caregiver, i familiari, anello indispensabile nella catena d’integrazione riabilitativa, assenze forzate che ci hanno appunto imposto un ripensamento su diverse attività e sulla conseguente allocazione delle risorse interne».

Tanti contraccolpi organizzativi, dunque, che però, come dichiara Cava, non hanno impattato troppo neppure sui suoi colleghi: «Certo – dice -, al principio dell’emergenza la tensione, il timore del contagio e la necessità di essere quanto più efficienti pur in presenza di qualcosa con cui nessuno di noi si era mai confrontato, era percepibile e comprensibile. Ma poi ha prevalso la capacità di reazione e adattamento di tutti con una disponibilità al servizio che è sempre andata oltre il richiesto. E non era nemmeno così scontato». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa Montecatone (Vito Colamarino), vito.colamarino@montecatone.com.