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Come difendersi dalle false notizie sul virus

Fake news sul coronavirus

Un’elaborazione grafica dedicata alle tante false notizie (“fake news”) circolate in questi mesi sul coronavirus

«Il virus SARS-CoV-2 vola nell’aria fino a 5 metri». «La vitamina D protegge dall’infezione da nuovo coronavirus». «Bere acqua o bevande calde uccide il virus»: sono solo alcune delle “bufale” circolate sulla rete e segnalate sul sito del Ministero della Salute. Come evitare, dunque, di cadere nella trappola delle false notizie (fake news) nel pieno della pandemia in corso?
È stato questo uno dei tanti interrogativi ai quali hanno cercato di dare risposta alcuni esperti e specialisti in àmbito medico-scientifico, durante il seminario in rete Emergenza Covid-19: comunicazione e informazione ai tempi del coronavirus tra infodemia e fake news, promosso da Rarelab, società editrice della testata giornalistica OMAR (Osservatorio Malattie Rare). Si è trattato infatti di un evento realizzato per fornire una guida utile ad orientarsi nella gestione delle notizie e fare una “buona comunicazione” nel corso dell’attuale emergenza.

«All’inizio dell’anno – ha dichiarato per l’occasione Ilaria Ciancaleoni Bartoli, presidente di Rarelab – il significato del termine “coronavirus” era quasi sconosciuto ai più, ma oggi, a distanza di pochi mesi, tutti lo conoscono, e lo stesso si può dire per un’altra parola, vale a dire infodemia, da intendersi come la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni sul tema, talvolta niente affatto vagliate con accuratezza. È stato proprio il livello di imprecisione delle informazioni in merito al virus SARS-CoV-2, ai meccanismi con cui si trasmette, ai metodi con cui si individua e alle terapie con le quali la scienza spera di fermarlo, che ci hanno indotto a riunire un gruppo di esperti in grado di spiegare i temi salienti di questa pandemia e rispondere agli interrogativi delle persone, nell’interesse di tutti i malati, rari e meno rari, delle categorie a maggior rischio di contrarre l’infezione e di tutti coloro che hanno la responsabilità di tenere informati i cittadini».

Come spiegano da Rarelab, «secondo uno studio recente dell’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), nel periodo che va dal 21 febbraio al 22 marzo scorsi, le notizie sul Covid-19 diffuse da fonti di disinformazione online (siti web e pagine/account social) sono aumentate, raggiungendo una media giornaliera del 38% sul totale della produzione, rispetto al mese precedente in cui si erano attestate sul 5%. Inoltre, come confermano i dati emersi da quello stesso studio, nel mese di marzo ben 4 su 7 sono gli articoli pubblicati in un giorno sul coronavirus da siti web di disinformazione. È evidente, allora, che il mondo della comunicazione, soprattutto durante la pandemia, appare instabile: da una parte, a causa della diffusione di fake news, dall’altra attraverso l’infodemia, tra i neologismi del 2020 secondo la Treccani, cioè “la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”. Due fenomeni dannosi per i quali occorre trovare nell’immediato una cura – con la diffusione di notizie corrette e puntuali – e un “vaccino”, cioè un metodo di lavoro per evitare che questo si ripeta».

Nel corso del seminario in rete promosso da Rarelab, hanno risposto alle domande degli oltre duecento partecipanti Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano; Antonella Viola, ordinario di Patologia Generale al Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Pediatrica IRP-Città della Speranza; Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università di Parma, direttore della Clinica Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria e presidente della WAidid (l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici); Stefano Vella, esperto di sanità pubblica e infettivologo, già direttore del Centro Nazionale per la Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità e già presidente dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco); Sandra Petraglia, dirigente dell’Area Pre-Autorizzazione dell’AIFA; Michele Conversano, presidente di HappyAgeing, e direttore del Dipartimento di Prevenzione e del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ASL di Taranto; Roberta Villa, giornalista, componente della task force del Governo per il contrasto alle fake news. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@rarelab.eu.

Le caratteristiche di questo nuovo virus
Il virus SARS-CoV-2 fa parte del gruppo dei coronavirus ed è il terzo ad essersi diffuso a livello mondiale nell’ultimo ventennio. Ciò che di questo nuovo virus si sa è stato appreso in maniera diretta, affrontandone le conseguenze, perciò molte sono ancora le domande che devono trovare risposta, soprattutto in merito alle modalità con cui entra nell’organismo e al tipo di immunizzazione generata dall’organismo in seguito all’infezione.
Ad oggi si sa che la trasmissione avviene da persona a persona tramite le minuscole goccioline di saliva (o aerosol), che una persona emette con la tosse e gli starnuti. Oppure semplicemente quando parla.
Si sa che in alcuni individui il virus è responsabile di una sindrome respiratoria acuta dalle gravi conseguenze, mentre in altri l’infezione può avere uno sviluppo cosiddetto paucisintomatico, contraddistinto da sintomi quali febbre e tosse, o addirittura asintomatico. C’è inoltre ancora molto da comprendere sui protocolli terapeutici maggiormente efficaci e soprattutto sul tipo di anticorpi che il nostro organismo produce in risposta all’infezione e sui tempi in cui tale processo avviene.
Quest’ultima informazione, in particolare, sarà molto utile nella messa a punto di un vaccino contro il virus. (a cura di Rarelab)