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Mai più sole in ospedale le persone con disabilità intellettiva

Medardo Rosso, "Malato all'ospedale", gesso, 1889

Medardo Rosso, “Malato all’ospedale”, gesso, 1889

Da quando è iniziata la pandemia da SARS-CoV-2, le nostre organizzazioni si sono sempre poste il dilemma se uno dei nostri figli, fratelli, nipoti dovesse contagiarsi in qualsiasi maniera e bisognoso di ricovero ospedaliero, quali sarebbero  le direttive adottate dai vari Ospedali di Catania e della Provincia da quando la persona con disabilità sale sull’ambulanza al successivo ricovero in ospedale.

Date le restrizioni che vengono adottate in caso di ricovero, di non fare entrare alcun familiare in ospedale,  teniamo a precisare che tutte le persone con disabilità intellettiva, e quindi anche i nostri ragazzi, hanno bisogno di una figura conosciuta al loro fianco, generalmente la mamma, presenza fondamentale e vitale per il loro stato d’animo e il percorso positivo verso la guarigione, tutte situazioni che in mancanza della mamma stessa, o in poche parole del caregiver, potrebbero portare, oltre che alla morte nei casi più gravi, anche a un peggioramento emotivo tale da compromettere il loro equilibrio  psicologico.

Facciamo riferimento a quanto accaduto di recente presso il reparto dell’Ospedale Policlinico di Catania, con il decesso di Valeria Scalisi, giovane donna con sindrome di Down, morta in uno stato di angoscia per essersi trovata sola e il cui senso di abbandono vissuto ha certamente contribuito al peggioramento delle sue condizioni [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.].

Un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità detta le linee guida per l’ospedalizzazione di persone con disabilità intellettiva affette da Covid. «Nel corso del ricovero – vi si legge – particolare attenzione andrà dedicata all’utilizzo di modalità di comunicazione e gestione adeguate ai bisogni della persona, alla presenza di un caregiver adeguatamente formato e con adeguati dispositivi di protezione individuale e, ove opportuno, all’utilizzo di appropriati e programmati interventi farmacologici per la gestione dell’angoscia, del dolore, della fatica respiratoria della persona, nell’ottica di alleggerire al massimo il sovraccarico per la persona e diminuire i rischi per la persona e per il contesto».

Alla luce di quanto sopra esposto vogliamo sottolineare la nostra fermezza nel comunicare che non permetteremo in alcun modo che possa ripetersi quanto accaduto il 26 novembre al Policlinico di Catania e chiederemo senza alcun indugio e con risolutezza che uno dei familiari rimanga a fianco della persona con disabilità per assisterla nel suo percorso ospedaliero.
In tal senso chiediamo che vengano date istruzioni e fissato un protocollo, affinché, in presenza di persone con disabilità intellettiva, fin dal primo momento sia  concessa l’autorizzazione al caregiver di rimanerle accanto.

L’AFPD di Catania (info@afpdcatania.org) è l’Associazione Famiglie Persone Down, l’AST è l’Associazione Sclerosi Tuberosa. Il presente contributo coincide con un messaggio inviato da tali organizzazioni (a firma dei rispettivi Presidenti, AFPD: Stefania Massimino; AST: Francesca Macari; Marecamp: Dario Garofalo; Rete per Associazioni, Maurizio Vaccarella) ai Direttori Generali delle Aziende Ospedaliere di Catania Cannizzaro, Garibaldi e San Marco e dell’Azienda Ospedaliera di Acireale.