Meno di 300 euro al mese e opportunità di lavoro pressoché nulle

«Sono una delle 600.000 persone del nostro Paese – scrive Angelo Colangeli – con un’invalidità compresa tra il 75 e il 99%, alle quali viene erogato mensilmente un assegno di poco meno di 300 euro e che sono state escluse dai recenti eventuali aumenti delle pensioni, riservati solo agli invalidi civili totali. Sarei ben lieto di perdere quell’assegno, riprendendo a lavorare, ma per un sessantenne come me, con diverse disabilità e vari problemi di salute, le opportunità di lavoro sono pressoché nulle»

Ombra di uomo curvo, con una mano sulla testaHo un’invalidità civile definitiva riconosciuta nella misura dell’80% e sono stato definito con apposita visita quale “portatore di handicap” ai sensi dell’articolo 3 della Legge 104/92. Secondo l’ISTAT, In Italia sono circa 600.000 le persone con un’invalidità compresa tra il 75 e il 99% ai quali viene erogato mensilmente un assegno di poco meno di 300 euro, ovviamente in presenza di un reddito da eventuali altre fonti molto basso. Il tutto si trasforma in “assegno sociale” dal sessantacinquesimo anno di età.

Com’è noto, tramite il Decreto Legge 104/20 (convertito nella Legge 126/20), a conseguenza della Sentenza 152/20 della Corte Costituzionale [se ne legga sulle nostre pagine, N.d.R.], il Governo ha riconosciuto un incremento fino 651,15 euro del suddetto assegno mensile, ma solo agli invalidi civili totali, ossia con il 100% di invalidità.
Comprendo che il mio assegno è una forma di assistenza e infatti si perde nel caso si dovesse riprendere a lavorare. Io sarei ben felice di perderlo! Ma di fatto, per quelli come me, ossia la stragrande maggioranza delle persone con disabilità con percentuali di invalidità così alte (75-99%), le opportunità di lavoro sono pressoché nulle.
Infatti, può essere facile per un sessantenne come me, cieco all’occhio destro, sordo all’orecchio destro, con un neurinoma all’ottavo nervo cranico, per cui è sotto terapia del dolore, con una grave insufficienza circolatoria a un arto e per concludere una depressione grave, cogliere opportunità di lavoro? Per di più in una Regione come l’Abruzzo, che già “la sfanga a fatica”?
Io con tutta la buona volontà non ci riesco proprio e sono molto demoralizzato. Allora quelli come me sono destinati a ricorrere ai figli che pagano le bollette, o che ti aiutano in caso di visite specialistiche o di esami che non puoi fare presso strutture pubbliche. Ma perché non li puoi fare presso le strutture pubbliche? Per il motivo che ci sono liste di attesa di un anno e a volte anche più. I figli mi aiutano volentieri, anche se lavorano da poco come nel mio caso, ma quanto è frustante!
Credo che su questa situazione incida anche un aspetto culturale che ha dilagato negli ultimi anni, ossia la convinzione che la stragrande maggioranza di chi non è invalido totale e grave sia probabilmente un “falso invalido”, e quindi un “furbo piagnone”.

Ormai le mie speranze sono al lumicino e sono ormai rassegnato a vivere con 297,14 euro al mese insieme a mia moglie e grazie agi aiuti dei miei adorati figli e credo che i miei problemi siano gli stessi di molte altre persone. La scrittura e i social sono la mia salvezza, la mia cura e la mia arma di sopravvivenza.

I contenuti del presente contributo sono stati oggetto di una lettera-appello inviata da Angelo Colangeli al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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