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Nuovi PEI: princìpi giusti e regole da riscrivere

Mano di insegnante di sostegno che tiene la manina di un bimbo con disabilitàNel forzare l’introduzione di princìpi giusti, quali il profilo biopsicosociale, la corresponsabilità del corpo docente, l’uniformità sul territorio italiano, il Decreto Interministeriale 182/20, che ha stabilito i nuovi PEI (Piani Educativi Individualizzati), non tiene conto di una realtà, quella della scuola dell’inclusione, che nella stragrande maggioranza dei casi non è in grado di accogliere queste modifiche come valore aggiunto.

Ci riferiamo in particolare alla modifica strutturale e complessiva prevista per l’istituzione e la formazione del nuovo GLO (Gruppo di Lavoro Operativo sull’Inclusione), che inciderà fortemente sulla centralità dell’utente, e quindi della sua famiglia, nonché sulle ASL, che non riteniamo in grado di garantire la conoscenza, la presa in carico e quindi la presenza ai GLO stessi per tutti i discenti con disabilità, il tutto appesantito dalla possibilità residuale dell’intervento dei professionisti privati.
Ma guardiamo anche alla distribuzione dell’intervento educativo-didattico ad opera delle diverse professionalità, che diverranno alternative, comportando una riduzione dei docenti di sostegno a favore degli assistenti all’educazione e alla comunicazione, ciò che peserà sensibilmente sugli Enti Locali, responsabili di fornire quest’ultimo servizio, senza tenere conto della la situazione vigente di Comuni che non forniscono dette professionalità, o le forniscono in alternativa all’assistenza domiciliare, o ancora mettono a bilancio budget tanto esigui, da consentirne l’intervento solo per poche ore settimanali.
Diventa quindi pericoloso il concetto di “esonero” dalle diverse materie che, se non ben interpretato, rischia di significare l’allontanamento dei nostri ragazzi e ragazze dal gruppo dei pari, dall’insegnamento nelle classi comuni o la sensibile riduzione del loro orario scolastico.

Quando non si è pronti ad accogliere novità culturali e strutturali – e non crediamo che una formazione di venticinque ore consenta la giusta preparazione degli insegnanti -, e quando si concentra ogni responsabilità nei poteri del solo Dirigente Scolastico, dando alla scuola ogni facoltà valutativa e decisionale, sottraendola alle famiglie e ai loro professionisti di riferimento, il rischio matematico è che si utilizzino le norme per arroccarsi sulle diverse posizioni e che a rimetterci siano sempre gli elementi più debolo, ossia gli alunni e le alunne.

Confidiamo pertanto che il Ministero rifletta e accompagni il percorso con regole scritte più stringenti per i Dirigenti Scolastici, nella consapevolezza che le norme scritte, non le indicazioni verbali, servono a riequilibrare e a garantire gli alunni nelle situazioni di maggior rischio di esclusione e di maggior frizione con le famiglie, che debbono continuare a vedersi riconosciuto il ruolo centrale nelle decisioni del percorso di vita del proprio figlio.

Gruppo nato dalla volontà di numerosi caregiver familiari, genitori e congiunti di persone con disabilità grave, allo scopo di dare piena attuazione al riconoscimento di tale figura giuridica – quella del caregiver familiare – introdotta nell’ordinamento italiano dall’articolo 1, comma 255 della Legge 205/17 (Legge di Bilancio per il 2018) (cgfcomma255@gmail.com).

Basandosi sui contenuti esposti nelle presenti riflessioni, il Gruppo Caregiver Familiari Comma 255 ha inviato nei giorni scorsi una specifica lettera ai responsabili della Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento Scolastico del Ministero dell’Istruzione (disponibile integralmente a questo link).