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Attivare il “Tavolo sull’Incontinenza”, per porre fine a uno stigma sociale

Testa di statua con una goccia che scende da un occhio

L’incontinenza urinaria e fecale mortifica la qualità e la quantità di vita di oltre 5 milioni di persone nel nostro Paese

«In Italia 5 milioni di persone soffrono di incontinenza e il 60% sono donne; tale patologia è ancora vissuta come un vero stigma sociale, e in tale ottica il Ministero della Salute con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 maggio 2006, ha indetto il 28 giugno la “Giornata Nazionale per la Prevenzione e la Cura dell’Incontinenza” [grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]»: si apre così un’Interrogazione rivolta nei giorni scorsi dal deputato Marco Lacarra al ministro della Salute Roberto Speranza, nello stesso giorno in cui il medesimo Deputato si era reso protagonista di un’ulteriore Interrogazione, come avevamo riferito sulle nostre pagine, riguardante i vaccini anti-Covid e le persone con disabilità.

«In Italia – si legge ancora nell’Interrogazione – l’incontinenza incide pesantemente sulla qualità e quantità di vita provocando nelle persone colpite isolamento sociale, ansia e depressione che fanno sì che solo una piccola minoranza si rivolga al medico di famiglia. La patologia, invece, come evidenziano i massimi esperti nel settore, nella stragrande maggioranza dei casi può essere curata con successo tramite la rieducazione perineale, la chirurgia mininvasiva, la neuromodulazione, e altre terapie».
«Vi sono stime – prosegue il testo – che indicano come lo Stato, tramite Regioni e ASL, spenda oltre 420 milioni di euro l’anno (più IVA 4% e costi della filiera) per i soli pannoloni, mentre tramite l’implementazione di percorsi riabilitativi i costi si ridurrebbero drasticamente. I costi globali del settore, tra pubblico e privato sociale ammontano a circa 2,5 miliardi di euro annui, come stima l’Associazione dei pazienti FINCOPP – Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico; l’incontinenza, quindi, è un vero e proprio tabù medico ed è pertanto importante divulgare le problematiche e le possibili soluzioni» e «a tal proposito sarebbe fondamentale attivare appositi “Centri”».

Si arriva quindi al senso sostanziale dell’Interrogazione, riguardante la necessità di «attivare presso il Ministero della Salute un “Tavolo permanente e ristretto sull’incontinenza urinaria, fecale e disturbi al pavimento pelvico”, con la partecipazione delle Associazioni dei pazienti».
A questo punto va ricordato che un Tavolo sull’Incontinenza era stato effettivamente istituito dal Decreto Ministeriale del 2 ottobre 2015, producendo il successivo Accordo della Conferenza Stato Regioni, siglato il 24 gennaio 2018, per dare vita in tutta Italia ai “Tavoli Regionali sull’incontinenza”, oltreché all’apertura di Centri di primo, secondo e terzo livello in ogni Regione.
Al fine, dunque, di poter arrivare a monitorare tali attività da parte delle Regioni, «si chiede al Ministro della Salute – conclude l’Interrogazione – di intraprendere immediate iniziative al fine di attivare il suddetto “Tavolo sull’Incontinenza”», «un “Tavolo” – viene sottolineato – che non comporta per altro alcun onere economico, poiché le riunioni possono svolgersi da remoto e a carico dei partecipanti». (S.B.)

Ringraziamo per la segnalazione Francesco Diomede, presidente della FINCOPP (Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico), organizzazione aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).