La parabola del figliol prodigo, i vaccini e l’augurio di una missione possibile

«Da vecchio Alpino – scrive Giorgio Genta – mi sento gerarchicamente e sentimentalmente agli ordini del generale Figliuolo, nuovo comandante dell’“armata anti Covid” e con un piccolo residuo di spirito sessantottino lo incito a “mettere delle siringhe (di vaccino) nei vostri cannoni!”». Quindi, dopo una digressione sul nuovo Ministero delle Disabilità, conclude augurando al Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid «che vincere questa Grande Guerra sia una missione possibile»

Francesco Paolo Figliuolo

Il generale Francesco Paolo Figliuolo, nuovo Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid

«Questa volta si caccia nei guai», dicono quelle tre o quattro persone che mi conoscono e non tutte, tra l’altro, leggono quello che scrivo.
C’è del vero in quello che dicono. Ora mi spiego meglio.
In gioventù, quando c’era ancora il servizio militare di leva, servii la Patria in armi e pervenni alfine al grado di caporal maggiore degli Alpini. Come dice il noto detto, Alpini una volta, Alpini per sempre.
Il nuovo Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid, pure lui Alpino, il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo, ha tre stelle dorate con sottostante greca, mentre io avevo due piccole “V” dorate su sfondo nero. Mi sento quindi gerarchicamente e sentimentalmente agli ordini del generale comandante dell’“armata anti-Covid” e con un piccolo residuo di spirito sessantottino lo incito a «mettere delle siringhe (di vaccino) nei vostri cannoni!», non quelle primule appena fiorite e subito “passe” come dicono i miei compaesani.

Auguro al Generale di ristabilire l’ordine e la disciplina, con particolare riferimento agli ordini professionali e al Paese in generale; di avere un rapporto fermo e collaborativo con la Protezione Civile e di riuscire a cancellare dagli occhi e dalla memoria degli italiani quella lunga serie di camion militari che portavano le bare dei primi caduti di questa lunga guerra, sostituendola con la bella immagine della professionalità e competenza “attrezzata” dei suoi uomini, palesata in tante missioni di pace.
Mi permetto di suggerirle (avevano ragione quei due o tre amici a proposito dei guai…) la militarizzazione forzosa di svariati infettivologi, virologi e assessori regionali alla Sanità, nonché dei presidenti delle Regioni medesime affetti da patologie presenzialiste, tutti da inquadrare nella Benemerita Arma che vanta il bel motto Usi obbedir tacendo.

E già che ho rotto gli argini, due parole sul nuovo Ministero che a noi, persone e famiglie con disabilità, interessa massimamente.
Le Associazioni che ci rappresentano hanno avuto solerte udienza e questo è un segno di attenzione, con promessa di ulteriori contatti. Il rovescio della medaglia è il rischio che l’avere creato un Ministero specifico burocratizzi ulteriormente le nostre problematiche e tenda a separare i cittadini “normali” con bisogni speciali dai cittadini senza disabilità.

Sono consapevole di scrivere sciocchezze con una certa frequenza, ma che aspettarsi da un vecchio caregiver che non riesce più nemmeno ad installare il nuovo antivirus nel vecchio PC e va rischiosamente avanti senza protezione informatica? Che ardita analogia!

Un’ultima cosa: il titolo di queste mie riflessioni è tratto dalla celeberrima parabola evangelica e non ha nulla che fare con il nostro Generale, al quale auguro che, vincendo questa Grande Guerra, la sua sia una parabola speciale, una missione possibile.

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