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La dimensione soggettiva sottovalutata e poi negata delle persone con disabilità

Persona in carrozzina fotografata di spalle davanti a una vetrata«Partiamo dalle parole. Già l’uso frequente, nel linguaggio comune, dell’aggettivo “disabile” non accompagnato da un sostantivo – persona, minore, anziano – rivela che la dimensione soggettiva della persona viene spesso sottovalutata. Soggettività negata e poi rubata da familiari, operatori, strutture, quando, sostituendosi alla persona con disabilità, prendono decisioni riguardanti il luogo dove vivere, le scuole o gli amici da frequentare, i programmi televisivi da guardare, la frutta da mangiare, le scarpe da indossare. Spesso ci si dimentica che la disabilità è una condizione, non una malattia»: a scriverlo il 3 dicembre scorso, in un messaggio di Twitter diffuso in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, è stato Mauro Palma, responsabile della struttura del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale che, come abbiamo riferito già in varie occasioni, include nel proprio mandato anche il tema della connessione tra privazione della libertà e disabilità.

In tal senso va ricordato come nel 2021 il Garante abbia effettuato tredici visite in istituti che ospitano anziani non autosufficienti o persone con disabilità, allo scopo di verificare le condizioni di vita e di assistenza al loro interno, prevenendo forme improprie di contrazione della libertà, possibili abusi o trattamenti inumani o degradanti.
Centrale, in questo contesto, è senza dubbio il tema dell’uso della contenzione, sia essa fisica, che chimica o ambientale. (S.B.)