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Un nuovo approccio sulla disabilità anche dall’Agenzia delle Entrate

Parole che escono dalla boccaÈ un riconoscimento che apprezziamo particolarmente quello legato al fatto che la nuova guida rivolta al personale dall’Agenzia delle Entrate, intitolata Disabilità. Iniziamo dalle parole (disponibile a questo link), realizzata in attuazione del Piano Triennale di Azioni Positive 2021-2023 della stessa Agenzia delle Entrate, si apra con una citazione di Franco Bomprezzi, ovvero di colui che diresse «Superando.it» fino alla sua scomparsa nel 2014, e che scrisse già più di vent’anni fa un Decalogo della buona informazione sulla disabilità, cui ben volentieri torniamo a dare visibilità in calce.
«Le parole sono contenitori. Dentro, c’è la vita. Ci sono le persone. Con la loro dignità. […] Oggi sfruttiamo le parole, le usiamo fuori dal loro contesto, le carichiamo di violenza e, soprattutto, dimentichiamo che al centro di ogni comunicazione ci sono le persone, non le parole, che hanno un nome, una storia e, soprattutto, il diritto a essere rispettate»: questa la citazione da Bomprezzi con cui si apre la pubblicazione dell’Agenzia delle Entrate.

In quest’ultima, poi, oltre all’ampia prefazione denominata Un nuovo approccio alla disabilità e curata da Giampiero Griffo – attuale coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e a suo tempo uno dei componenti della delegazione italiana che contribuì a definire la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – sono pure particolarmente significative, nel dare sostanza a quello che appare realmente come un nuovo modo di parlare della disabilità, le parole usate nella presentazione dell’opuscolo da Ernesto Maria Ruffini, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, che scrive: «La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità ci insegna che la disabilità non è una caratteristica dell’individuo insita in una patologia o in una menomazione, ma è il risultato dell’interazione tra persone con deficit fisici, mentali, cognitivi o sensoriali e un’organizzazione sociale che ne limita attività e possibilità, ponendo sulla loro strada barriere ambientali e comportamentali. Con questa pubblicazione l’Agenzia dà avvio a un percorso per ragionare sulla disabilità. L’obiettivo è sviluppare nuove consapevolezze e contribuire a contrastare gli ostacoli culturali e gli atteggiamenti ostili e stigmatizzanti che si muovono attorno alla disabilità. I passi da percorrere, anche in Agenzia, per assicurare alle colleghe e ai colleghi con disabilità piena partecipazione sul posto di lavoro sono molti, e la pandemia, con le misure di contenimento del contagio che ne sono conseguite, ha peraltro limitato le iniziative interne rivolte all’inclusione e ad accrescere l’accessibilità. Questa iniziativa vuole rappresentare dunque una ripartenza. Iniziando dalle parole, che sono la veste dei nostri pensieri. Alla base, c’è la volontà di rendere il nostro ambiente lavorativo sempre più positivo, inclusivo, partecipato ed efficiente, in grado di accogliere ogni diversità. Un luogo in cui ci si sente a proprio agio, rinforzando l’orgoglio di appartenere a una organizzazione che, nel perseguire interessi fondamentali per la vita del Paese, ritiene essenziale l’apporto di ciascuno».

Con il citato Piano Triennale di Azioni Positive 2021-2023, l’Agenzia delle Entrate, va ricordato in conclusione, ha voluto assumere impegni precisi per promuovere le pari opportunità e un linguaggio non discriminatorio. Tra le altre iniziative promosse per facilitare l’inserimento e l’inclusione; vi sono progetti formativi e informativi specifici per tutto il personale, la ricognizione nazionale degli ausili necessari a garantire piena partecipazione, nonché ogni strumento utile a contrastare le discriminazioni. (S.B.)

Ringraziamo Edvige Invernici per la segnalazione.

Decalogo della buona informazione sulla disabilità
1)
Considerare nell’informazione la persona disabile come fine e non come mezzo.
2) Considerare la disabilità come una situazione “normale” che può capitare a tutti nel corso dell’esistenza.
3) Rispettare la “diversità” di ogni persona con disabilità: non esistono regole standard né situazioni identiche.
4) Scrivere (o parlare) di disabilità solo dopo avere verificato le notizie, attingendo possibilmente alla fonte più documentata e imparziale.
5) Utilizzare le immagini, nuove o di archivio, solo quando sono indispensabili e comunque corredandole di didascalie corrette e non offensive della dignità della persona. Quando la persona oggetto dell’immagine è chiaramente riconoscibile, chiederne il consenso alla pubblicazione.
6) Ricorrere al parere dei genitori o dei familiari solo quando la persona con disabilità non è dichiaratamente ed evidentemente in grado di argomentare in modo autonomo, con i mezzi (anche tecnologici) a sua disposizione.
7) Avvicinare e consultare regolarmente, nell’àmbito del lavoro informativo, le associazioni, le istituzioni e le fonti in grado di fornire notizie certe e documentate sulla disabilità e sulle sue problematiche.
8) Ospitare correttamente e tempestivamente le richieste di precisazione o di chiarimento in merito a notizie e articoli pubblicati o diffusi.
9) Considerare le persone con disabilità anche come possibile soggetto di informazione e non solo come oggetto di comunicazione.
10) Eliminare dal linguaggio giornalistico (e radiotelevisivo) locuzioni stereotipate, luoghi comuni, affermazioni pietistiche, generalizzazioni e banalizzazioni di routine. Concepire titoli che riescano ad essere efficaci e interessanti, senza cadere nella volgarità o nell’ignoranza e rispettando il contenuto della notizia.
Franco Bomprezzi, 1999