Un viaggio per abbattere i muri e nutrire l’Anima

Può sembrare “fuori tema”, in un giornale come il nostro che si occupa di disabilità, seppure in senso molto ampio, dare spazio a un libro di poesia che apparentemente parla di tutt’altro. Ma è davvero difficile considerare “fuori tema”, rispetto alla disabilità, un libro che usa, come scrive Sandro Montanari, «un linguaggio capace di unire piuttosto che dividere, di creare relazioni piuttosto che muri e nel quale ciascuno di noi può rispecchiarsi e, quindi, nutrire l’Anima»

Copertina di Concetta Macrì, "Cucio sogni con fili di vento"«Il mio corpo urla
Tutto è perduto
La mia Anima mi scuote
Racconta
Ho sbrogliato la collana di perle
Piccoli frammenti del mio mondo prendono forma
Una carezza sul cuore»
Concetta Macrì

Da un sentiero nel bosco comincia il viaggio della silloge, scritta da Concetta Macrì e illustrata da Stefania Caré, dal titolo Cucio sogni con fili di vento (Edizioni Era Nuova, 2021). L’Autrice lo condivide con il lettore e la lettrice, aiutandolì a seguire i sussulti del cuore che s’inerpicano lungo le tracce della memoria.
Dalla fresca radura, che si raggiunge dopo un breve cammino, il lettore e la lettrice sono dapprima chiamati ad assistere con stupore a voli di farfalle e di pensieri, per poi rimanere travolti dall’esondazione di emozioni che tracimano gli argini di ogni certezza.
Nel gorgo melmoso di sangue e bacche velenose, si scopre che il silenzio può diventare rumore che tutto inghiotte e annulla. Ma in questo smarrimento di senso si impara anche a riscoprire la voglia di vivere, il valore di uno sguardo rivolto al cielo, il dono prezioso delle stelle e dell’inquieto tremolio dei desideri. Ed ecco allora riemergere dal fango una culla di petali di rose, un papavero bianco e un antico odore d’erba e di more.

Questa silloge è il viaggio dell’eroe che ritorna al mondo dopo avere attraversato l’ignoto e la follia, è una danza sciamanica tra il candore del giglio e la morsa del mistero, è la rinascita di una donna che è entrata in contatto con la sua Ombra e che è riuscita a cavalcarla.
Per tale motivo il volume ha un’Anima dal profumo di pane. Il pane che diviene fragranza dorata solo dopo un lungo processo di coltivazione, mietitura, trebbiatura e lavorazione del grano. E questo scritto, come il pane, è frutto di un profondo processo di trasformazione che non avrebbe potuto aver luogo senza canti, sudore e sangue.

L’artista Stefania Caré traduce in evocative immagini il viaggio dell’Autrice, lo arricchisce di visioni oniriche che entrano in risonanza con i versi, generando alchimie di significati che immergono lettori e lettrici in una polifonia di ritmi, cromatismi e punteggiature semantiche inaspettate.

Opera di Stefania Caré

Il cavallo realizzato da Stefania Caré, opera contenuta nel libro di Concetta Macrì’

Viviamo in una società sintomatica, asfittica, ripiegata su se stessa e assoggettata alla tecnica, ove prestazione, efficienza e produttività hanno sparigliato i valori e le priorità. Subiamo e nel contempo contribuiamo ad amplificare gli effetti dell’interazione perversa tra il capitalismo globalizzato che, come previsto da Bukowski, sta divorando se stesso, e i confini che abbiamo disseminato nel mondo, sovvertendo così la natura stessa di Gaia (di per sé non divisibile) di cui ancora oggi ci sentiamo i sovrani, nonostante i gravi disastri ambientali causati dai nostri approcci antropocentrici e parcellizzati.
In questo contesto appiattito sui codici digitali e sfibrato dal virus del narcinismo (narcisismo + cinismo), è pertanto necessario alimentare letture alternative a quella dominante, per dare spazio all’inesprimibile, all’immaginazione e alla ricerca dell’essenziale attraverso il linguaggio artistico, analogico e simbolico. Un linguaggio capace di unire piuttosto che dividere, di creare relazioni piuttosto che muri e nel quale ciascuno di noi può rispecchiarsi e, quindi, nutrire l’Anima. È solo attraverso questo nutrimento che possiamo aspirare a conoscere noi stessi, a dar voce al daimon che ci abita, a incarnare quel cambiamento che desideriamo vedere negli altri e nel mondo.

Questo libro mostra come tale movimento interiore possa trasformarsi in un atto creativo e in un viaggio. Un viaggio ove la Natura non è proprietà dell’essere umano, ma compagna rivelatrice di cui prenderci cura e di fronte alla quale continuare a meravigliarci. Un viaggio che si inoltra nel bosco delle segrete passioni per proseguire oltre la catena dei monti fino al sottile tetto del mondo. Un viaggio metafora dell’esistenza e del cambiamento, nel corso del quale l’Autrice ha il coraggio di togliersi la maschera, disvelare il volto delle fragilità e trasformarle nella condivisione.
Un viaggio che ci insegna che l’infinito non è solo oltre la siepe, ma è anche dentro ognuno di noi e che, sempre, tra le fronde dell’inevitabile dolore filtrano “sogni cuciti con fili di vento”.

Sandro Montanari è psicologo, psicoterapeuta familiare e dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione. Consigliere onorario della Sezione Minorenni della Corte d’Appello di Roma, è autore di numerose pubblicazioni, tra cui “Percorsi del cambiamento in psicoterapia sistemica. Il caso dell’uomo che non c’era”. Il presente contributo è tratto dalla prefazione del libro “Cucio sogni con fili di vento” e viene ripreso, per gentile concessione dell’Autore e della casa editrice Era Nuova, con minimi riadattamenti al diverso contesto.

Per informazioni su come disporre del libro Cucio sogni con fili di vento, scrivere alla casa editrice Era Nuova (lungara@tiscali.it).

Concetta Macrì, psicologa, psicoterapeuta, vive e lavora a Roma. Autrice di varie pubblicazioni in campo psicologico-giuridico. L’esperienza analitica, la sensibilità, la ricerca, l’esplorazione dell’animo umano si fondono e prendono forma in un processo creativo, dove la poesia diventa un modo per espandersi e purificarsi, chiave d’accesso al mondo interno. Una poesia intima, annodata all’esperienza, che affonda le radici nel dolore, lacera il tempo con le spine di un corpo fragile, dilatando l’anima verso la luce.

Stefania Caré lavora e vive a Roma. L’amore per l’arte e la fantasia le sono appartenuti da sempre e diventano strumenti preziosi per il suo lavoro come psicoterapeuta. Insieme all’attività professionale coltiva la sua passione per l’arte, dedicandosi alla pittura e alla fotografia. Per Caré dipingere significa sentirsi libera dai confini che imbrigliano il flusso creativo, che per sua natura è inaspettato. La sua tecnica astratta nasce da una continua ricerca e dal desiderio di dare forma a stati d’animo che non si affidano a niente di reale né tangibile e che non rappresentano ciò che si vede ma ciò che si vive.

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