Il lavoro delle persone con disabilità nelle nebbie della politica

«Dopo 5 anni di totale silenzio – scrive Marino Bottà – negli ultimi 6 mesi si è parlato ampiamente del tema disabilità/lavoro in tutte le sedi politiche e istituzionali e sui mass-media, anche se, per ora, questo dibattito non si è purtroppo tradotto in norme adeguate. Ma non arrendiamoci: ci saranno i Decreti Attuativi, le Delibere Regionali e così via. Non stiamo però alla finestra a guardare e le Associazioni – che a differenza dei politici sanno cosa le persone con disabilità e le aziende intendono esattamente per collocamento mirato – stiano vigili sull’operato delle proprie Regioni»

Giovane donna con disabilità al lavoroNella bassa valle si ricorda la storia di Pepin Dal Pozz, un contadino che un giorno decise di scavare un pozzo per attingere l’acqua. Dopo giorni di duro lavoro il pozzo fu terminato, ma il livello dell’acqua era molto basso e la corda a cui era agganciato il secchio non la raggiungeva. Allora Pepin ebbe un’idea. Ricordando che un giorno, quando aveva messo un sasso nel catino l’acqua aveva debordato, decise di andare al fiume e, caricato il carro di grossi sassi, li buttò nel pozzo, convinto che il livello dell’acqua sarebbe salito fino al punto necessario. L’indomani di buon mattino si recò al pozzo, ma dell’acqua nemmeno una goccia. In compenso aveva chiuso il pozzo tanto desiderato…

Uscendo dalla metafora e venendo al sistema del Collocamento Disabili, mi sembra che il Ministero del Lavoro si stia comportando allo stesso modo. Pressato dalle Regioni, sta versando un fiume di risorse economiche provenienti dall’Europa tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, finanziamenti e nuovo personale dati a chi ha gestito malamente il collocamento pubblico negli ultimi vent’anni. Eppure l’ovvietà insegna che alle stesse azioni corrispondono le medesime reazioni, ossia gli stessi risultati. È quindi miope o in malafede chi pensa che le cose possano migliorare nel momento in cui gli attori di sempre, quelli che lo stesso Ministro del Lavoro ha criticato, saranno i gestori dei fondi, i riformatori dei Centri per l’Impiego e del Collocamento Disabili.
Non facciamoci illusioni e non facciamoci attrarre dagli specchietti delle allodole che ci vengono indicati: solo una piccola parte, infatti, dei finanziamenti previsti dal Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) arriveranno al collocamento mirato. A questo si aggiungeranno provvedimenti normativi inefficaci che non incideranno minimamente sul sistema di collocamento delle persone con disabilità e ancor meno sulla loro inclusione socio-lavorativa.
Mi riferisco in particolare all’annunciata pubblicazione delle obsolete e a mio avviso inutili Linee Guida previste dal Decreto Legislativo 151/15 e scritte ormai sette anni fa. Qualora il testo fosse lo stesso redatto a suo tempo e mai pubblicato, temo che non inciderà in alcun modo sulla grave situazione in cui versa il sistema del Collocamento Disabili italiano. Anzi penso che la pubblicazione rischi di diventare un comodo alibi per non fare niente per i prossimi cinque anni.
Del resto non si può essere ottimisti visto che la Ministra per le Disabilità sostiene che il lavoro non è di sua competenza, e mentre scrive la Legge Delega in materia di disabilità [Legge 227/21, N.d.R.], parlando di “Dopo di noi”, di ”Progetto di vita”, di accertamenti di invalidità ecc., si dimentica o peggio pensa che il tema del lavoro sia marginale e non ritiene nemmeno utile ascoltare chi ha realmente conoscenza e competenza in materia, sollecitando l’attenzione del Ministro del Lavoro. Però pomposamente profferisce: «L’Italia fa un passo importante verso una società veramente inclusiva grazie ad una innovazione strutturale che è un segnale di attenzione importante anche guardando il futuro». Esercizi di retorica politica che non la vedranno presente fra venti mesi, quando si vedranno i risultati conseguiti. Non dimentichiamo l’entusiasmo e  l’ottimismo dei politici nel momento del varo dei Navigator. Siamo purtroppo abituati ad assistere a troppe inaugurazioni cui non fa seguito l’inizio dei lavori.

Come Associazione ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) ho avuto modo di seguire da vicino l’evoluzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, della Legge Delega e della Legge di Bilancio [Legge 234/21, N.d.R.], oltreché di parlare con senatori, deputati, funzionari ministeriali, presidenti di associazioni ecc., e mi sono accorto che tutti parlano di disabilità/lavoro senza competenza in materia e senza alcuna conoscenza di come concretamente funzioni il Collocamento Disabili.
Purtroppo, dopo una formale carrellata di audizioni e consultazioni, si è scritto ciò che era stato già deciso nei vari conciliaboli. Questo Governo ha lavorato finora sul tema della disabilità/lavoro in modo autarchico, senza confronto, senza alcuna visione culturale, sociale, politica e senza un progetto di riforma del collocamento mirato.
Per ora sappiamo che il Ministero del Lavoro ha dato i primi finanziamenti alle Regioni, sottraendosi così da un suo coinvolgimento diretto. In tal senso, è incredibile come gli atteggiamenti da Ponzio Pilato («Se va bene è merito mio, se va male ve lo avevo detto») siano diffusi fra le figure istituzionalmente più importanti. Forse il Ministro del Lavoro dimentica che le leggi sono di sua competenza e che le politiche attive possono essere promosse direttamente da lui e gestite come in passato dall’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro). Speriamo dunque che dopo la distribuzione dei finanziamenti si pensi ad una riforma sostanziale del Collocamento Disabili e al superamento dell’esagerata difformità di servizi fra le Regioni.
Va aggiunto, inoltre, che la Legge di Bilancio ha confermato la volontà di non coinvolgere il Terzo Settore sul tema del lavoro per le persone con disabilità. Infatti un emendamento da noi presentato come ANDEL e sostenuto da alcune forze politiche, che prevedeva un finanziamento e un coinvolgimento del Terzo Settore, è stato volutamente tralasciato, per inserire emendamenti “partiticamente” più interessanti.

Anche sul tema di una rivisitazione della Legge 68/99 (Norme  per il diritto al lavoro dei disabili) non mi risulta alcun pensiero strategico innovatore. Quindi se tutto dovesse procedere come si  è fatto in questi ultimi mesi, fra due anni ci troveremo a dire di avere mancato un’occasione storica, e assisteremo al solito balletto scaricabarile fra Ministero del Lavoro, ANPAL e Regioni. Saremo così spettatori dell’ennesimo naufragio sul mare del collocamento pubblico.
Se qualcuno pensa che sono troppo pessimista, faccia un giro nelle Province dove sono arrivate le “truppe” dei nuovi assunti e verifichi il grado di esperienza e preparazione in tema di disabilità. Se non bastasse, posso riportare alcune affermazioni diffuse fra i responsabili dei vari Uffici Provinciali: «Un lavoro inutile, i servizi verranno sempre più esternalizzati»; «Non sappiamo come utilizzare tutto questo personale»; «Fra di loro troppi frequentatori di concorsi a cui interessava il posto pubblico e non l’attività che avrebbero svolto» ecc. ecc. E ho riportato solo i commenti più soft, utilizzando un linguaggio più morbido).

A questo punto credo ci voglia un bel coraggio a lamentarsi della disaffezione al voto dei cittadini, visto che i loro bisogni le loro istanze vengono dimenticati dagli eletti subito dopo il loro insediamento. Purtroppo, però, molti di “quelli che contano” plaudono a provvedimenti che non producono miglioramenti nella vita reale delle persone con disabilità e le allontanano sempre più dalla partecipazione sociale. In Europa sanno che siamo capaci di scrivere buone Leggi, così come le sappiamo disattendere, basti vedere la già citata 68/99 e le promesse del Decreto Legislativo 151/15.

Finalmente il 23 dicembre il ministro del Lavoro Orlando ha firmato il Decreto Attuativo sulla Banca Dati sul collocamento mirato, strumento introdotto appunto dall’articolo 8 del Decreto Legislativo 151/15. Dopo sei anni, dunque, trova luce uno strumento che doveva essere da tempo la fonte di ispirazione per ogni riforma e iniziativa a partire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Programma GOL. Ma anche in questo caso “non è tutto oro ciò che luccica”: non è sufficiente, infatti, fare affluire i “Prospetti informativi”, ossia le denunce annuali delle aziende, alla Banca Dati Nazionale, ciò che già avviene; bisogna invece comprendere come e quando i sistemi informatici regionali, che non comunicano fra di loro, riusciranno a far pervenire alla Banca Dati stessa le cifre relative alle assunzioni in corso d’anno e in tempo reale. Aspettiamo prima di esultare, vediamo la reale efficacia operativa.

L’unica vera novità sta nel fatto che il tema disabilità/lavoro è ritornato in primo piano dopo cinque anni di totale silenzio. Negli ultimi sei mesi se n’è parlato ampiamente in tutte le sedi politiche e istituzionali e sui mass-media. Purtroppo, per ora, questo dibattito non si è tradotto in norme adeguate, ma non arrendiamoci: ci saranno i Decreti Attuativi, le Delibere Regionali e così via. Non stiamo però alla finestra a guardare! Le Associazioni stiano vigili sull’operato delle proprie Regioni. Noi infatti, a differenza dei politici, sappiamo cosa le persone con disabilità e le aziende vogliono dal collocamento, e sappiamo anche cosa si deve fare per avere un collocamento mirato al passo con i bisogni delle persone e del mercato del lavoro.
Come ho già detto anche su queste stesse pagine, “il silenzio non aiuta nessuno”, non lasciamo, quindi, che siano solo gli inconcludenti di sempre a parlare ed evitiamo che la Legge 68/99 sia solo ciò che resta di un futuro ormai passato.

Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco è oggi direttore generale dell’ANDEL (se ne legga la presentazione sulle nostre pagine), l’Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro (marino.botta@andelagenzia.it).

Come abbiamo già riferito qualche mese fa (a questo link), ricordiamo ancora, dell’ANDEL, la collaborazione con l’Università eCampus per il Master di Primo Livello, che partirà entro breve, iniziativa volta alla formazione di Disability Job Supporter, figure professionali ritenute essenziali per gestire tutto il processo di inclusione lavorativa delle persone con disabilità, operatori che si facciano carico di seguire le stesse in giovane età (durante l’ultimo anno del percorso scolastico) o in età adulta, fino al concreto inserimento lavorativo.

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