Quando l’esplorazione tattile di un’opera d’arte illumina la mente

«Questa scultura racconta come l’esplorazione tattile di un’opera d’arte illumini la mente e accenda il piacere della bellezza, ponendosi come simbolo di una nuova museologia multisensoriale, dove anche la tattilità diventa protagonista»: lo dicono dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona a proposito di “M’illumino d’immenso”, nuova opera dello scultore cieco Felice Tagliaferri, inaugurata nei giorni scorsi presso lo stesso Museo Omero del quale andrà ad arricchire la collezione

Felice Tagliaferri e "M'illumino d'ìimmenso"

Lo scultore Felice Tagliaferri a fianco della sua opera “M’illumino d’immenso”

Progetto vincitore dell’Avviso Pubblico PAC 2020 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, l’opera M’illumino d’immenso del noto scultore cieco Felice Tagliaferri è stata inaugurata nei giorni scorsi al Museo Tattile Statale Omero di Ancona del quale andrà ad arricchire la collezione.

Scolpita in marmo di Carrara e alabastro, la scultura (110 centimetri di altezza, 80 di larghezza) rappresenta un uomo seduto a terra con le gambe incrociate in procinto di toccare una Venere. Per scolpire quest’ultima, Tagliaferri ha esplorato tattilmente il calco della Venere Italica di Antonio Canova, presente anch’esso nella collezione del Museo Omero.
L’uomo, seduto ai piedi della Venere, ha la testa rotonda, in alabastro, a ricordare una lampadina; infatti al suo interno contiene una luce a led.

«M’illumino d’immenso – sottolineano dal Museo Omero – ci racconta come l’esplorazione tattile di un’opera d’arte illumini la mente e accenda il piacere della bellezza. Celebra quindi questa nuova modalità di accesso all’arte che consente a tutti la possibilità di vivere un’esperienza estetica multisensoriale, intima e coinvolgente, che scopre e rinnova le intrinseche risorse del tatto e allo stesso tempo aggiunge una qualità ulteriore: l’accessibilità. Si abbatte infatti l’antica barriera del “vietato toccare” che impedisce ai ciechi di godere della gioia della bellezza. In linea con la nostra filosofia, l’opera intende pertanto porsi come simbolo di una nuova museologia multisensoriale, dove anche la tattilità diventa protagonista». (S.B.)

 

Sullo scultore Felice Tagliaferri segnaliamo anche una nostra ampia intervista, disponibile a questo link. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: redazione@museoomero.it.

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